mercoledì 15 aprile 2015

Morte, vita e gatti

La morte.
1997. Una stanza bianca, l'odore sterile di disinfettante, un medico allampanato con il viso dolce e l'accento made in USA: un veterinario, nella sua clinica veterinaria.
Un tavolo chirurgico e, appoggiato sopra, un grande sacco nero di plastica, di quelli della nettezza urbana: al suo interno un peluche, una copertina e due occhi vitrei e vuoti di gatta. La mia gatta. Soppressa per risparmiarle le pene di un raro tumore muscolare dal quale non sarebbe mai guarita.
Ricordo l'empatia del veterinario, la sua delicatezza, i suoi occhi lucidi.
Quindici anni dopo si sarebbe suicidato. Causa più probabile: la depressione nella quale era scivolato in seguito al suo divorzio.
2015. Interno, pomeriggio. Letto con copripiumino IKEA, corpo esanime di gatta.
Ex animum: l'anima se n'è andata da poco, il corpicino è ancora rigido come uno stoccafisso.
Età stimata: su per giù, 17 anni, 10 dei quali passati al fianco di una donna, mia madre.
Cinque passati al fianco della giovane donna che ora ne solleva il cadavere, lo bacia sul muso e lo sistema all'interno di una body bag improvvisata con una vecchia gonna imbottita.
Celina ha occhi e fauci socchiuse, il corpo dinoccolato che la morte ha colto disteso in modo aggraziato, matasse aggrovigliate di pelo: un ammasso di pelle e ossa che in vita era diventata tutta occhi. Ti scrutava.
Da giovane era tutta coda e culottes di vaporoso pelo lungo tigrato, gelosissima, si stendeva sul letto fra me e il mio ragazzo rendendoci impossibile dormire abbracciati. Su un altro letto è morta, felice.
La vita.
2011. Interno, sera. Suona il citofono: è una donna che porta in braccio una gatta bianca e nera a pelo corto, dall'aria bovina e mansueta, soffice e un po' timorosa. Magra, i capezzolini rosa appena gonfi. Mi è stato anticipato: potrebbe essere incinta. Viene battezzata Amélie, per via di quella sua aria sognante da eroina del cinema francese.
Due mesi dopo è giovedì, è il 2 Giugno, è la Festa della Repubblica. Sono le dieci del mattino e pare tutto tranquillo.
Non lo è: proprio nella stanza accanto, quella gatta bianca e nera sta tirandosi fuori dalla pancia le sue creature.
Prima due, poi tre, poi cinque. Poi, in mezzo alla folla, appare una sesta testolina mai notata prima.
Sei creature cieche che annaspano alla ricerca del calore e delle mammelle materne. Sei vite.
2015. Interno, sera. Tre gatti mi riposano addosso, facendo le fusa all'unisono.
La vita continua.

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