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giovedì 11 giugno 2009

Ma l'amore no

Splendida nell'interpretazione di Lina Termini, fa parte della colonna sonora del film di Giuseppe Tornatore Malena.

Guardando le rose, sfiorite stamani,
io penso: “domani
saranno appassite”.
E tutte le cose
son come le rose,
che vivono un giorno,
un’ora e non più!

Ma l’amore, no.
L’amore mio non può
disperdersi nel vento, con le rose.
Tanto è forte che non cederà
non sfiorirà.
Io lo veglierò
io lo difenderò
da tutte quelle insidie velenose
che vorrebbero strapparlo al cuor,
povero amor!

Forse se ne andrai...
D’altre donne le carezze cercherai!...
ahimè...
E se tornerai
già sfiorita ogni bellezza troverai
in me...
Ma l’amore no
L’amore mio non può
dissolversi con l’oro dei capelli.
Fin ch’io vivo sarà vivo in me,
solo per te!

lunedì 6 aprile 2009

Un diavolo per capezzolo

Non c'è che dire: la censura ha proprio un diavolo per capezzolo.
Una ragazza nuda guarda lo spettatore, girata per metà.
Segui con lo sguardo la piccola curva chiara e impertinente fino a che, in modo del tutto inaspettato, sfuma nella luce, o nel vapore, di una vasca da bagno illuminata dal sole.
La curva che sfuma nell'infinito ha un che di poetico, ma di certo non soddisfa lo spettatore famelico, guardone per sua stessa natura.
Soddisfa decisamente di più la censura cinematografica. Che ha ritenuto opportuno far scomparire il casto capezzolo di Laura Chiatti dall'altrettanto casta locandina del film di Roberto Faenza "Il caso dell'Infedele Klara".
Motivazione? È troppo sexy.
E dire che il capezzolo rappresenta l'ultimo baluardo della maternità femminile.
Punto focale della funzione materna, e al contempo del desiderio erotico di natura mammaria.
Che appartenga a nostra madre oppure ad una bella&giovane attrice italiana, che differenza fa?

Anche se non è pertinente, mi torna in mente il caso, non di censura ma di fotoritocco, dell'ombelico 'scomparso' dalla foto di una playmate di Playboy: un altro baricentro di maternità e sessualità che scompare, seppure per un maldestro lavoro di post-produzione, suscitando le ire dei lettori.
Sempre più di frequente, il corpo 'pubblico' della donna, quello sovraesposto mediaticamente, è manipolato e menomato, e quasi sempre da uomini.
In nome del decoro, in nome della bellezza.
E anche quello che incarna il valore più alto incarnato dalla donna - secondo la Chiesa - scompare.


Siamo sinceri: anche negli Usa, dannatamente bigotti, al capezzolo sarebbe toccata la medesima sorte.
Ma c'è una sottile differenza fra loro e noi: loro sono bigotti, noi baciapile.

lunedì 14 aprile 2008

Una meraviglia made in Italy

Mi piacerebbe somigliarti.
Avere il tuo sorriso largo,
quel seno prepotente senza essere enorme,
quell'appeal mediterraneo e sfacciato,
quella freschezza da fiore selvatico.
Auguri ad una delle attrici italiane più degne di nota - per bellezza e per talento - di sempre.


mercoledì 26 marzo 2008

Noi, che abbiamo 'tutta la vita davanti'

Avvertenza al lettore: questa non vuole e non può essere una recensione, nè tanto meno una recensione esaustiva del film.
Mi è costato tantissima fatica anche solo abbozzarla, tanto mi ha riempita di pensieri questo film: tanto da impiegare un giorno intero per scriverla (ho visto il film in anteprima nazionale il 25 marzo, in presenza del regista e della troupe quasi al completo).
Cerca, forse senza successo, di coglierne elementi che mi hanno colpita, ed è suscettibile di modifiche.

Una tempesta di emozioni contrastanti, un'amara consapevolezza del reale: questo è quello che coglie lo spettatore del nuovo film di Paolo Virzì.
Amaro con ottimismo, tragico senza compiacimento - dote rara per i film italiani, vedi Muccino - pervaso da uno spirito tutto virziniano, fanciullesco e sognante, in questo caso impersonato dalla bambina-figliadiragazzamadre del film, innocente e spensierata eppure condannata ad essere trascurata.
Un film prosaico, ma con 'i piedi fortemente poggiati sulle nuvole', direbbe Ennio Flaiano.

In scena, personaggi di spessore, intensi nella loro quotidianità.
La ragazza madre telefonista poi escort con adorabile figlia al seguito, il sindacalista che combatte battaglie perdute in partenza, il rampante 'uomo dei contatti' che paga a caro prezzo l'obbligo di dover essere il numero uno.
E poi lei, Marta (Isabella Ragonese): venticinque anni, siciliana, laureata in Filosofia cum laude eppure naufragata in un call center, dotata di promettente quanto insignficante fidanzato dal futuro lavorativo assicurato - che parte per inseguire il sogno americano - e di madre radiosa quanto malata terminale di cancro.

La sua vita cambierà in seguito al reality check post-laurea.
Passando dai dinosauri accademici e incartapecoriti che si congratulavano con lei per il conferimento della laurea all'esercito di sexy borgatare e di ragazzi in giacca e cravatta che ripongono le loro vane speranze nel proprio lavoro all'azienda Multiple (cugina ideale della Kirby).
Marcati stretti da Claudio (Massimo Ghini), boss divorziato con ex moglie rifattissima e figli, e da Daniela (Sabrina Ferilli), capotelefonista e fomentatrice delle masse a scopo motivazionale.

Giovinezze attaccate alla cornetta, ansiose di arrivare, nonsisabenedove ma tentiamo il tutto per tutto.
Non tutti ce la fanno.

Qualcuna si fa prendere da una crisi di nervi e manda a fanculo la cliente per telefono, qualcun’altra fissa pochi appuntamenti e per questo viene tagliata fuori.
Per gli uomini, ulteriori pressioni e umiliazioni: punizioni pubbliche più vergognose possibili al fine di creare senso di colpa a chi non regge il ritmo.
Per il migliore del mese, un robot da cucina Multiple in regalo come incentivo a fare sempre meglio.

Risate nervose per i sistemi motivazionali, adottati nel film come nella realtà: sms del capo ogni mattina, canzoni e balli al momento di iniziare la giornata di lavoro, che convincano tutti del fatto che hanno il lavoro più bello e appagante del mondo.
Perché ‘noi siamo persone speciali e facciamo un lavoro speciale’.
Cosa vuoi che importi se guadagnamo 400 euro al mese e vendiamo un prodotto spazzatura.
Dettagli.

Sullo sfondo, la cultura televisivocentrica dei nostri tempi: il Grande Fratello edizione 2007 a fare da insulso sottofondo alle scene più significative.
Onnipresente nei discorsi, nelle televisioni accese, negli interessi dell'universo di Virzì.

Qua e là, note delicate – la bambina che ‘sceglie’ Marta come babysitter sulla metro, la vecchina alla quale telefona Marta durante il turno di lavoro – che portano il film su un livello superiore, che trascende il semplice piangersi addosso, vizio del quale il nostro cinema sembra incapace di liberarsi.

Da segnalare: l'esordiente Isabella Ragonese, perfetta nel ruolo della Jane Doe nella quale qualsiasi sua coetanea può identificarsi;
la neo-mattatrice Sabrina Ferilli, perfettamente a suo agio nel ruolo della fragile, perfida e attillatissima responsabile delle telefoniste;
la performance isterica del lanciatissimo Elio Germano a bordo della sua auto;

il nudo di Micaela Ramazzotti, con un lato B da copertina (è proprio il caso di dire: tutta la vita davanti, tutto il successo di dietro).

Un bel film, che sviluppa in modo intelligente gli spunti offerti dal libro Il mondo deve sapere di Michela Murgia.
Italiano in tutto e per tutto, quindi con retrogusto amaro: si ride e si piange.
Verdone docet.