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mercoledì 31 dicembre 2008

Duemilaennnove

Facendo un rapido elenco, nell'ormai scorso anno mi sono accadute le seguenti cose:
-sono stata in Polonia;
-sono stata sfrattata di casa mentre ero in Polonia;
-mi sono presa un'influenza virulenta, in conseguenza alla trasferta polacca;
-mi sono stirata il legamento della gamba destra, in seguito a caduta sul marciapiede di fronte all'Ospedale S. Spirito di Roma (quando si dice la fortuna);
-ho perso in totale un mese di lezioni universitarie, in seguito a tutte queste rosee contingenze;
-ho dovuto rinviare la laurea, per cause di forza maggiore;

MA

-ho scoperto il potere di Facebook e dei social network;
E
-ho trovato lavoro. Anzi: due lavori.

Partendo da questi presupposti, e ripensando all'energia che ho messo in campo nell'ultimo anno, posso solo prevedere che il duemilaennnove sarà un anno magico.


E, chissà, quasi sicuramente riuscirò a coronare il sogno di andare a vivere da sola.

domenica 8 giugno 2008

Pioggia, gatti e occhiali da sole.

Ormai, ho capito di avere un atteggiamento estremamente positivo e creativo nei confronti di qualsiasi lavoro svolga.
Sono in grado di trasformare giornate potenzialmente incolori e prive di stimoli in nuove occasioni di felicità, e questo è meraviglioso.
Così è accaduto con il lavoro per Bulgari che ho svolto negli scorsi due giorni.

Sveglia alle 5:30 del mattino, occhi cisposi e sbadiglio automatico, e alle 7:30 ero già sul pulmann in viaggio verso Viterbo.
Viterbo. Bellissima e decadente.
Ma non mi aspettavo di ritrovarmi in uno strano sogno con protagonisti occhiali griffati, gatti affettuosi e sconosciuti gentili.
Due giorni di piogge incessanti, con fuggifuggi generale della fiumana di gente che 'fa struscio' in Corso Italia, via dello shopping dove ho lavorato.
Una sfilata di bambini più o meno cresciuti, cani dai musi teneri e gatti dal miagolio facile.

7 giugno, ore 14:00.
Mi rifugio sotto un ombrellone dopo essermi slappata un gelato aromatizzato alla frutta - memorandum: mai prendersi un gelato artigianale a Viterbo - e mi siedo a gambe incrociate su un divanetto in midollino all'aperto.
E, quasi subito, eccola: chiarissima, pelo da pecora, occhi gialli come da copione, la splendida miciona che da due giorni va su e giù per il corso a fare struscio ed entra nel negozio dove lavoro.
'Non è mai entrata', dice la commessa.
Ho un particolare feeling con i gatti, devo averla attirata io.
La signorina ha dimenato le sue pelliccie qua e là strusciandosi contro scaffali, occhiali, vetrina, senza nessuna voglia di abbandonarci.
Poi è stata messa alla porta con gentilezza, rimpianto e mille carezze.

E ora me la ritrovo qui.
La chiamo 'Micia!' e lei con due balzi si acciambella accanto a me.
Tutti quelli che passano ci guardano e pensano che lei sia mia.
Ma lei non può essere mia, lei non appartiene a nessuno perchè è una gatta, e i gatti si appartengono anche quando hanno 'padroni'.
Lei è di un certo Antonino, c'è scritto sulla medaglietta che porta al collo.
E' piumosa e vaporosa come un persiano, ma di certo è bastardina.

Non resisto e comincio a farle foto.
Lei sta al gioco e, ogni volta che punto l'obiettivo, si mette in posa.
La gatta più fotogenica che abbia mai incontrato, con la mia Celina.
Ad un tratto, come preannunciato dal cielo grigiastro, tuonilampifulmini.
E pioggia, quella vera.

Quella che s'infrange a terra con un rumore metallico e non accenna a voler finire.
Io e la Gatta, rifugiate a fatica sotto la grande falda dell'ombrellone, la pioggia obliqua a raffica.
Povera creatura, fradicia come un pulcino.
E io che l'asciugo con un fazzoletto, mentre mostra di avere paura.
La scena finale di Colazione da Tiffany, Holly&Gatto, ma senza Paul.

E poi il mastodontico gatto nero che ama stare nella copisteria di un vecchio e cortese signore, a farsi adulare e coccolare da clienti e titolari.

Scorpacciata di gatti con contorno di occhiali Bulgari.

martedì 3 giugno 2008

I diamanti sono i migliori amici delle ragazze

Specialmente se cabochon.
Amici miei, per farla breve, il 6 e il 7 giugno lavorerò per Bulgari.
Una promozione di occhiali da sole e da vista in partnership con Luxottica.
Oggi, briefing hostess.
Arrivo, sconvolta con tailleur e spacco cosciale, sandali di raso nero e top di seta oro spiegazzato, al quartier generale Bulgari.
Quelli che ci tengono all'immagine aziendale, e hanno adibito un intero palazzo sul Lungotevere Marzio, a due passi dall'Ara Pacis, a loro sede principale.
Sgambetto fuori dal taxi - perchè è bene non far tardi a simili appuntamenti oltre a fare scena - sulle scale dell'atrio.
Due uomini in livrea grigia mi prendono la fotocopia del documento e mi consegnano un badge da visitatrice, nemmeno mi trovassi in una fiera o in un museo.
Raggiungo la saletta dedicata alle hostess e respiro da subito una fottuta aria di esclusività: quadro d'autore alla parete, salottino minimal con tavolini di vetro temprato.
Ho voglia di abbandonare l'edificio all'istante.

Detesto il fare manierato che ha quasi la totalità delle mie colleghe e/o delle titolari d'agenzia, che spesso sono state hostess nei bei tempi andati e si sono riciclate come manager d'immagine.
Unghie perfettamente curate e capello quasi sicuramente lungo, in questo nella classica hostess o 'professionista dell'immagine' non mi ci rivedo.
Io sono disperatamente onicofaga, per nervosismo o per tic, e fieramente cortocrinita.
In questo, mi distinguo, certo, ma vengo percepita come aliena.
Sono aliena un po' dappertutto, d'altronde.

Spesso le titolari d'agenzia sono del nord, e ancora più spesso milanesi.
Agitano le mani in maniera decorativa ma inespressiva e modulano la voce sempre e comunque come se stessero su un set cinematografico.
Ho imparato anch'io il copione: collo teso, gambe inarcate, schiena dritta, culo in fuori, tette alte, pancia in dentro e sorriso mai troppo aperto, voce mai troppo squillante.
Sono una bravissima attrice, e senza sforzi eccessivi.
Unmetroesettanta di carne ben posizionata che si inguaina in provocanti quanto charmant tailleur sempre rigorosamente neri.
E sa essere all'altezza di ogni aspettativa, anche di quella di capricciosi e altolocati clienti come Bulgari.
Che si definisce 'iperlussuoso', con un target che "ama vivere nel lusso".

Beh, quasi quasi inforco un bel bocchino, mi infilo in un tubino nero e gioco a fare la Holly Golightly de noantri.
Così, sicuramente, qualche occhialuccio lo piazzo.

lunedì 26 maggio 2008

Periodi di energia

Ho un'energia che nemmeno una Ferrari allo scatto di partenza.
Ma mi sembra che tutto mi sfugga dalle dita.
A parte le chances lavorative, naturalmente.
Amici che partono dopo anni di residenza a Roma, amiche che organizzano feste e vernissage ai quali non riesco a partecipare, corsi universitari dei quali perdo le lezioni: mi sento inetta.

Sto diventando grande con poca fatica e molte aspettative, ma non vorrei perdere ciò a cui tengo per strada.
Per troppa ambizione o per mancanza di tempo.

sabato 17 maggio 2008

Nulla di rifatto da dichiarare

Lo confesso: niente di rifatto da dichiarare.
Non le labbra, che sono carnose al naturale senza essere gommoni.
Non il seno, che pure avrebbe forse bisogno di un ritocchino di dimensioni.
Non il grasso, che il Grande Capo mi ha collocato nei punti giusti.

Poi, se penso ai casi umani che ho potuto osservare in questi due giorni di lavoro, mi passa proprio la voglia di diventare anch'io una specie di robot in forma umana assemblato con pezzi bionici.
Un tripudio di labbra da papera, seni in esplosione spontanea, gambette in bilico su trabiccoli degni delle zeppe cinquecentesche (dicasi quelle calzature con zeppa in legno di 30 cm indossate dalle nobildonne per migliorare il portamento).
Contorno di trucchi un po' pastello un po' fluo, e abiti degni di un puttan tour.
In particolare, le chirurghe.
Autoprodottasi con scarsi risultati.

Dio benedica i (chirurghi) brasiliani.

giovedì 8 maggio 2008

La ragazza che chiese l'autografo ad Ezio Mauro

Altra giornata da lavoratrice in tailleur.
O, come direbbe Loredana, da 'ancella' dei potenti.
O meglio, in questo caso, dei creativi.

Centro Congressi Roma Eventi, Via Alibert.
In fondo a Via della Vittoria, quella dove hanno trasferito la sede dell'Accademia di Santa Cecilia.
Repubblica ha organizzato un evento fighissimo, Teenager, dedicato al mondo degli adolescenti e ai loro consumi, ai loro gusti e al loro essere tribù (partecipazione di Tim, obviously).

Moderatore d'eccezione il giornalista di Repubblica Giorgio Lonardi, persona squisita e sorridente come pochi - che mi ha fatto anche dono di una scatolina di cioccolatini fondenti - apripista Ezio Mauro, direttore di Repubblica.
Oggetto, ovviamente, di una mia colossale gaffe.
Arriva questo ometto tutto elegante, sono incaricata di microfonarlo: inesperta del ruolo, gli metto il microfono a clip in tutte le posizioni possibili prima di indovinare quella giusta.
Per di più, per alcuni minuti ho continuato a chiedermi e a chiedere ai tecnici coi quali lavoravo chi fosse l'ometto con l'accento alla Berlusconi e il piglio burbero, fino a scoprire, di punto in bianco, che era proprio Lui.

L'autore del più grande miracolo giornalistico italiano: far diventare il quotidiano più venduto in Italia un giornale nato un secolo dopo - nel 1975 - dei suoi principali rivali.
E in primis del Corriere, nato a fine '800.
'Il giornale è nel flusso, non è il flusso', Mauro dixit.
A fine intervento, con la sfacciataggine che mi è propria, non mi ha negato una micro dedica con firma.
'L'autografo lo dovrebbe chiedere ai cantanti' ha commentato, con un sorrisetto fra il lusingato e il faceto.
La copia omaggio di Repubblica da lui autografata la conserverò finchè non diventerò una grande giornalista, come memento scribi.

Per il resto, as usual, molte conoscenze interessanti, molti contatti di lavoro - no, non come ancella, ma come giornalista - un'esperienza meno stressante del solito.
Metà del tempo seduta al computer a far scorrere slide di relatori imbranati con il telecomando.
E una conversazione d'eccezione con Luca Valtorta, condirettore del magazine di Repubblica XL.

Insomma: tripudio di gadget e bigliettini da visita.
Questa sì che è vita.

mercoledì 23 aprile 2008

The day after

Restano i postumi della fatica, e della soddisfazione di aver condiviso per trentadueoreemezzo una gigantesca sala situata in un lussuosissimo hotel con una larga parte dei potenti della terra, economici e politici.

Restano il sonno, i piedi gonfi, un mucchio di materiale per approfondimenti sulle tematiche energetiche e articoli futuri.
Resta l'incontro con una splendida ragazza, di quelle che oggigiorno non si incrociano con facilità, soprattutto in un ambiente spietato come quello delle hostess.
Resta il ricordo del delegato indiano che, fanatico come un giapponese, chiedeva di farsi filmare e fotografare in ogni compagnia e posizione nel bel mezzo del convegno.
Resta il foglio che un delegato italiano mi ha dato, con tanto di foto floreale, messaggio, nome, e-mail e numero di cellulare. 'Cara sconosciuta...'.
Restano i faticosi e ingarbugliati dietrolequinte, le risate, le fughe in bagno a tenere i piedi sollevati da terra per quei cinque minuti di libertà vigilata.

Nei panni della hostess ho penetrato una realtà, e i suoi segreti, che in veste di giornalista quale dovrei essere non avrei potuto penetrare.
Ho sfruttato un ruolo solo all'apparenza limitante per imparare e acquisire nuove conoscenze.
Ho assistito al presente e il futuro energetico del mondo in prima fila, in anteprima mondiale.

E intendo dedicare gran parte del mio impegno giornalistico a questo campo.
Delicato quanto affascinante.

martedì 22 aprile 2008

The Final Day

I piedi meditano vendetta, così come la colonna vertebrale.
Stanca ma felice di essermi guadagnata i miei piùomeno duecentoquarantadue euro netti col sudore della fronte.
Soldi che riceverò sul c/c solo a luglio, dannata clausola dei 90 giorni.

Nella vita, come nel lavoro, bisogna avere savoir-faire.
Anche quando ti fottono.
Anche quando ti declassano perchè non ti sopportano, per motivi inesistenti.
Oggi sono, anzi, siamo, state declassate.
Io e la mia collega del tavolo presidenziale siamo state mandate dall'organizzazione in fondo alla sala.
Paura che io lanciassi un tacco in fronte alla Moratti aprendole un terzo ocio o che lanciassi baci a 'er baffetto' D'Alema?
Naaaaah, semplice stronzaggine.
Camuffata da 'sono stanche, facciamole rilassare un po'.
Già, perchè mi compatite, guardandomi accanto al palco.

Immobile, portamento da ballerina classica che dissimula il colpo della strega, piedi traballanti senza sembrarlo.
Una maschera lucida di fondotinta nascondilividi e dissimulaocchiaie, occhi lucidi e intorpiditi da influenza.
Dietro, ricetrasmittenti, operatori tecnici e un dietro le quinte turbolentissimo.
Ma tu rimani in piedi, lì, come uno stoccafisso, convinta che quando qualcuno ti guarderà apprezzerà la tua stoica resistenza al dolore.
E qualcuno lo fa, gli altri se ne sbattono. E tu lo sai.

Arrivata al capolinea, un relitto umano.
Le bolle stanno prendendo possesso della faccia, l'utero si ribella alla legittima proprietaria con crampi acuti, le ovaie rombano come il motore di una Ferrari.
Qualcuno mi castri.

lunedì 21 aprile 2008

The Day Two

Good morning sir, you're welcome.
Un'altra giornata in piedi sulle decolletes.

Dopo aver appreso in mattinata che dopo la prima giornata del convegno si è resa ufficiale la notizia dell'
accordo petrolifero Eni-Qatar - stipulato da Paolo Scaroni e da Abdullah Bin Hamed Al-Attiah, entrambi speaker del convegno - mi sono trascinata con i piedi martoriati su per Via delle Medaglie d'Oro, zona Trionfale/Montemario.

Riconfermo quanto detto ieri: anche oggi, presente come speaker al tavolo della presidenza, il ministro degli Affari Economici del governo olandese, Maria van der Hoeven.
Donna, piacente malgrado i sessant'anni aocchioecroce, capelli corti.
Forse i capelli corti sono il segnale di una forza e di un'intraprendenza considerata caratteristica naturale dell'uomo?
Oltretutto, maledettamente gentile (vedeste che sorriso radioso quando le ho portato il biglietto di un collaboratore).
Certo, l'Olanda non sarà scandinava nel vero senso della parola, ma è un paese del Nord.

Gettone di presenza per Prodi, molto più basso e smunto di come me lo immaginavo dalla tv.
Immancabile presenza di Bersani, le cui occhiate furtive mi sono state rivolte più volte.
Tanti biglietti e bigliettini da condurre ai legittimi destinatari, in una sede nella quale si può cambiare il futuro energetico del mondo.

E, dio, quanto mi eccita tutto questo.
Entrare vestite da signorine impettite nel mondo degli adulti, anche maledettamente importanti e influenti a livello mondiale, non è da tutte.

venerdì 18 aprile 2008

Saggezza cinematografica

"Non puoi aspettarti che gli eventi che desideri ti piovano dal cielo. Devi provocarli"
(Sigourney Weaver/Katharine Parker a Melanie Griffith/Tess McGill
in 'Una donna in carriera')


Un mantra da ripetere religiosamente ogni mattina, al risveglio.
Mai rilassarsi troppo, stare sempre in campana.
Grazie a questo principio, e grazie a cocciutaggine e ad una certa dote naturale di ricercatrice, mi sono procacciata un lavoro di prima grandezza: hostess d'accoglienza dal 20 al 22 aprile per l'undicesima edizione dell'IEF, l'International Energy Forum, evento mondiale che si terrà per il secondo e ultimo anno consecutivo qui a Roma, all'Hilton Cavalieri.
Mi è stata affidata la mansione di maggiore responsabilità: l'accoglienza e assistenza in lingua inglese delle giunte estere che prenderanno parte al convegno, ministri e figure istituzionali inclusi.
Compito non da poco, per la verità.
Ma cercherò, come sempre, di dare il mio meglio, resistere nelle decolletes per dieci ore quasi consecutive, sorridere e sfoggiare una dizione perfettamente british.
Stakanov mi fa un baffo.

mercoledì 26 marzo 2008

Noi, che abbiamo 'tutta la vita davanti'

Avvertenza al lettore: questa non vuole e non può essere una recensione, nè tanto meno una recensione esaustiva del film.
Mi è costato tantissima fatica anche solo abbozzarla, tanto mi ha riempita di pensieri questo film: tanto da impiegare un giorno intero per scriverla (ho visto il film in anteprima nazionale il 25 marzo, in presenza del regista e della troupe quasi al completo).
Cerca, forse senza successo, di coglierne elementi che mi hanno colpita, ed è suscettibile di modifiche.

Una tempesta di emozioni contrastanti, un'amara consapevolezza del reale: questo è quello che coglie lo spettatore del nuovo film di Paolo Virzì.
Amaro con ottimismo, tragico senza compiacimento - dote rara per i film italiani, vedi Muccino - pervaso da uno spirito tutto virziniano, fanciullesco e sognante, in questo caso impersonato dalla bambina-figliadiragazzamadre del film, innocente e spensierata eppure condannata ad essere trascurata.
Un film prosaico, ma con 'i piedi fortemente poggiati sulle nuvole', direbbe Ennio Flaiano.

In scena, personaggi di spessore, intensi nella loro quotidianità.
La ragazza madre telefonista poi escort con adorabile figlia al seguito, il sindacalista che combatte battaglie perdute in partenza, il rampante 'uomo dei contatti' che paga a caro prezzo l'obbligo di dover essere il numero uno.
E poi lei, Marta (Isabella Ragonese): venticinque anni, siciliana, laureata in Filosofia cum laude eppure naufragata in un call center, dotata di promettente quanto insignficante fidanzato dal futuro lavorativo assicurato - che parte per inseguire il sogno americano - e di madre radiosa quanto malata terminale di cancro.

La sua vita cambierà in seguito al reality check post-laurea.
Passando dai dinosauri accademici e incartapecoriti che si congratulavano con lei per il conferimento della laurea all'esercito di sexy borgatare e di ragazzi in giacca e cravatta che ripongono le loro vane speranze nel proprio lavoro all'azienda Multiple (cugina ideale della Kirby).
Marcati stretti da Claudio (Massimo Ghini), boss divorziato con ex moglie rifattissima e figli, e da Daniela (Sabrina Ferilli), capotelefonista e fomentatrice delle masse a scopo motivazionale.

Giovinezze attaccate alla cornetta, ansiose di arrivare, nonsisabenedove ma tentiamo il tutto per tutto.
Non tutti ce la fanno.

Qualcuna si fa prendere da una crisi di nervi e manda a fanculo la cliente per telefono, qualcun’altra fissa pochi appuntamenti e per questo viene tagliata fuori.
Per gli uomini, ulteriori pressioni e umiliazioni: punizioni pubbliche più vergognose possibili al fine di creare senso di colpa a chi non regge il ritmo.
Per il migliore del mese, un robot da cucina Multiple in regalo come incentivo a fare sempre meglio.

Risate nervose per i sistemi motivazionali, adottati nel film come nella realtà: sms del capo ogni mattina, canzoni e balli al momento di iniziare la giornata di lavoro, che convincano tutti del fatto che hanno il lavoro più bello e appagante del mondo.
Perché ‘noi siamo persone speciali e facciamo un lavoro speciale’.
Cosa vuoi che importi se guadagnamo 400 euro al mese e vendiamo un prodotto spazzatura.
Dettagli.

Sullo sfondo, la cultura televisivocentrica dei nostri tempi: il Grande Fratello edizione 2007 a fare da insulso sottofondo alle scene più significative.
Onnipresente nei discorsi, nelle televisioni accese, negli interessi dell'universo di Virzì.

Qua e là, note delicate – la bambina che ‘sceglie’ Marta come babysitter sulla metro, la vecchina alla quale telefona Marta durante il turno di lavoro – che portano il film su un livello superiore, che trascende il semplice piangersi addosso, vizio del quale il nostro cinema sembra incapace di liberarsi.

Da segnalare: l'esordiente Isabella Ragonese, perfetta nel ruolo della Jane Doe nella quale qualsiasi sua coetanea può identificarsi;
la neo-mattatrice Sabrina Ferilli, perfettamente a suo agio nel ruolo della fragile, perfida e attillatissima responsabile delle telefoniste;
la performance isterica del lanciatissimo Elio Germano a bordo della sua auto;

il nudo di Micaela Ramazzotti, con un lato B da copertina (è proprio il caso di dire: tutta la vita davanti, tutto il successo di dietro).

Un bel film, che sviluppa in modo intelligente gli spunti offerti dal libro Il mondo deve sapere di Michela Murgia.
Italiano in tutto e per tutto, quindi con retrogusto amaro: si ride e si piange.
Verdone docet.

sabato 25 agosto 2007

Non sono una vamp

Almeno in senso lato.
Dopo otto ore in piedi su un paio di decollete con tacco a malapena 5 ho i plantari massacrati, neanche avessi affrontato un paio di temibilissimi stiletto 10.
Vuoi l'idiozia - mettere le decollete senza calze perchè le uniche calze disponibili sono enormi e tocca alzarsele sulla coscia di continuo, neanche fossi Edwige Fenech in una commedia scollacciata all'italiana - vuoi l'assenza di alternative valide.
Un padre misericordioso, per una volta, ci salva dal pubblico ludibrio procacciandoci costose autoreggenti che svolgono alla meglio il loro compito, cioè stare su e farsi intuire appena sotto lo spacco di un tailleur per attirare clienti di sesso maschile.
Sì, perchè quando ci si trova a fare la promoter di profumi maschili tocca ricorrere ai mezzi più biechi per assicurarsi un po' di vendite.

Sopra le autoreggenti, il cervello di una ragazza in affari.

giovedì 26 luglio 2007

Pubblicità vivente

Ieri 25 luglio, grande trionfale incasinata apertura del nuovo Centro Commerciale di Porta di Roma, nella zona nella quale abito io.
Fin da mesi prima, numerose agenzie di recruiting hostess e promoter erano al lavoro per conto dei numerosissimi punti vendita del nuovo colosso, il più grande d'Europa, secondo i giornali.

E, indovinate un po', sono stata catturata nella rete anch'io.
Datore di lavoro: profumeria Gardenia, piano terra del centro commerciale.
La mansione è stata la più divertente del mondo: limitarsi a girare per negozi in mezzo ad avventori assetati di stirelle a 19 euro con addosso la maglietta e il cappellino del punto vendita, perdendomi fra saldi stellari e casalinghe fameliche, assediata da palloncini dalla forma fallica e bambini e vecchiette alla disperata ricerca di gadget gratuiti.

Lavoro anche il 28: chi volesse venire a trovarmi e si trovasse in zona, sarebbe il benvenuto. :)

venerdì 27 aprile 2007

Ogni riccio un capriccio

La vita procede, piena e soddisfacente.
Poichè sono stata assente (giustificata) dal blog in queste ultime tre settimane, è d'uopo riportare alcune novità: domenica e lunedì ho lavorato come hair model per il salone di Aldo Coppola vicino Via Del Corso.

Sapete, non capita tutti i giorni di portare in testa 400 euro di acconciatura realizzata dagli allievi del Maestro.
Allungavo il collo e stavo ritta in perfetto stile quellachesiatteggiaaballerina tutta orgoglioNa del mio chignon appuntato con strass o con rose fresche.
Peccato che il toupet di una della acconciature mi abbia costretta ad una poco chic posa da Gobba di Notre Dame.

Bella esperienza.