lunedì 6 aprile 2009

Un diavolo per capezzolo

Non c'è che dire: la censura ha proprio un diavolo per capezzolo.
Una ragazza nuda guarda lo spettatore, girata per metà.
Segui con lo sguardo la piccola curva chiara e impertinente fino a che, in modo del tutto inaspettato, sfuma nella luce, o nel vapore, di una vasca da bagno illuminata dal sole.
La curva che sfuma nell'infinito ha un che di poetico, ma di certo non soddisfa lo spettatore famelico, guardone per sua stessa natura.
Soddisfa decisamente di più la censura cinematografica. Che ha ritenuto opportuno far scomparire il casto capezzolo di Laura Chiatti dall'altrettanto casta locandina del film di Roberto Faenza "Il caso dell'Infedele Klara".
Motivazione? È troppo sexy.
E dire che il capezzolo rappresenta l'ultimo baluardo della maternità femminile.
Punto focale della funzione materna, e al contempo del desiderio erotico di natura mammaria.
Che appartenga a nostra madre oppure ad una bella&giovane attrice italiana, che differenza fa?

Anche se non è pertinente, mi torna in mente il caso, non di censura ma di fotoritocco, dell'ombelico 'scomparso' dalla foto di una playmate di Playboy: un altro baricentro di maternità e sessualità che scompare, seppure per un maldestro lavoro di post-produzione, suscitando le ire dei lettori.
Sempre più di frequente, il corpo 'pubblico' della donna, quello sovraesposto mediaticamente, è manipolato e menomato, e quasi sempre da uomini.
In nome del decoro, in nome della bellezza.
E anche quello che incarna il valore più alto incarnato dalla donna - secondo la Chiesa - scompare.


Siamo sinceri: anche negli Usa, dannatamente bigotti, al capezzolo sarebbe toccata la medesima sorte.
Ma c'è una sottile differenza fra loro e noi: loro sono bigotti, noi baciapile.

2 commenti:

giardigno65 ha detto...

Chissà, forse capezzolo e bellico fanno sognare troppo...

Gina ha detto...

Buona Pasqua a te e Berenice, di cuore :-)