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lunedì 24 marzo 2008

Ciò che non uccide, fortifica

Come dice Laura.
Mai detto popolare fu più condivisibile.
Sulle rovine si può solo piangere e, dopo tante lacrime versate inutilmente, edificare nuovi edifici, nuove torri, nuove storie.

L'urgenza del momento è concentrarsi sul futuro, e su ciò che lo rende possibile.
Sullo studio, l'amore, i rapporti con le poche persone davvero importanti.

Perchè sono le persone a fare i luoghi.
Siano essi i viali di Roma al tramonto, case di amici, case di genitori, case di estranei.
Ho vicino più persone di quante mi fosse dato sperare.
Col cuore, ma mi sono vicine.

Voglio crescere sempre di più, invecchiare con grazia, accrescere le mie conoscenze, crearmi basi materialmente solide.
Ho un'energia, una forza e una caparbietà che il resto del mondo si sogna.
Al momento, sono un po' malconcia, ma mi rimetterò presto.
Gli unici rimedi possibili sono la capacità di sognare malgrado tutto e la capacità di creare.
E io le posseggo entrambe.

venerdì 21 marzo 2008

Le cose

Molte persone, quando rivolgi loro la fatidica domanda 'Come passa e ha passato la sua vita fino ad oggi?', dovrebbero rispondere 'L'ho passata accumulando oggetti, perlopiù inutili, nell'assurda convinzione che migliorassero la mia esistenza, e ho finito per edificare la mia storia personale su un mucchio di detriti'.

Ecco, questo è il senso delle nostre vite: un mucchio d'immondizia.
Immondizia della quale, un tempo, non potevamo fare a meno.
Rifiuti che abbiamo accumulato meticolosamente, simili a formiche, per decenni.
Se siamo stati fortunati, li abbiamo accumulati soprattutto in un luogo, che amiamo chiamare casa, nel quale avevamo la possibilità di dimenticarci di quanto accumulato e di tenerci vicino il passato, i ricordi, le inutilità di una vita intera.

Se siamo stati sfortunati - e io ne so qualcosa - abbiamo accumulato le nostre masserizie in un luogo x fino ad un tot di anni; dopodichè, per cause di forza maggiore, siamo stati costretti a distaccarci da una parte consistente di quegli oggetti e a riguardare in faccia, in nome di un addio ad una parte della nostra vita, il passato.
Il passato delle riviste femminili che custodivamo gelosamente nelle nostre librerie.
Il passato della carta sprecata in disegni privi di senso.
Il passato dei muri della nostra cameretta, sui quali, da bambini, avevamo sfogato il nostro estro creativo scarabocchiando una balena, un grosso pesce o chissàcosa.
Il passato dell'enorme armadio in radica che tanti anni prima nascondeva ai nostri occhi i regali di Babbo Natale, gli abiti della mamma e del papà, arcani mai svelati.
Il passato della piccola cucina angusta, ormai lurida e logora perchè inutilizzata.

La nostra storia è quantificabile in quintali, quando non in tonnellate, di immondizia accumulata.
Un Everest di carta e detriti vari che rischia di sopraffarci tutti.
I giornali e i libri letti, gli annunci sui quotidiani cerchiati di rosso, i fogli di carta sprecati in barba al disboscamento delle foreste, al buco nell'ozono.
Per non parlare dei mobili, pesanti macigni che ci schiacciano a terra, sotto il peso della quotidianità.

Siamo animali materiali, bestie da soma che soffrono in larga parte per il doversi trascinare dietro la propria storia fatta di oggetti.
E il distacco dalla materialità, quanto pesa.

giovedì 20 marzo 2008

Silenzio stampa

Vorrei dire tante, troppe cose.
Raccontarvi di come, mentre ero in Polonia, ho perso la mia stabilità materiale.
Di come ho annegato i pensieri negativi in shot di vodka, balli sfrenati e lividi violacei sulle gambe.
Di come sono crollata al mio ritorno in Italia. Psicologicamente e fisicamente.
Di come il silenzio caduto su questo blog sia più eloquente di mille parole.

Perchè ho deciso di trasformare la mia rabbia, il mio dolore, la mia delusione in energia creativa, come faccio sempre.
Perchè ho deciso di scrivere un libro su queste ultime due settimane di tormenti, assenza di prospettive, cul-de-sac fisici e mentali.

A questo seguiranno molti vomiti di parole.
Incomprensibili, forse, ma veri.

Tollerate con pazienza e, se possibile, compatitemi in senso latino.

Grazie.