giovedì 1 aprile 2010

Affogare nella carta

Io non esisterei senza la carta. La carta dei miei libri, che fin da piccola annusavo con avidità. La carta dei bigliettini che confezionavo per parenti e amici da piccola. La carta che scartavo per denudare morbide Morositas che divoravo in un sol boccone. La carta sulla quale scarabocchiavo donne nude e polli arrosto fumanti (e, in assenza di quella, mi accontentavo dei muri della mia cameretta).

Solo oggi mi rendo conto di quanta carta sia riuscita ad accumulare in ventitré anni di vita. Articoli che tenevo da parte certa che mi sarebbero stati utili in futuro, pubblicità accattivanti, foto di moda le cui modelle avrei voluto scontornare e appendere al muro, intere riviste, depliant, cartoline, brochure di mostre, biglietti di cinema, teatro, concerti. E poi libri, tanti libri da esserne sommersa.

Non sono cambiata, e forse soltanto Bradbury con il suo Fahrenheit 451 potrebbe venirmi in soccorso dando tutto alle fiamme. Due decadi di vita, poche ma intense. E poi, i ricordi. Tanti. Tra foto in bianco e nero dalle quali dardeggia lo sguardo arabo di mia madre giovane, mia nonna sgambata e sorridente, mio nonno che mai conobbi ma che avrei dovuto conoscere, Roald Dahl e Matilda, Bianca Pitzorno e Prisca Puntoni, Pinin Carpi e Lupo Uragano, Margaret Mahy e i suoi pirati: tutto in cenere.

Ripensandoci bene, scelgo la polvere, il peso, il profumo.

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