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venerdì 29 maggio 2009

Lettera ad una donna tormentata (fidanzata, felicemanontroppo, con amante)

Avvertenza: NON è un post misogino e/o contro la donna tout-court, essendo la sua autrice una fan del genere femminile, quando non ricade nei suoi errori di sempre.

Dico a te, che sei di aspetto diciamo gradevole, con un'età compresa fra i 20 e 30 - ma anche più stagionata - con fidanzato a carico e quella che a tutti descrivi come una situazione felice: stabilità, viaggi, progetti in comune.
Di colpo, nella tua vita l'imponderabile, l'imprevisto, l'elemento destabilizzante: l'uomo al quale vorresti che il tuo fidanzato somigliasse, o che rappresenta quello che il tuo compagno è stato e non è più, e forse non sarà mai.
Il piacevole turbamento che ti scuote il tempo sufficiente a scoprirti a sognare di lui, del suo corpo, dei suoi baci, di quel suo sguardo obliquo che ti scruta e rimane in silenzio.
Senti che è un turbamento che desideri, nella tua piccola vita felicemanontroppo, abbastanza soddisfacente, abbastanza finchè non ti si presenta bruscamente la consapevolezza che puoi, vuoi, meriti molto di più.

Quel compagno diventato un peso morto, l'altro fantasia proibita e carezzevole prima del sonno e al risveglio.
Quel compagno lontano, in un altro paese, distante miglia e miglia, ottimo escamotage per evadere la solitudine senza impegno, senza eccessivo coinvolgimento.
L'altro un bellissimo diversivo dolcegiocososensuale, con il quale baciarsi, accarezzarsi, lasciarsi coinvolgere finchè carezze e morsi lasciano il posto a sensi di colpa tardivi e immaturi.
Alla notizia che il legittimo viene, ti mostri contenta, come se nulla fosse successo, come se niente potesse incrinare il vostro rassicurantissimo rapporto sentimentale.
Ma poi, abbassato il ricevitore, il magone, il pensiero continuo che il suo avvicinamento paleserà in te la consapevolezza inalienabile del tuo tradimento.
Di quel tradimento che, se rivelerai, ti renderà ancora più vile e, se lo terrai nascosto, ti annienterà.
E allora lo fai: scrivi all'altro.
Parole gravi, solenni, mai rivolte finora.
Parole che simulano un distacco che ti brucia nel profondo, e che speri lo attiri/respinga sempre più.
In fondo, lui è la conoscenza di un mese, forse due, e in questo poco tempo ha portato scompiglio nella tua tranquilla esistenza.
Cosa che gli rimproveri, accusandolo di non essere programmato, di essere un imprevisto, una falla nel sistema che con tanta sicurezza ostenti.
Un debole castello di carte, che solo l'arrivo di uno sconosciuto intrigante può far precipitare in qualsiasi momento.
L'altro ne soffre, ne soffrirà, ma poi dimenticherà, odiando la tua fragilità, un'incoerenza tanto femminile, un fragilissimo autocontrollo che al primo sguardo cede passo alla passione.

Proprio a te, doppiamente infrangitrice di cuori, con il mio cuore in mano dico: scegli.
Le scelte appartengono agli adulti, ai buoni di cuore, ai coraggiosi e a tutti coloro che rispettano le aspettative altrui pur avendo piena consapevolezza della propria volontà.
Se seguiterai su questa strada, sicuramente opterai per la scelta che chiunque si aspetterebbe da te: la scelta più facile.

Abbandonarti, schiacciando sotto il rimpianto anticipato e i postumi sensi di colpa la tua irrazionalità, tra le braccia, del rassicurante, certo, legittimo fidanzato.
Rifugiarti nuovamente, dopo una breve boccata d'ossigeno e un assaggio di paradiso, nel tuo piccolo mondo "abbastanza felice", in cui sei amata ma vorresti solo fuggire, dileguarti.
Magari in compagnia di un amore abortito prima ancora che si affacciasse sulla tua coscienza.

Sceglierai questo, a scapito dell'uno e dell'altro.
A scapito di te stessa.
E io ti imploro: non farlo.

lunedì 12 gennaio 2009

La grande abbuffata

Non sempre si fa per puro edonismo e ferrea volontà di oltrepassare i propri limiti di capienza intestinale e di decenza, come nel caso dei protagonisti del film di Ferreri.
A volte la causa è profondamente radicata, serpeggiante, visibile solo agli occhi di chi vuole guardare.
Flavia è bulimica.
Malata di quella bulimia di chi si abbuffa ma non vomita, accumula e non espelle.
Tra raid notturni alla dispensa e svuotamenti programmatici del frigorifero, cosicchè solo toccando il fondo qualcuno si accorga della nostra infelicità, del nostro desolato bisogno di affetto.
Flavia è affettuosa, "leggera" malgrado tutti questi pesi, spensierata e fiduciosa malgrado le privazioni continue alle quali è esposta da una madre bambina e da una nonna matrigna.
E per il non intervento di un padre simpatico ma inconsistente.

Ora è a Firenze, in un centro per bulimici.
Lontana dalla famiglia, e quindi con qualche speranza.

E' sostenuta, capita, scossa, alimentata, coccolata senza essere viziata.
E' circondata di persone che sanno, capiscono, non giudicano.
Flavia è salva.

lunedì 26 maggio 2008

Periodi di energia

Ho un'energia che nemmeno una Ferrari allo scatto di partenza.
Ma mi sembra che tutto mi sfugga dalle dita.
A parte le chances lavorative, naturalmente.
Amici che partono dopo anni di residenza a Roma, amiche che organizzano feste e vernissage ai quali non riesco a partecipare, corsi universitari dei quali perdo le lezioni: mi sento inetta.

Sto diventando grande con poca fatica e molte aspettative, ma non vorrei perdere ciò a cui tengo per strada.
Per troppa ambizione o per mancanza di tempo.

giovedì 17 aprile 2008

Vittime e vincitori

Il vittimismo è da vincenti, realtà lapalissiana dei nostri tempi.
Fare le vittime fa vincere i programmi televisivi - vedi Marco Carta vincitore dell'ultima edizione di Amici - come fa vincere le elezioni, come dimostra Silvio Berlusconi e la sua tanto sbandierata 'minaccia rossa'.
Colui o colei che si professa vittima permette allo spettatore/elettore di identificarsi con le sue paranoie, le sue paure, il suo senso di minaccia.

In poche parole, lavora sul senso di commiserazione e di compassione dello spettatore medio, che ragiona più con il ventre che con il cervello.
Specialmente se le vittime, al momento di interagire con il proprio pubblico di riferimento - una folla di ragazzine in adorazione per Marco, una folla di casalinghe vocianti per Silvio - sanno fare del proprio sorriso a trentadue denti, commisto ad un ben celato disprezzo nei confronti delle suddette folle e ad uno smisurato ego, un'arma di seduzione.

Sorridi e sembra vulnerabile: la preziosa formula per il successo.