sabato 3 maggio 2008

Le donne dei 'femminili'

Essendo curiosacomeunascimmia in forma cronaca nonchè 'spugnosa' nel raccogliere notizie e informazioni varie dal mondo, sono onnivora.
Mi cibo di periodici culturali, quotidiani free-press e a pagamento, settimanali di commento internazionale, internet, riviste di moda e, dulcis in fundo, settimanali femminili.

Spesso, insulsi e vuoti.
Esclusive e seducenti vetrine di prodotti sponsorizzati da inserzionisti pubblicitari, piene di pseudo articoli che infinocchiano il tempo necessario finchè non si nota la dicitura 'Informazione dalle aziende'.
Informazione che sta per pubblicità dura e pura.

A parte le ingenti quantità di pubblicità occulte o dichiarate, molte di queste riviste offrono poco altro.
Salvo tre mirabili eccezioni: Vanity Fair, Anna e Donna Moderna.
Ovvero i tre femminili più venduti in Italia.

Il primo sul podio è un settimanale in continua evoluzione, sempre positiva, al quale molte lettrici rimproverano la sovrabbondanza di pagine pubblicitarie ma che, per ammissione dello stesso direttore Luca Dini - inspiegabilmente uomo - non potrebbe essere così ricco e completo senza il significativo apporto economico derivante da introiti pubblicitari.
Sono le leggi di mercato, bellezza.
Dalla sua grandi firme del giornalismo, splendide interviste, un team creativo d'eccezione.
Di articolisti, editorialisti, fotografi.
Esaltati in quanto firme più che in quanto contenuti: strategia che permette alla lettrice di ricordare al volo come si chiama la redattrice che ha compilato quella bellissima intervista a pincopallino in un numero x della rivista.
Gad Lerner, Enrico Mentana, il mitico Giorgio Dell'Atti - giornalista prima classe nel raccontare e accostare i fatti nella maniera più chiara possibile, e in soli 5 minuti - la gradevolissima Daria Bignardi.
A seguire, ottime firme prese in prestito all'editoria italiana come Mauro Covacich e Gabriele Romagnoli, che non smetterò mai d'invidiare per i suoi reportage in giro per il mondo.
Ottime interviste a cura di giovani giornaliste ed emozionanti reportage dal fronte firmati da Imma Vitelli e l'israeliana Manuela Dviri.
Piccoli ma significativi contributi da parte di Luca Sofri, espertone di musica, e di Mina, alla quale tutti chiedono consiglio per tutto (Sarà o non sarà davvero lei a rispondere? Io non nutro il minimo dubbio che lo sia).
Continuo contributo in immagine di due fotografi contemporanei di moda apprezzati a livello mondiale: l'americana Annie Leibowitz e l'italiano Fabrizio Ferri.
Insomma: un femminile che piace anche agli uomini e alle giovani donne come la sottoscritta, con un approccio allo stesso tempo elitario e nazionalpopolare, patinato e concreto.
In poche parole: perfetto.
Manca solo Guia Soncini e siamo al completo.

Il secondo classificato è stato recentemente aggiornato nell'interfaccia grafica e nelle collaborazioni giornalistiche dalla neodirettrice - nonchè firma del Corriere - Maria Latella, che incontrai di sfuggita anni fa quando partecipai ad un concorso di redazione scientifica indetto dall'AIRC, e che mi è rimasta impressa per l'eleganza e l'istintiva simpatia che mi suscitò.
Latella sa il fatto suo, e ha dato ad un femminile che anni fa sfogliavo a malapena un impianto concretamente giornalistico.
Meno snob di Vanity Fair e ugualmente informativo.
Anche qui molte pagine di moda e bellissimi articoli tematici.
E la forza di avere come editorialisti Marco Travaglio e Sergio Rizzo, entrambi stimatissimi da colleghi e grande pubblico (e stimare i giornalisti, in tempo di V2 Day, sembra sempre più difficile).
Contributi 'gialli' anche da Massimo Picozzi e dai neoconfidenti su carta Barbara Alberti e Franco Grillini: sì, l'ex candidato sindaco di Roma del PSI, che da vero signore mai si è permesso, in campagna elettorale, di fare accenno alla propria candidatura e attività politica.
Tocchi di comicità qua e là, con Genè Gnocchi nei panni di Beppe Severgnini del Corriere, e le citazioni di Gino e Michele a fine rivista.
Anche qui, come nel rivale Condè Nast, buone interviste e belle foto.
Un femminile giovane ma impegnato, con prezzo più basso del rivale e tutta la qualità Rcs.

Al terzo posto, il primo femminile che ho letto nella mia vita.
A dodici anni, mi dannavo sui suoi cruciverba e sognavo sulle sue pagine di haute-couture.
Ha contribuito, suo malgrado, alla formazione del mio gusto per la moda.
Mi riferisco ad un periodico da oltre 500.000 copie e 3.000.000 di lettrici, edito dal Gruppo Mondadori.
Il più venduto in Italia, il più nazionalpopolare dei tre.
Molti consigli per gli acquisti, molta pubblicità ma anche trafiletti di qualità.
Al contrario di Vanity Fair, qui si esaltano i contenuti a scapito dell'identità delle firme.
Che sono per la maggior parte sconosciute, e portate a fare più intrattenimento di servizio che informazione tout-court, ma sempre ad un buon livello.

Al bando riviste troppo pubblicitarie come TU oppure ovvie e banali come Glamour e Cosmopolitan, preferite dalle giovanissime.

Perchè la donna non è solo una deficiente 'shopaholica' con carta di credito sempre alla mano, ma anche un essere curioso, desideroso di informarsi e, soprattutto, raziocinante.

3 commenti:

Musik ha detto...

Della serie "anche gli uomini leggono Vanity Fear" (e talvolta sono anche abbastanza coraggiosi da ammetterlo), un paio di nomi in più per un giornale che purtroppo non riesco più a leggere, ma che quando torno a casa sparisce letteralmente dalle mani di mia madre.
Si va dal mitico Glen(n), di cui non ricordo il numero di n ma che trovo u mito sempre e comunque. Tu scrivi che approvi ogni parola dell'ultimo editoriale di Vf. Io approvo ogni parola di ogni sua risposta di ogni numero di Vanity Fear che mi è capitato di avere tra le mani.
Poi c'è la psicologa nonsochi, che però è ugualmente grande per il suo essere diretta e convincente: pane al pane e vino al vino.
Infine, purtroppo, le piccole cadute di stile: le "poesie" di Sandro Bondi (perchè scrivere parole senza verbi andando a capo ogni due parole dovrebbe essere una poesia? Mah!) e i commenti di cui un po' noi tutti potremmo benissimo fare a meno dello ZeroAssoluto che forse fa Maffoni di cognome, ma non ci scommetterei.
To sum up, il bello di questa rivista è che è, certamente, femminile, ma non ha quel fondo di "girl power" che c'è in altri giornali e trovo stomachevole. E' una rivista fatta per donne che non hanno bisogno di sentirsi dire ogni tre pagine che sono superiori, semplicemente perchè lo sanno già. Ed è un giornale fatto per uomini che, di questa realtà, se ne sono fatti una ragione.

Giulia ha detto...

La dottoressa Irene Bernardini, una donna di gran cuore che dà sempre e comunque risposte intelligenti e sensate.

Un mito, sì. :)

Berenice ha detto...

Musik, vanity fear vuol dire paura della vanità
un lapsus? :D

Comunque si tratta decisamente di un giornale interessante e non stupido.