domenica 8 giugno 2008

Pioggia, gatti e occhiali da sole.

Ormai, ho capito di avere un atteggiamento estremamente positivo e creativo nei confronti di qualsiasi lavoro svolga.
Sono in grado di trasformare giornate potenzialmente incolori e prive di stimoli in nuove occasioni di felicità, e questo è meraviglioso.
Così è accaduto con il lavoro per Bulgari che ho svolto negli scorsi due giorni.

Sveglia alle 5:30 del mattino, occhi cisposi e sbadiglio automatico, e alle 7:30 ero già sul pulmann in viaggio verso Viterbo.
Viterbo. Bellissima e decadente.
Ma non mi aspettavo di ritrovarmi in uno strano sogno con protagonisti occhiali griffati, gatti affettuosi e sconosciuti gentili.
Due giorni di piogge incessanti, con fuggifuggi generale della fiumana di gente che 'fa struscio' in Corso Italia, via dello shopping dove ho lavorato.
Una sfilata di bambini più o meno cresciuti, cani dai musi teneri e gatti dal miagolio facile.

7 giugno, ore 14:00.
Mi rifugio sotto un ombrellone dopo essermi slappata un gelato aromatizzato alla frutta - memorandum: mai prendersi un gelato artigianale a Viterbo - e mi siedo a gambe incrociate su un divanetto in midollino all'aperto.
E, quasi subito, eccola: chiarissima, pelo da pecora, occhi gialli come da copione, la splendida miciona che da due giorni va su e giù per il corso a fare struscio ed entra nel negozio dove lavoro.
'Non è mai entrata', dice la commessa.
Ho un particolare feeling con i gatti, devo averla attirata io.
La signorina ha dimenato le sue pelliccie qua e là strusciandosi contro scaffali, occhiali, vetrina, senza nessuna voglia di abbandonarci.
Poi è stata messa alla porta con gentilezza, rimpianto e mille carezze.

E ora me la ritrovo qui.
La chiamo 'Micia!' e lei con due balzi si acciambella accanto a me.
Tutti quelli che passano ci guardano e pensano che lei sia mia.
Ma lei non può essere mia, lei non appartiene a nessuno perchè è una gatta, e i gatti si appartengono anche quando hanno 'padroni'.
Lei è di un certo Antonino, c'è scritto sulla medaglietta che porta al collo.
E' piumosa e vaporosa come un persiano, ma di certo è bastardina.

Non resisto e comincio a farle foto.
Lei sta al gioco e, ogni volta che punto l'obiettivo, si mette in posa.
La gatta più fotogenica che abbia mai incontrato, con la mia Celina.
Ad un tratto, come preannunciato dal cielo grigiastro, tuonilampifulmini.
E pioggia, quella vera.

Quella che s'infrange a terra con un rumore metallico e non accenna a voler finire.
Io e la Gatta, rifugiate a fatica sotto la grande falda dell'ombrellone, la pioggia obliqua a raffica.
Povera creatura, fradicia come un pulcino.
E io che l'asciugo con un fazzoletto, mentre mostra di avere paura.
La scena finale di Colazione da Tiffany, Holly&Gatto, ma senza Paul.

E poi il mastodontico gatto nero che ama stare nella copisteria di un vecchio e cortese signore, a farsi adulare e coccolare da clienti e titolari.

Scorpacciata di gatti con contorno di occhiali Bulgari.

2 commenti:

Nowhere Man ha detto...

Chissà se ti ricordi di me... Alex, ex Cosmic Dream... :-)

Giulia ha detto...

Certo che mi ricordo...
Vecchi tempi andati su Bloggers.it ,)