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martedì 22 dicembre 2009

Doveva essere il più bello

L’ultimo Natale prima della svolta, il Natale definitivo. Doveva essere il più bello, il più sereno, il più carico di aspettative: invece rischia di essere un deterioramento. Di affetti e di nervi.

Un film a lume di candela, i pensieri fatti col cuore incartati con la massima cura, la micia calda sulle ginocchia. Due bicchieri tintinnanti di buon vino, una cenetta semplice e gustosa, il piacere di convidere uno degli ultimi momenti insieme, prima del distacco.

Basterebbe poco, così poco, per renderlo speciale, per salvarlo da stupidi e inutili rancori. Basterebbe poco per venirsi incontro, e commentare quanto è accaduto nell’unico modo possibile: con un abbraccio.

mercoledì 16 dicembre 2009

Ci siamo quasi

Ormai è fatta. Tra un paio di mesi, probabilmente, riuscirò ad andare a convivere con Denis e ad iniziare una nuova vita. Le basi paiono ottime: un lavoro appagante, istruttivo e retribuito con busta paga, una nuova casetta calda e accogliente, una gatta semprepiùprociona, un nuovo e inconsueto clima rilassato, una madre più serena, la voglia di ricominciare da capo. Come una donna.


lunedì 9 marzo 2009

Assente giustificata

Questo blog ha saltato un mese.
Un mese carico di significati, idee, emozioni, nuovi sviluppi.
Può, nello stesso mese, finire la carriera universitaria, prendere una svolta la carriera lavorativa, consolidarsi un amore, cambiare radicalmente una vita?
Può.

mercoledì 31 dicembre 2008

Duemilaennnove

Facendo un rapido elenco, nell'ormai scorso anno mi sono accadute le seguenti cose:
-sono stata in Polonia;
-sono stata sfrattata di casa mentre ero in Polonia;
-mi sono presa un'influenza virulenta, in conseguenza alla trasferta polacca;
-mi sono stirata il legamento della gamba destra, in seguito a caduta sul marciapiede di fronte all'Ospedale S. Spirito di Roma (quando si dice la fortuna);
-ho perso in totale un mese di lezioni universitarie, in seguito a tutte queste rosee contingenze;
-ho dovuto rinviare la laurea, per cause di forza maggiore;

MA

-ho scoperto il potere di Facebook e dei social network;
E
-ho trovato lavoro. Anzi: due lavori.

Partendo da questi presupposti, e ripensando all'energia che ho messo in campo nell'ultimo anno, posso solo prevedere che il duemilaennnove sarà un anno magico.


E, chissà, quasi sicuramente riuscirò a coronare il sogno di andare a vivere da sola.

lunedì 26 maggio 2008

Periodi di energia

Ho un'energia che nemmeno una Ferrari allo scatto di partenza.
Ma mi sembra che tutto mi sfugga dalle dita.
A parte le chances lavorative, naturalmente.
Amici che partono dopo anni di residenza a Roma, amiche che organizzano feste e vernissage ai quali non riesco a partecipare, corsi universitari dei quali perdo le lezioni: mi sento inetta.

Sto diventando grande con poca fatica e molte aspettative, ma non vorrei perdere ciò a cui tengo per strada.
Per troppa ambizione o per mancanza di tempo.

martedì 20 maggio 2008

Fre-ne-sìa.

Corri di qua, corri di là.
In questo periodo frenetico, fra continui lavori come hostess, ultime lezioni universitarie e trasloco, non so più a chi dare i resti.

E dire che mi mancano solo sei esami per la laurea, la tesi è già ben strutturata, il lavoro va a gonfie vele - ho ricevuto proposte di lavoro da Milano - e la libido amorosa freme come non mi capitava da mesi.
Mettere piede in quella che fino a tre mesi fa era casa mia - e lo è stata per tre anni - e ritrovarmi in un reliquiario polveroso e puzzolente della nostra assenza non è stato uno choc.
Sembra che qualcuno vi abbia vissuto molti anni fa, sembra che quella casa non sia mai stata la mia.

Smontare pezzo dopo pezzo i ritagli pubblicitari sulle pareti, le silhouette ritagliate, le foto incorniciate: è come se qualcun altro lo avesse fatto al posto mio.

E ora si ricomincia.
In una nuova casa - anzi, camera - con nuove presenze - due coinquiline - in nuovi spazi e con nuove prospettive.
Soprattutto con nuovi progetti.

mercoledì 14 maggio 2008

Impacchettiamoci

E' primavera.
Tempo di cambiamenti, migrazioni.
Traslochi.

La seconda volta in cinque anni, e dovrei dirmi fortunata.
Entrambe le volte per cause di forza maggiore, e non ho potuto fare nulla per impedirlo.
I soldi.
Ora è ufficiale: la prossima settimana si sgombra.
Un'ulteriore fase della mia vita, fra fine del liceo e fine dell'università, si conclude quasi con indifferenza, ma è stata drammatica.
La sensazione che ormai sia cosa naturale andare a vivere da sola per conto mio è impossibile da cacciar via, ma la materialità mi (ci) schiaccia come un macigno.

Ci sono progetti ghiotti, speranze dure a morire.
Io sono definitivamente io.
Spero in me stessa, in primo luogo.

domenica 23 marzo 2008

I miei sedici anni



Luglio 2002: in questa foto ero prossima ai sedici anni.
Ero all'inizio del mio sviluppo fisico, e all'inizio di un faticoso percorso di apertura verso l'esterno: gli altri iniziavano a non essere più un'incognita, per me.
Qui mi trovavo sul traghetto per la Maddalena, in Sardegna.
Avevo il viso tondo, la tintarella appena accennata, l'espressione felice, il corpo pieno: tutto il contrario di oggi, che mi sento come un recipiente traboccato, ormai vuoto.

Ero bella, anche se ancora non conoscevo le gioie della pinzetta per le sopracciglia e del fondotinta.
Ero naturale, come chi nel fiore della sua crescita mostra al mondo i suoi primi boccioli.
Ero fresca, inesperta, tutto sommato piuttosto smaliziata, come chi si porge agli altri senza secondi fini.
Non avevo mai avuto una vera storia d'amore, nemmeno uno di quei flirt che d'estate vanno per la maggiore.

Mi avevano baciata per la prima volta qualche anno prima. Era inverno.
Un ragazzo per strada, la sera, l'alito che sapeva di sigaretta.
Mi aveva profanata senza che avessi avuto il tempo di dire no, l'avevo lasciato fare sebbene non l'avessi mai visto prima in vita mia.
Di quell'episodio, me ne sono pentita e me ne pentirò per tutta la vita.

Dopo una pre-adolescenza passata in esilio volontario, fra letture e pochi amici, eccomi arrivare ai sedici. Di colpo, senza preavviso.
Gli anni del mio stato di grazia, del mio dischiudermi.
Del bozzolo, come dimostra questo blog, mi sono liberata realmente solo da poco tempo, ma già allora mostravo di volerne e di poterne uscire.

Quella fatidica estate del 2002, sarei andata in vacanza anche a Leonessa, in provincia di Rieti: e pensare che non volevo nemmeno partire.
Eppure, quelle due settimane hanno dato il là al mio cambiamento.
Ero in villeggiatura in un bell'albergo in montagna con mia zia e mia nonna, non esattamente le compagnie migliori per costruirsi una propria giovinezza, sulla carta: ahi, quanto può essere sbagliato rifiutare a priori un'esperienza.

Ho passato quelle due settimane ad interagire senza sosta con tutti gli ospiti dell'albergo, incluso il personale: ero la mascotte d'onore dei camerieri e degli animatori turistici, che in modo particolare devo ringraziare in larga parte per la mia metamorfosi (all'epoca, loro avevano i vent'anni che ho io oggi).
Passavo i giorni fra balli di gruppo sfrenati - da quest'esperienza è nato il mio amore viscerale per i balli latino-americani, inimmaginabile quando ero ancora prigioniera del mio guscio - brevi allenamenti in palestra, qualche escursione in paese e in montagna, pochissima piscina.

Ero un vulcano, e tutte le sere le passavo a ballare, aiutando il team di animatori.
Mi ero fatta bellissima: snella, atletica e scattante come non mai.
Mi contendevano per le feste a Ferragosto: ricevevo proposte allettanti sia dal team degli indiani sia da quello dei tahitiani, e alla fine optai per quest'ultimo.
Alla sfilata finale delle Ferragostiadi, così si chiamavano le feste in onore di Ferragosto, avevo le gambe tornite, fiori di carta fra i capelli sciolti, abbronzatura dorata e parei avvitati in vita e sul seno.
Ed ero felice.

Ora, solo per un attimo, vorrei rivivere quei momenti.
Quel caldo opprimente, quei piedi nudi, quei capelli ondulati, quella magica sicurezza in me stessa che rapiva tutti, quelle risate, quell'alone di grazia che mi circondava da capo a piedi.

Datemi un po' di calore, e sboccerò di nuovo.

Nuovomondo

A volte cerco di considerare la mia, la nostra, situazione con gli occhi della mia gatta.
Spalancati, verdeuva, perennemente sbalorditi.
Nelle ultime tre settimane, Miss Celina* è stata costretta suo malgrado ad emigrare, chiappotte pelose incluse, in tre residenze diverse: la camera da letto di un'amica di sua nonna - mia madre - seguita a ruota dalla camera da letto di suo padre - il mio ragazzo - e, dulcis in fundo, dalla dimora del nonno che fino a due giorni fa non aveva mai conosciuto (mio padre).

Dev'essere dura.
Più che, per un umano, distaccarsi fisicamente ed emotivamente dai propri innumerevoli oggetti, facendo una cernita dell'indispensabile, e del superfluo ridotto all'osso.
Più che infilare a fatica il proprio cuore e il proprio senso di perdita in due trolley pieni fino a scoppiare.
Più che chiudersi alle spalle una porta che una volta ci apparteneva e poco dopo ci è estranea.

Un animale non ha colpa. Mai.
E' faticoso per lui adattarsi, più che per i suoi compagni umani, ed è doloroso essere costretto ad andarsene da un luogo non appena si è acclimatato a sufficienza.
Ma, nella necessità, lo spaesamento di due occhioni felini si deve mettere da parte.
E una volta che si è emigrati altrove per l'ennesima volta - essendo gatti, non rondini a primavera - resta solo nascondersi in ogni cantuccio disponibile per almeno un giorno.

Annusare l'aria, soppesare l'ambiente, valutare con aria sospettosa i coinquilini, anche quelli che si è imparato a conoscere in anni di convivenza (nella fattispecie, la sottoscritta).
Poi, timidamente, aprirsi al nuovo ambiente, strofinarsi contro gli spigoli, i vestiti, i mobili a portata di guancia e di pelliccia.

E, di colpo, il miracolo: in soli due giorni, quella stessa gatta ricomincia a sorridere, a fare le fusa, a saltare sul divano accanto a te, ad accoccolarsi su un letto a due piazze con nonchalance.

E' il miracolo dell'innocenza, dello spirito d'adattamento degli animali.
E' il miracolo dei gatti, insostituibili compagni di viaggio e di vita.


* per i lettori non abituè, o per gli osservatori disattenti, è la mia micia (vedi colonna a sinistra, 'PP come Passione prociona')

mercoledì 6 giugno 2007

Nuovo mondo

Ieri l'ho aiutato a portare i bagagli nella sua nuova casa.
Era smarrito, agitato, preoccupato.
La casa è bella, accogliente, luminosa, un po' gli somiglia.

Il coinquilino è un attore di teatro, disponibile e sorridente.

Incrocio le dita per lui, perchè trovi lavoro.
Nel frattempo, un ghiotto raid ad Ikea non ce lo nega nessuno.

martedì 20 marzo 2007

Le svolte che contano

I vent'anni li ricorderò per sempre come la mia età rivoluzionaria: i mitici, lisi, burrascosi vent'anni di cui tutti sentono la mancanza.
Inizio della carriera lavorativa, un'università ogni giorno più stimolante e promettente, una enorme capacità di creare, che si tratti di testi come di occasioni lavorative, di amore come di relazioni di amicizia.
Il giardino dei miei sedici anni è in fiore.
Lui. Fra meno di due settimane il nostro amore in stile 'scrivimi fermo posta' cambierà, e il mutamento sarà decisivo.
Lui, la prima persona che sento di amare veramente e completamente, e dalla quale mi sento rispettata e protetta. In toto.
Merce rara, in un mondo dove uomini intimoriti e pseudoqualcosa sembrano essere all'ordine del giorno.
Il 2 aprile lui farà definitivamente capolino dalle transenne degli arrivi internazionali, mi bacerà e il mondo non sarà mai stato bello come in quel momento.