Nel suo discorso come leader del neonato Partito Democratico, il sindaco di Roma propone come possibili molte cose: riforme, pari opportunità, ricostruzione della pace dove c'è guerra, innovazione, collaborazione, pluralismo, crescita economica, competitività, MODERNITA'.
Vuole una società non più cinica, non più egoista.
E, soprattutto, una società dove non vi sia più precarietà, soprattutto per i giovani.
La precarietà come vero obiettivo del Partito Democratico, battuta attraverso la scrittura di un 'patto generazionale' con gli italiani.
Insomma, Walter tocca tutti i punti di un repertorio scottante per gli italiani: la criminalità, l'immigrazione, i DICO, lo svecchiamento della classe dirigente italiana, le tasse, le pensioni, i contributi statali, la presenza maggiore di donne in politica.
E non solo.
Ricorda che la crescita dell'effetto serra contro la quale è stato sancito il protocollo di Kyoto riguarda anche l'Italia, e la Sicilia in particolar modo.
Promuove l'uso della tecnologia al servizio della biosostenibilità, del risparmio energetico, delle bioenergie, rimanendo coerente alla sua attività come sindaco di Roma: è il primo sindaco italiano, infatti, a fare uso del biodiesel - benzina ottenuta dalla lavorazione di olio di colza/girasole/soia, ottenuti a loro volta dalla coltivazione di 10.000 ettari di terreno nel sud del Lazio - per i mezzi pubblici, allo scopo di ridurre il tasso di inquinamento cittadino (entro il 2008, tutti i mezzi pubblici romani saranno alimentati con miscele carburanti composte per il 20% di biodiesel, ndr), oltre a promuovere le ormai consuete 'domeniche a piedi'.
Sostiene la TAV, lo smaltimento ecocompatibile dei rifiuti e 'l'ambientalismo dei sì', che si basa sulla conservazione come innovazione.
Lancia strali contro i politici da 'talk show', le 'leggi ad personam', il proliferare di partiti e partitini, il sovraffollamento parlamentare, la politica come aggressione reciproca fra parti avverse e, quindi, mancanza di rispetto, volgarità.
E, soprattutto, in un paese nel quale da sempre la Chiesa si arroga il diritto di dire la sua sulla politica, rivendica la laicità dello stato repubblicano italiano sancita dalla Costituzione, come aveva già fatto Giorgio Napolitano in occasione del suo insediamento.
E tutto questo senza un canovaccio al quale riferirsi, con gestualità incisive e parole semplici, che tutti possano comprendere.
Porgendosi, come sempre, in modo garbato e alla mano ai suoi interlocutori.
Sì. Veltroni è un leader.
L'unico vero leader sul quale possa fare affidamento la sinistra in questo momento.
(e non intende violare il proprio 'patto' con Roma)