Maiali
Stanotte, un sogno di quelli che non si possono dimenticare.
Sono una maialina: non in senso lato, nel vero senso della parola. Portata al macello, in un ambiente diviso in tre stanze: la prima abbastanza grande, la seconda gigantesca con tanto di armadi guardaroba, la terza piccola e angusta, e senza una parete sul retro: alla mercé del mondo. Mentre mi trovo lì, ricevo telefonate: da mia nonna, da mio padre, da mia zia e da un'amica che non vedo dal secondo anno di università. Transito nelle tre stanze, e quando entro volontariamente nella terza, quella definitiva e senza ritorno, sento che la mia fine è vicina. Guardo dietro di me e vedo una strada: oltre la curva, sicuramente, qualche predatore che si ciberà delle mie carni.
Strano nutrire ora timori che avrei dovuto avere sette mesi fa.