Visualizzazione post con etichetta Vanity Fair. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vanity Fair. Mostra tutti i post

sabato 3 maggio 2008

Parole sante

A proposito di Gad Lerner e di Vanity Fair: condivido ogni singola riga di questo suo editoriale sull'immigrazione in Italia, pubblicato sull'ultimo numero di VF (18/2008).

I romeni che stuprano e quelli che muoiono nei cantieri

Vorremmo i delinquenti a casa loro: in realtà ci dà fastidio la miseria umana sotto i cavalcavia

Non so in che misura la violenza sessuale esercitata il 16 aprile scorso dal romeno Joan Rus su una studentessa sudafricana abbia influenzato l’elezione del sindaco di Roma. Ma so che nel frattempo lo stupro, l’abuso e l’umiliazione si ripetono in Italia centinaia, migliaia di volte senza diventare un «caso politico», solo perché nella grande maggioranza dei casi i violentatori sono nativi della penisola anziché immigrati. E magari pure capifamiglia che tra le mura domestiche si sentono in diritto di spadroneggiare sulle «nostre» femmine, salvo poi comprare a modico prezzo il sesso delle straniere prostitute quando decidono di concedersi una libera uscita. Almeno un paio di volte alla settimana viene ritrovato il cadavere di una di queste poverette in una roggia o in un bosco, magari nuda e chiusa in un sacco della spazzatura. Ma state tranquilli che la politica non ci farà su comizi; i giornali ricameranno serial killer lontano dalla prima pagina; e nessun sindaco veronese invocherà la pena di morte per gli esagerati consumatori nostrani di carne d’importazione.

Come avrete capito, sono molto molto arrabbiato. Vedo l’Italia diventare razzista e becera. Vedo i giornali, nessuno escluso, pubblicare tabelle fuorvianti sulla percentuale di delinquenza dei romeni, lasciando intendere ai distratti che la maggior parte dei reati commessi in Italia sia opera loro. Bugia di facile presa. Perché è vero che la miseria e l’ignoranza alzano le percentuali della criminalità fra i nuovi venuti, e questo rappresenta un problema di ordine pubblico. Ma è un falso ignobile che il problema della sicurezza coincida col problema dell’immigrazione. E resta un falso ignobile anche se ormai è chiaro come sulla paura dello straniero in Italia si vincano e si perdano le elezioni.
Dopo Joan Rus, il secondo criminale romeno sbattuto in prima pagina nella settimana dei ballottaggi è il ventenne Claudiu Stoleru, immigrato a Lugagnano di Sona. Reo confesso dell’omicidio del suo datore di lavoro che lo tormentava, dice, con richieste di prestazioni sessuali, gli inquirenti lo sospettano di averne ucciso anche la moglie. Ma prendono molto sul serio quel mercimonio che non si accontenta del lavoro nero e coinvolge altri giovani operai in un rapporto di totale sottomissione, come ora emerge dalle indagini in ambienti perbenisti dove l’omosessualità implica l’essere due volte clandestini. E allora come finirà il processo a Claudiu Stoleru? Con la pena di morte invocata dal sindaco leghista o con le attenuanti generiche previste dal codice penale? In ogni caso sarà un peggioramento nella malattia dello spirito italiano.
Che cosa volete che importino le decine – sì, decine – di romeni morti sul lavoro nel nostro Paese nei sei mesi trascorsi dall’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto? Secondo voi qualcuno s’è peritato di verificare che fine abbia fatto Emilia, la donna rom che ne ha denunciato l’assassino Nicole Mailat? L’avranno sgomberata insieme agli altri, anzi, «derattizzata », per usare il linguaggio nazista che va per la maggiore.

Ricevo obiezioni: ci indigniamo per i reati commessi da romeni già delinquenti a casa loro, perché non dovrebbero vivere sul nostro territorio. Ma contatela giusta: vi indignate perché vi dà fastidio la miseria umana sotto i cavalcavia. Magari v’illudete di poter far senza le badanti e i muratori romeni. E in ogni caso vorreste che di notte scomparissero d’incanto, salvo presentarsi puliti e sorridenti la mattina dopo sul posto di lavoro. Mi fanno cascare le braccia i politici che si rifugiano dietro alla formula lapalissiana: la sicurezza non è né di destra né di sinistra. Senza accorgersi che questo loro opportunismo ha alimentato una concezione razzista della sicurezza facendo sì che ormai, nell’Italia 2008, eccome se è diventata di destra la sicurezza.
Oggi tocca ai romeni come ieri toccò agli albanesi e ai marocchini, e l’altro ieri agli ebrei (che nell’Europa dell’Est erano poveri, troppi, un po’ sudici e un po’ ladri, mica facevano chic come oggi). Sono sicuro che un giorno ci vergogneremo della campagna razziale in atto, ma sarà troppo tardi. E allora cercheremo indulgenza magari nelle pagine meravigliose del filosofo romeno Constantin Noica, tanti anni trascorsi nelle carceri comuniste dove ha scritto un capolavoro: Pregate per il fratello Alessandro (Il Mulino). Lettura da non perdere, dedicata a uno che seppe vergognarsi.

Le donne dei 'femminili'

Essendo curiosacomeunascimmia in forma cronaca nonchè 'spugnosa' nel raccogliere notizie e informazioni varie dal mondo, sono onnivora.
Mi cibo di periodici culturali, quotidiani free-press e a pagamento, settimanali di commento internazionale, internet, riviste di moda e, dulcis in fundo, settimanali femminili.

Spesso, insulsi e vuoti.
Esclusive e seducenti vetrine di prodotti sponsorizzati da inserzionisti pubblicitari, piene di pseudo articoli che infinocchiano il tempo necessario finchè non si nota la dicitura 'Informazione dalle aziende'.
Informazione che sta per pubblicità dura e pura.

A parte le ingenti quantità di pubblicità occulte o dichiarate, molte di queste riviste offrono poco altro.
Salvo tre mirabili eccezioni: Vanity Fair, Anna e Donna Moderna.
Ovvero i tre femminili più venduti in Italia.

Il primo sul podio è un settimanale in continua evoluzione, sempre positiva, al quale molte lettrici rimproverano la sovrabbondanza di pagine pubblicitarie ma che, per ammissione dello stesso direttore Luca Dini - inspiegabilmente uomo - non potrebbe essere così ricco e completo senza il significativo apporto economico derivante da introiti pubblicitari.
Sono le leggi di mercato, bellezza.
Dalla sua grandi firme del giornalismo, splendide interviste, un team creativo d'eccezione.
Di articolisti, editorialisti, fotografi.
Esaltati in quanto firme più che in quanto contenuti: strategia che permette alla lettrice di ricordare al volo come si chiama la redattrice che ha compilato quella bellissima intervista a pincopallino in un numero x della rivista.
Gad Lerner, Enrico Mentana, il mitico Giorgio Dell'Atti - giornalista prima classe nel raccontare e accostare i fatti nella maniera più chiara possibile, e in soli 5 minuti - la gradevolissima Daria Bignardi.
A seguire, ottime firme prese in prestito all'editoria italiana come Mauro Covacich e Gabriele Romagnoli, che non smetterò mai d'invidiare per i suoi reportage in giro per il mondo.
Ottime interviste a cura di giovani giornaliste ed emozionanti reportage dal fronte firmati da Imma Vitelli e l'israeliana Manuela Dviri.
Piccoli ma significativi contributi da parte di Luca Sofri, espertone di musica, e di Mina, alla quale tutti chiedono consiglio per tutto (Sarà o non sarà davvero lei a rispondere? Io non nutro il minimo dubbio che lo sia).
Continuo contributo in immagine di due fotografi contemporanei di moda apprezzati a livello mondiale: l'americana Annie Leibowitz e l'italiano Fabrizio Ferri.
Insomma: un femminile che piace anche agli uomini e alle giovani donne come la sottoscritta, con un approccio allo stesso tempo elitario e nazionalpopolare, patinato e concreto.
In poche parole: perfetto.
Manca solo Guia Soncini e siamo al completo.

Il secondo classificato è stato recentemente aggiornato nell'interfaccia grafica e nelle collaborazioni giornalistiche dalla neodirettrice - nonchè firma del Corriere - Maria Latella, che incontrai di sfuggita anni fa quando partecipai ad un concorso di redazione scientifica indetto dall'AIRC, e che mi è rimasta impressa per l'eleganza e l'istintiva simpatia che mi suscitò.
Latella sa il fatto suo, e ha dato ad un femminile che anni fa sfogliavo a malapena un impianto concretamente giornalistico.
Meno snob di Vanity Fair e ugualmente informativo.
Anche qui molte pagine di moda e bellissimi articoli tematici.
E la forza di avere come editorialisti Marco Travaglio e Sergio Rizzo, entrambi stimatissimi da colleghi e grande pubblico (e stimare i giornalisti, in tempo di V2 Day, sembra sempre più difficile).
Contributi 'gialli' anche da Massimo Picozzi e dai neoconfidenti su carta Barbara Alberti e Franco Grillini: sì, l'ex candidato sindaco di Roma del PSI, che da vero signore mai si è permesso, in campagna elettorale, di fare accenno alla propria candidatura e attività politica.
Tocchi di comicità qua e là, con Genè Gnocchi nei panni di Beppe Severgnini del Corriere, e le citazioni di Gino e Michele a fine rivista.
Anche qui, come nel rivale Condè Nast, buone interviste e belle foto.
Un femminile giovane ma impegnato, con prezzo più basso del rivale e tutta la qualità Rcs.

Al terzo posto, il primo femminile che ho letto nella mia vita.
A dodici anni, mi dannavo sui suoi cruciverba e sognavo sulle sue pagine di haute-couture.
Ha contribuito, suo malgrado, alla formazione del mio gusto per la moda.
Mi riferisco ad un periodico da oltre 500.000 copie e 3.000.000 di lettrici, edito dal Gruppo Mondadori.
Il più venduto in Italia, il più nazionalpopolare dei tre.
Molti consigli per gli acquisti, molta pubblicità ma anche trafiletti di qualità.
Al contrario di Vanity Fair, qui si esaltano i contenuti a scapito dell'identità delle firme.
Che sono per la maggior parte sconosciute, e portate a fare più intrattenimento di servizio che informazione tout-court, ma sempre ad un buon livello.

Al bando riviste troppo pubblicitarie come TU oppure ovvie e banali come Glamour e Cosmopolitan, preferite dalle giovanissime.

Perchè la donna non è solo una deficiente 'shopaholica' con carta di credito sempre alla mano, ma anche un essere curioso, desideroso di informarsi e, soprattutto, raziocinante.