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lunedì 12 gennaio 2009

La grande abbuffata

Non sempre si fa per puro edonismo e ferrea volontà di oltrepassare i propri limiti di capienza intestinale e di decenza, come nel caso dei protagonisti del film di Ferreri.
A volte la causa è profondamente radicata, serpeggiante, visibile solo agli occhi di chi vuole guardare.
Flavia è bulimica.
Malata di quella bulimia di chi si abbuffa ma non vomita, accumula e non espelle.
Tra raid notturni alla dispensa e svuotamenti programmatici del frigorifero, cosicchè solo toccando il fondo qualcuno si accorga della nostra infelicità, del nostro desolato bisogno di affetto.
Flavia è affettuosa, "leggera" malgrado tutti questi pesi, spensierata e fiduciosa malgrado le privazioni continue alle quali è esposta da una madre bambina e da una nonna matrigna.
E per il non intervento di un padre simpatico ma inconsistente.

Ora è a Firenze, in un centro per bulimici.
Lontana dalla famiglia, e quindi con qualche speranza.

E' sostenuta, capita, scossa, alimentata, coccolata senza essere viziata.
E' circondata di persone che sanno, capiscono, non giudicano.
Flavia è salva.

martedì 8 aprile 2008

Chiquita, passione mai finita

Eccalallà.
E' successo un'altra volta.
Per puro caso, facendo inutili ricerche su Ebay, ho ripescato questa strana inserzione.

Niente di strano, direte voi.
E' solo un'enorme banana gadget gonfiabile di Chiquita.
Una delle stramberie che si possono trovare in ogni angolo di Ebay.

E invece no.
Avevo più o meno sette anni.
Fiera di Santa Susanna, Roma.
Una fiera che non esiste più, organizzata dalle scuole americane di Roma.
Una fiera bellissima, che rapiva le fantasie di grandi e piccini.

Ricordo che, un giorno, all'interno della fiera, avevano allestito un corner Chiquita.
Gadget-banana di tutte le dimensioni, dal portachiavi alla bananona gonfiabile.
Li avevo tutti.
Con il bananone era stato amore a prima vista, soprattutto quando scoprii quanto era divertente saltarci sopra.

Con la mia amica del cuore, Flavia, da bambine ci saltavamo come delle dannate.
Fino all'infausto giorno in cui Flavia, con la proverbiale grazia elefantiaca che la contraddistingueva, ne ruppe la gomma.

Da allora, niente più salti, niente più banane da domare.
O Chiquita, passione mai finita.

giovedì 31 gennaio 2008

L'umanità che non smette di sorprendere

Mi incontri e ti scusi.
Ti scusi di qualcosa che è successo fra noi tanti anni fa ma che nessuna delle due ha mai dimenticato.
Qualcosa che ha rischiato di incrinare la nostra controversa, talvolta sbilanciata, amicizia.

Mi chiedi scusa di quando hai preferito metterti a piangere piuttosto che rimanere compatta al mio fianco, a fronteggiare e ad assumerti le responsabilità delle tue, delle nostre azioni.

Io ero quella forte, quella che a muso duro riusciva a resistere a tutto, non facendo più di tanto trasparire lo sforzo, il dolore.
Tu eri quella fragile, con la scrittura da bambina e il corpo da donna fatta che si rifugiava dietro la propria incapacità di reagire.

Oggi siamo donne, nel bene e nel male.
Tu ancora pressata e prigioniera, ma consapevole;
io libera, felice e incerta.
Prendiamoci per mano: è questa la vera amicizia.

mercoledì 21 marzo 2007

Legami che perdono consistenza

E' un periodo che non faccio altro che sognare la mia (ex?) migliore amica.
In tutti i miei sogni ha tre caratteristiche ricorrenti: l'immaturità, l'inaffidabilità e l'incapacità di reagire con puro altruismo, tre caratteristiche che sono portata a riconoscerle anche nella vita.
Ieri notte l'ho sognata ubriaca, allo sbando, sotto la mia tutela.
Nel sogno mi sono dovuta distrarre un attimo, il tempo di venire a sapere che lei era morta: ubriaca, barcollando aveva attraversato la strada ed era stata investita da una macchina.
Rimorso, sì, e gli altri a farmi pesare una colpa inesistente.

Provo dolore nell'ammettere che mi trascino dietro questa untempograndeamicizia come un peso morto, un ramo secco saldamente attaccato ad una pianta floridissima.
Le rarissime volte che lafugrandeamica mi contatta, guarda caso, è perchè sta attraversando periodi di intensa depressione.
La gioia, per lei, è troppo personale per condividerla con me, sua confidente da 14 anni.
Beh, sarebbe d'uopo ricordarle che sogno di fare la giornalista, non la crocerossina.
E non sempre, immancabilmente, a senso unico.