mercoledì 12 maggio 2010

Blues

Denis, quando passa momenti tristi o semplicemente malinconici, parla di "blues". Bene, è quello che provo io in questo momento. Un blues lento, struggente, che mi prende quando mi trovo da sola con me stessa.

Guardo foto di vecchi compagni di scuola andati all'estero allo sbaraglio, come forse avrei voluto fare io ma come non avrei potuto, se non per incoscienza.
Leggo tristi annunci di lavoro, dai quali si evince che le uniche professioni a non soffrire della crisi di questi tempi sono l'operatore di call center, la commessa, la cameriera, il venditore, l'agente immobiliare, il rappresentante porta-a-porta. E mi ritengo fortunata perché riesco a lavorare come hostess e ho rimediato un colloquio come segretaria. Vedi baby, c'è di peggio.
Guardo persone che sgomitano disperatamente pur di farsi notare e, sotto sotto, le capisco.

Ho paura. Paura di non farcela, di non essere mai abbastanza adatta: al lavoro, alla vita di coppia, alla realtà che mi circonda. Mi sento come regredita di un anno: quando quasi un anno fa mi laureai e dopo sei giorni trovai il facile approdo di un bel lavoro in regola nel campo che mi interessava. Ottocentocinquanta euro ballerini, non male come stipendio per il mio primo vero lavoro. Poi la noia, la routine, con mansioni sempre meno interessanti e istruttive.
Dopo sei mesi, quella fase è finita. Con tutto l'ottimismo e la voglia di trovare una valida, e più stimolante, alternativa.

Sono passati tre mesi. Nei quali ho riordinato la casa, sentendomi a tratti casalinga disperata a tratti buona massaia, ho smaltito gli scatoloni di un trasloco tardivo, ho cucinato, ho pianto, ho riso, ho tentato di riorganizzare dignitosamente la mia vita, inviando decine di curricula, di foto, di e-mail, di lettere di presentazione.
Avevo seminato come mai, ma non è servito a molto.

Mi dicono di avere pazienza, e hanno ragione. Devo riempirmi la vita: non solo di lavoro, ma di ciò che amo. Inganno la solitudine facendo la spesa, perdendomi fra gli scaffali colorati dei supermercati: ma questo non basta più.

Sveglia, Giulia.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Giulia, sono Sabrina, e ti ho come amica anche su Facebook.
TI seguo da tanto tempo e per me sei diventata una vera e propria amica virtuale, e mi dispiace leggere questo tuo post così malinconico...
Io ho dovuto mollare il mio sogno di fare la giornalista perchè mi sono costruita una famiglia, e non ho potuto perseverare, ma ho sempre pensato che tu ce l'avresti fatta, e creduto in te, quindi non mollare!
Anch'io ho diversi amici emigrati all'estero, ma non credere che la loro vita sia migliore della nostra: si trovano in realtà diverse, forse più interessanti, ma le prospettive e le angosce sono le stesse che abbiamo noi...
Sono sicura che ce la farai: una ragazza intelligente, diligente e piena di interessi come te non può non diventare qualcuno.
Forza cara, e invece del blues ascolta un pò di pop, ogni tanto, che non fa mai male! :) Oppure scatenati in uno di quei balli che ti piacciono tanto! :)
Una tua coetanea affezionata, Sabrina da Messina

Anonimo ha detto...

In realtà, le vere protagoniste di Mad Men sono le donne. Pettinature cotonate e bigodinate, tette a punta sotto golfini attillati ma castigati, gonne a ruota, rossetto perfettamente vermiglio su pelle di porcellana. Mogli, amanti, lavoratrici e per questo svergognate. Con mariti fedifragi, amanti avidi, ruoli determinanti ma sempre sotto banco.