Contatti con l'esterno
Ci sono incontri che vorrei riunire, tutti insieme, in un piccolo libro, per non dimenticare mai di come la vita mi abbia riservato, e mi riservi sempre più, strani incontri.
A volte esilaranti, a volte stimolanti, a volte non graditi.
Come quella volta che mi misi a parlare sull'autobus, luogo di incontri per antonomasia, con una signora eritrea che, pochi giorni prima, era stata derubata di tutti i suoi averi e picchiata in quel della Stazione Termini da conterranee.
Come quell'altra volta che un arzillo pensionato mi raccontò della sua esperienza di reduce della Seconda Guerra e mi mostrò il suo libro di memorie, scritto appositamente per i parenti.
Come oggi, che ho intavolato una conversazione sul lavoro e sulla giovinezza con una settantasettenne invalida, la signora di lei figlia e un trentenne operaio addetto al montaggio di palchi per concerti.
Su un autobus si imparano tante, troppe cose.
Della gente, della situazione generale italiana, dei bisogni reali delle persone.
Spesso penso che ad un qualsiasi politico di casa nostra basterebbe rinunciare per un giorno alla comodità del taxi o, peggio, dell'auto blindata per salire su un autobus e tastare il polso della nostra Italia malata di depressione e di povertà.
Salvo, poi, venire linciato dai passeggeri.


