venerdì 30 maggio 2008

Scuoiato vivo

Da piccola amavo tanto le formiche da baciarle e costruire loro delle piccole città con pietre e sassolini nel cortile della nostra casa delle vacanze in Sardegna.
Ancora oggi, quando cammino, faccio attenzione a non calpestarle, per quanto posso.
Ho sempre avuto massimo rispetto per tutte le creature viventi, animali e piante.
Ho sperato in cuor mio che il cinghiale che da un decennio vive in un recinto vicino alla casa in Sardegna riuscisse a fuggire e a vivere una vita felice libero e selvatico come la maggior parte dei suoi simili.
Ho approcciato il mondo delle violenze sugli animali da piccolissima, scoprendo che si potevano fare cose orribili anche a semplice scopo ludico.

Non ho mai sezionato insetti, nè fatto esperimenti strampalati su altri tipi di animali.
E da piccola, quando mettevo piede in una macelleria, mi mettevo a piangere.
Ancora oggi, andando al mercato e vedendo ai banchi ittici pesci e molluschi ancora vivi a boccheggiare in bacinelle puzzolenti, vengo presa da un'indicibile stretta allo stomaco.

Eppure sono carnivora e pescivora convinta, ma con dignità.
Trovo giusto che si uccidano alcuni - pochi - animali che sono importanti per la salute e il sostentamento degli umani, e specialmente dei bambini in fase di crescita.
Dopotutto siamo tutti animali.
Consumatori di prim'ordine, carnivori/onnivori che, secondo la legge della giungla, devono cibarsi dei più deboli.

Ma avendo l'uomo in quanto animale 'superiore' un codice 'morale' che forse molti altri animali non hanno, dovrebbe metterlo in pratica quando davvero è necessario.
Se non altro, lasciando morire dignitosamente le proprie prede.
Anche quando le si uccidono per vanità o gola.

Ieri mi è arrivata via e-mail una catena di Sant'Antonio diversa da tutte le altre.
Per una raccolta di firme volta a denunciare le pratiche aberranti con le quali in Cina si ricava la pelliccia da animali.
Certo, non serve arrivare fino in Cina per sentire di simili violenze - si pensi all'estrazione della bile dagli orsi ancora vivi, o alle pratiche che permettono la produzione di fois-gras, o ancora alla mattanza delle foche - ma è sempre fondamentale far conoscere il più possibile queste violenze a chi ne ignora l'esistenza.

Immaginate anche soltanto di essere un procione.
Sì, uno di quei simpatici animaletti con folta pelliccia grigia, coda a piumino e musetto dolce conosciuti anche anche come 'orsetti lavatori' e diffusi soprattutto in America del Nord.
Immaginate di essere allevati in fattorie costruite apposta per farvi la pelle nel senso vero e proprio del termine.
L'uomo che fino ad un giorno prima vi aveva nutrito perchè la pelliccia fosse più bella ad un tratto vi prende a bastonate e vi sbatte a terra per tramortirvi.
Dopo avervi messo K.O - ovviamente senza uccidervi, perchè la pelliccia poi si stacca con più difficoltà e perde in bellezza - il suddetto vi prende per le zampe e vi incide il popò.
Mentre ancora vi dibattete totalmente coscienti, vi tira il lembo di pelliccia verso il basso.
Scuoiandovi come si spella il salame, come fosse la cosa più naturale del mondo.
Vi scuoia il muso.
Vi lascia a terra, carne viva insanguinata e coscienza sempre vigile, ad agonizzare lentamente, mentre ancora respirate e il cuore vi batte.

Cosa fareste a chi vi ha ridotto così?
Personalmente, opterei per il classico 'occhio per occhio, dente per dente': operazione chirurgica senza anestesia, minimo cinque ore, a privare il malcapitato prima dello strato epidermico, poi di quello epiteliale.
E poi, il tempo restante, a lasciar prendere aria a tutti i suoi organi interni.

Quello urlerebbe in una maniera inimmaginabile e insopportabile.
Gli altri animali, anche se urlano, non possono essere ascoltati.
E l'uomo autogiustifica le proprie mostruosità pensando che 'se non urla, non soffre'.
O meglio, non gliene fotte un cazzo se soffre o meno.


Qui sotto è riportato il video della campagna di boicottaggio promossa dal Peta (People for Ethical Treatment of Animals). Io sono riuscita a vederne meno della metà, e sono poco impressionabile.
Se siete impressionabili, vi consiglio di non vederlo, ma in ogni caso di visitare la pagina del Peta che è linkata sotto al video.
Meglio aprire gli occhi piuttosto che fingere di non vedere.


Sorprese inattese

Helga ha ventitrè anni, gli occhi celesti e gioiosi e i capelli biondi.
E' viennese e ama visceralmente l'Italia e la lingua italiana.
A parte i colori, fisicamente siamo molto simili, ma mai quanto siamo simili caratterialmente.
Lei è ottimismo allo stato puro
ma è consapevole della realtà
è innocenza
ma smaliziata
è sorrisi
ma sinceri
è generosa
ma non stupida
non si pone limiti
ma sa fin dove può arrivare.
Ti sembra di conoscerla da una vita
ma è solo da dueanniequalcosa
con lei puoi andare ovunque
e sentirti bene
a tuo agio
sicuro.
E' quella che parla benissimo l'italiano
con accento austro-tedesco dolce
che fa sorridere.
E' quella che saprebbe comunicare con chiunque
e risultare sempre simpatica.
E' quella che meriterebbe il meglio di tutto
ma spesso ha avuto il peggio.
E' quella che non ha limiti fisici nè mentali
ed è destinata a fare grandi cose.
E' quella che si veste semplice
senza fronzoli
e sta sempre bene.
Basta guardarla negli occhi
e sai che non ti mente,
nè potrebbe mentirti.

Insomma è un bijoux,
una perla rara.

Scusate la sviolinata, ma proprio ieri notte è arrivata a Roma, direttamente dalla Toscana - ma prima era a Parigi, dove vive - la mia più cara amica.

mercoledì 28 maggio 2008

Rigurgiti di violenza

E' vero che i media hanno il delicatissimo compito di costruire la percezione del reale del proprio pubblico di riferimento, vale a dire di un intero popolo.
Almeno quello che legge i giornali, ascolta la radio o guarda la tv.
Ma è anche vero che non credo che i recenti avvenimenti siano stati semplicemente montati ad hoc e sbattuti in prima pagina per restituire un'impressione generale di rigurgito di violenza connotata politicamente.
Anche se, di fatto, questa è un'impressione generale.

Al governo è salita una nuova forza politica, composta anche di fascisti dichiarati e senza vergogna (leggi Ciarrapico e altri).
Al Campidoglio è salito un uomo nel cui DNA politico scorre la violenza dell'ultradestra (leggi Alemanno, già picchiatore e dinamitardo).
Sono saliti al governo seducendo le masse col tema della sicurezza intransigente e aizzandole all'intolleranza razziale, ed ecco cosa è successo.

Per loro era semplice propaganda politica, per il popolo demonizzazione del diverso.
Solo in pochi hanno tratto una sola, semplice e sacrosanta conclusione: i delinquenti devono pagare, siano essi italiani o stranieri.
Ed ecco i risultati: neonazi che picchiano fino ad ucciderlo un ragazzo 'diverso' in quel di Verona, blitz notturni a campi rom senza alcun rispetto per i loro abitanti, raid razzisti per distruggere negozi di commercianti extracomunitari al Pigneto, ronde notturne per proteggersi, neofascisti che picchiano ragazzi alla Sapienza perchè colpevoli di esprimere le proprie idee politiche.
Come se non bastassero le esperienze passate di Valerio Verbano e Paolo di Nella, morti giovani per i loro ideali politici.

Forse il problema non è che è aumentata la violenza, ma che è aumentata la percezione della violenza.
Ma, in ogni caso, il fenomeno sta prendendo dimensioni preoccupanti.


Coloro che si fanno interpreti attivi delle forze estremiste si sentono ormai legittimati a fare tutto quello che vogliono.
E la colpa è nostra, ma è soprattutto della politica.

martedì 27 maggio 2008

McDonald's, alle sette.

Tradizione ormai consolidata, quando si tratta di incontrare la Genitrice.
Da quando abitiamo lontane l'una dall'altra, e la suddetta Genitrice è colta da bramosie materne, due sono i luoghi in cui è più consono consumare un breve ma intenso incontro: il pratone della città universitaria in Piazzale Aldo Moro oppure il McDonald's della Stazione Tiburtina.

Non-luoghi perfetti per vederci di nascosto e tenere segreta la nostra relazione.
E, visto che siamo personcine coi piedi per terra, condiamo i nostri incontri con un contorno di patatine fritte troppo salate e un unico bicchierone di Coca Cola diluita con tre parti d'acqua.

Romanticissime, non c'è che dire.

lunedì 26 maggio 2008

Ricorrenze saltate

Il 22 maggio era il giorno di Santa Giulia di Corsica.
Una poveretta morta vergine e martire.

Di Santa Giulia si hanno scarne notizie storicamente attendibili. Ciò che di lei conosciamo ci proviene da una Passio, alquanto tarda, risalente probabilmente al VII secolo d.C., nella quale è narrato il suo martirio e dove il racconto s’intreccia con leggende edificanti e pie tradizioni. Si narra che la nostra Santa fosse una nobile ragazza cartaginese del V sec. d. C. che, caduta in schiavitù, fu acquistata da un commerciante, un certo Eusebio, e condotta in Siria. Eusebio, sebbene pagano, teneva però in gran considerazione le doti umane e spirituali di Giulia, essendo lei una schiava dolce, sottomessa e devota, tanto da portarla con sé nei suoi viaggi. In uno di questi, a causa di un naufragio, la nostra Santa giunse in Corsica. Qui tutti i naufraghi, compreso Eusebio, sacrificarono agli dei, per essere scampati alla morte. Tutti, tranne ovviamente Giulia, perché cristiana. Il governatore del posto, Felice, uomo violento e crudele, vorrebbe acquistare la bella schiava, ma Eusebio rifiutò la pur allettante proposta, tenendo molto alla donna. Una sera, allora, Felice, approfittando dell’ubriachezza di Eusebio, si fece condurre dinanzi Giulia, offrendole la libertà qualora avesse sacrificato agli dei. La Santa rifiutò con una secca risposta, essendo, del resto, lei già libera servendo Gesù Cristo come non poteva mai esserlo servendo gli idoli pagani. Felice, indignato, tentò in vari modi di far abiurare la giovane dalla propria fede. Tutti i suoi sforzi, ciononostante, si rivelarono inutili. Per questo, non esitò a ricorrere a violenze, facendola percuotere e flagellare. Da ultimo, ordinò che le fossero strappati i capelli e che, come il Maestro che lei seguiva, fosse crocifissa a due legni in forma di croce, e gettata in mare. Avvertiti misteriosamente in sogno alcuni monaci della vicina isola di Gorgona di quanto accaduto, questi avvistarono al largo la croce con il corpo della martire ancora inchiodate mani e piedi. Non solo. Attaccato alla croce vi era un cartiglio, scritto da mani angeliche, con il nome e la storia del martirio. Recuperato il corpo e trasportatolo nella loro isola, dopo averlo ripulito ed unto con aromi, lo deposero in un sepolcro. Sin qui la Passio. Alcuni studiosi ritengono, però, che in verità, Giulia, di origine cartaginese, fosse morta martire in una delle persecuzioni sotto Decio (250 circa d.C.) o Diocleziano (304 d.C.) e che, a seguito dell’invasione dell’Africa da parte dei Vandali di Genserico, di fede ariana, alcuni cristiani fuggirono, portando con loro le reliquie della martire, riparando in Corsica. Lì la Passio originaria fu arricchita di taluni particolari che fecero assomigliare sempre più il racconto del supplizio della giovane a quello della Passione del Signore (di qui il riferimento alla flagellazione, alla crocifissione, all’unzione del corpo, ecc.). Sebbene la martire fosse morta in Corsica e fosse poi approdata presso altri lidi, lei non è stata dimenticata nell’isola francese prossima all’Italia, di cui è ancora patrona. Nel 762 d.C. circa, la regina Ansa, moglie del re longobardo Desiderio, fece traslare le reliquie di S. Giulia a Brescia approdandole, dapprima, nei pressi dell’antico nucleo urbano dell’odierna città di Livorno dove, sin dall’VIII – IX secolo, il culto della martire si è diffuso anche in questa parte della Toscana. A Bre-scia, probabilmente nel 763, papa Paolo I le consacrò una Chiesa. Nel Palazzo dei Dogi a Venezia si conserva un famoso trittico, Il martirio di Santa Giulia di Corsica, di Hieronymus Bosch. La devozione alla Santa, umile e laboriosa, fedele imitatrice del suo Padrone Celeste fin nei particolari del supplizio, è legata alle piaghe che l’hanno contraddistinta. Per questo, è invocata nelle patologie delle mani e dei piedi.

Spero di non fare la stessa fine.

Periodi di energia

Ho un'energia che nemmeno una Ferrari allo scatto di partenza.
Ma mi sembra che tutto mi sfugga dalle dita.
A parte le chances lavorative, naturalmente.
Amici che partono dopo anni di residenza a Roma, amiche che organizzano feste e vernissage ai quali non riesco a partecipare, corsi universitari dei quali perdo le lezioni: mi sento inetta.

Sto diventando grande con poca fatica e molte aspettative, ma non vorrei perdere ciò a cui tengo per strada.
Per troppa ambizione o per mancanza di tempo.

martedì 20 maggio 2008

Fre-ne-sìa.

Corri di qua, corri di là.
In questo periodo frenetico, fra continui lavori come hostess, ultime lezioni universitarie e trasloco, non so più a chi dare i resti.

E dire che mi mancano solo sei esami per la laurea, la tesi è già ben strutturata, il lavoro va a gonfie vele - ho ricevuto proposte di lavoro da Milano - e la libido amorosa freme come non mi capitava da mesi.
Mettere piede in quella che fino a tre mesi fa era casa mia - e lo è stata per tre anni - e ritrovarmi in un reliquiario polveroso e puzzolente della nostra assenza non è stato uno choc.
Sembra che qualcuno vi abbia vissuto molti anni fa, sembra che quella casa non sia mai stata la mia.

Smontare pezzo dopo pezzo i ritagli pubblicitari sulle pareti, le silhouette ritagliate, le foto incorniciate: è come se qualcun altro lo avesse fatto al posto mio.

E ora si ricomincia.
In una nuova casa - anzi, camera - con nuove presenze - due coinquiline - in nuovi spazi e con nuove prospettive.
Soprattutto con nuovi progetti.

domenica 18 maggio 2008

Mi hanno rubato l'idea

Ci pensai io anni fa ad inventare qualcosa del genere.
Non un tale strumento di tortura, però, che poi non suona tanto nuovo: già era usato dagli spogliarellisti nei locali gay quale accessorio sadomaso.

Si chiama Biniki, ed è un reggisedere.
Un sapiente incrocio di spalline regolabili simil reggiseno che, oltre ad assicurare un 'lato b' più alto, assicura una perfetta ritensione idrica e una sicura tortura per tutte quelle donne che hanno la cellulite (98% circa).

Dopo i pantaloni con imbottiture al gel proprio in prossimità delle ciapet, le guaine modellanti e gli slip imbottiti, ci mancava solo un ennesimo strumento di tortura e di camouflage.
E poi dicono che il culo non batte le tette 10 a 0.

Signori uomini, tutta la mia solidarietà perchè non saprete davvero più cosa state per toccare.
Signore donne, ribellatevi.

sabato 17 maggio 2008

Nulla di rifatto da dichiarare

Lo confesso: niente di rifatto da dichiarare.
Non le labbra, che sono carnose al naturale senza essere gommoni.
Non il seno, che pure avrebbe forse bisogno di un ritocchino di dimensioni.
Non il grasso, che il Grande Capo mi ha collocato nei punti giusti.

Poi, se penso ai casi umani che ho potuto osservare in questi due giorni di lavoro, mi passa proprio la voglia di diventare anch'io una specie di robot in forma umana assemblato con pezzi bionici.
Un tripudio di labbra da papera, seni in esplosione spontanea, gambette in bilico su trabiccoli degni delle zeppe cinquecentesche (dicasi quelle calzature con zeppa in legno di 30 cm indossate dalle nobildonne per migliorare il portamento).
Contorno di trucchi un po' pastello un po' fluo, e abiti degni di un puttan tour.
In particolare, le chirurghe.
Autoprodottasi con scarsi risultati.

Dio benedica i (chirurghi) brasiliani.

giovedì 15 maggio 2008

Gerontofila

Sarà un rigurgito tardo-lolitesco, ma in 'sto periodo gli uomini maturi m'attizzano 'na cifra.
Non me ne voglia il mio adorabile fidanzato ventiseienne, ma negli ultimi tempi il capello brizzolato con contorno di rughette attorno agli occhi è un richiamo irresistibile.

Per una come me che ha sempre avuto un debole per ragazzi e uomini più grandi, poi, è una condanna.
Suvvia, è primavera.
Lasciate che gli ormoni vaghino senza fissa dimora.
Per poi posarsi, assatanati, sull'Unico Uomo, l'Hombre Desejado.

Tuttavia devo confessarlo: la mia ultima, folle, passione è Marco Travaglio.
Lo violenterei, giuro.
Soprattutto quando guarda con occhi luccicanti da rapace i propri, polemici e malinformati, interlocutori (vd puntata di Anno Zero di stasera).

mercoledì 14 maggio 2008

Memorandum

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Impacchettiamoci

E' primavera.
Tempo di cambiamenti, migrazioni.
Traslochi.

La seconda volta in cinque anni, e dovrei dirmi fortunata.
Entrambe le volte per cause di forza maggiore, e non ho potuto fare nulla per impedirlo.
I soldi.
Ora è ufficiale: la prossima settimana si sgombra.
Un'ulteriore fase della mia vita, fra fine del liceo e fine dell'università, si conclude quasi con indifferenza, ma è stata drammatica.
La sensazione che ormai sia cosa naturale andare a vivere da sola per conto mio è impossibile da cacciar via, ma la materialità mi (ci) schiaccia come un macigno.

Ci sono progetti ghiotti, speranze dure a morire.
Io sono definitivamente io.
Spero in me stessa, in primo luogo.

lunedì 12 maggio 2008

Il 'diffamatore' Travaglio

Nella nuova Italia che sorge, si dà del diffamatore a Marco Travaglio, giornalista simbolo del pensiero 'facts, not opinions' perchè ha osato parlare degli eventuali rapporti che il neo presidente del Senato Renato Schifani intratterebbe con la mafia.

Sono d'uopo due domande:

1- E' poi tanto sorprendente? Dopotutto chi ci governa è figlioccio della mafia, quindi è logicamente ammissibile che lo siano i suoi bracci destri e sinistri.
E' gravissimo è che non ci indigniamo minimamente per i rapporti che certa politica intrattiene ormai da decenni con la mafia.
Siamo abituati a ricevere il peggio dai nostri 'servi di Stato' e ce lo prendiamo allegramente.

2- Perchè, anzichè gridare alla calunnia e alla diffamazione, non chiedono a Travaglio di provare con fatti documentati le sue affermazioni?
Temono che di certo il Paladino dei Fatti potrà presentare una robusta documentazione a supporto della propria accusa.
Perchè è un Giornalista, non un politico.

venerdì 9 maggio 2008

Mi sento lusingata

Negli ultimi due giorni, due somiglianze accreditate:


Che dire, sono commossa.

giovedì 8 maggio 2008

La ragazza che chiese l'autografo ad Ezio Mauro

Altra giornata da lavoratrice in tailleur.
O, come direbbe Loredana, da 'ancella' dei potenti.
O meglio, in questo caso, dei creativi.

Centro Congressi Roma Eventi, Via Alibert.
In fondo a Via della Vittoria, quella dove hanno trasferito la sede dell'Accademia di Santa Cecilia.
Repubblica ha organizzato un evento fighissimo, Teenager, dedicato al mondo degli adolescenti e ai loro consumi, ai loro gusti e al loro essere tribù (partecipazione di Tim, obviously).

Moderatore d'eccezione il giornalista di Repubblica Giorgio Lonardi, persona squisita e sorridente come pochi - che mi ha fatto anche dono di una scatolina di cioccolatini fondenti - apripista Ezio Mauro, direttore di Repubblica.
Oggetto, ovviamente, di una mia colossale gaffe.
Arriva questo ometto tutto elegante, sono incaricata di microfonarlo: inesperta del ruolo, gli metto il microfono a clip in tutte le posizioni possibili prima di indovinare quella giusta.
Per di più, per alcuni minuti ho continuato a chiedermi e a chiedere ai tecnici coi quali lavoravo chi fosse l'ometto con l'accento alla Berlusconi e il piglio burbero, fino a scoprire, di punto in bianco, che era proprio Lui.

L'autore del più grande miracolo giornalistico italiano: far diventare il quotidiano più venduto in Italia un giornale nato un secolo dopo - nel 1975 - dei suoi principali rivali.
E in primis del Corriere, nato a fine '800.
'Il giornale è nel flusso, non è il flusso', Mauro dixit.
A fine intervento, con la sfacciataggine che mi è propria, non mi ha negato una micro dedica con firma.
'L'autografo lo dovrebbe chiedere ai cantanti' ha commentato, con un sorrisetto fra il lusingato e il faceto.
La copia omaggio di Repubblica da lui autografata la conserverò finchè non diventerò una grande giornalista, come memento scribi.

Per il resto, as usual, molte conoscenze interessanti, molti contatti di lavoro - no, non come ancella, ma come giornalista - un'esperienza meno stressante del solito.
Metà del tempo seduta al computer a far scorrere slide di relatori imbranati con il telecomando.
E una conversazione d'eccezione con Luca Valtorta, condirettore del magazine di Repubblica XL.

Insomma: tripudio di gadget e bigliettini da visita.
Questa sì che è vita.

mercoledì 7 maggio 2008

Tradita dai nei

E' ufficiale: non potrò mai girare film porno.

Perlomeno, senza essere riconosciuta e riconoscibile.
Colpa dei nei, maledetti.

In principio fu lui.
Il neo appena sopra il monte di venere.
Spuntato in tenerissima età: non ne sono sicura, ma potrei esserci nata.
In alcune vecchie foto in déshabillé sulla spiaggia, risalenti ai miei tre anni, già ce n'era traccia, sopra la patatina cicciotta.
Il neo non perdona, così come la voglia di caffellatte, oggi quasi invisibile, nell'interno coscia destro, proprio accanto all'inguine.

Col tempo, molti altri suoi cuginetti hanno pensato bene di comparire permanentemente su altri punti strategici del corpo: sulla parte inferiore della natica sinistra, sul seno destro, sotto l'occhio destro, al di sopra della bocca (vedi foto).




Insomma, la Cicciolinainpectore rinuncerà al suo promettente futuro come pornoattrice e rimarrà giornalista.
E chissenefrega.

Rosa di maggio

ci vuole tanto, troppo coraggio.
Ma tu lo hai, più ora che in passato.

Scusa la citazione di Andrè, che non c'entra nulla, ma mi piaceva la rima.

Credo sinceramente che la seconda parte della tua vita sarà più felice e gratificante della prima.
In questi ultimi tempi ti vedo radiosa, malgrado tutto.
Hai finalmente preso in mano la tua vita: che questo possa causare scompensi e senso di smarrimento iniziali, è più che comprensibile.
Ha ragione Gianni: sei bella.
Il tuo viso non porta le ferite dei recenti avvenimenti.

Un estraneo ti guarda e vede solo una signora di mezza età con poche rughe e il viso rubicondo, il sorriso tenero e la magica disinvoltura che solo tu hai.
Io vedo la donna, prima che la madre.

Sarà che si stanno piano piano invertendo i ruoli, sarà che mi sento in dovere di prendermi cura di te, sarà che ti conosco fin troppo.
Stai avendo il coraggio di rimetterti in discussione a 54 anni, e non è da tutti.
Hai idee, progetti, speranze.
Lotti per la vita, come milioni di altre persone al mondo.
Con dignità, allegria e un pizzico di fede nel fato, che non guasta mai.
Solo che ora il fato sei tu.


Ti ammiro.

PS: ah, auguri per i tuoi 54 anni.

54 anni e sei nata nel '54.
Quest'anno sarà magico.

martedì 6 maggio 2008

Per gentile concessione de l'hombre desejado

E' solo in leasing, per ora.
Vediamo con quante smancerie potrò accaparrarmelo permanentemente. :D


Apple IBook G3, monitor 13'', datato 2002.
Una chicca per collezionisti fuori produzione.

lunedì 5 maggio 2008

Roma, identità perenne

Gianni Alemanno vuole boicottare la partecipazione di star e film straniere alla Festa del Cinema, ospitare nel 2020 le Olimpiadi.
E tutto per 'recuperare' l'identità di Roma.

Perchè, vi risulta che Roma abbia mai perso la propria identità?
La sua è un'identità aleggiante e pervasiva ad ogni livello, grazie alla storia, all'archeologia, ai reperti.
Un'identità cittadina che con ogni probabilità non potrà mai essere minimamente scalfita.
Non certo dalle star hollywoodiane - bandite per 'colpa' di George Clooney, che ha pubblicamente appoggiato la politica del PD e il suo amico Walter Veltroni - nè tanto meno dall'assenza di rilevanti eventi sportivi internazionali nel suo perimetro.

Roma è Roma, profondamente Roma, indissolubilmente Roma.
Puoi arricchirla di nuovi modelli culturali e iconici di riferimento - ci è riuscito il fascismo con le immagini dell'aquila e del fascio littorio, puntualmente associabili alla Capitale - ma non stravolgerne o metterne a tacere l'identità.
I Fori, il Colosseo, i resti delle mura fuori Roma, il Muro Torto, i musei, ma anche soltanto le sponde del Tevere.
Roma, col tempo, è diventata talmente iconica da non potersi più liberare della propria immagine e dei propri valori costitutivi, al contrario di altre città italiane e straniere (vedi Milano).

Sì ad un'Olimpiade che potrebbe dare impulso alle opere infrastrutturali e al potenziamento dei mezzi pubblici - con il rischio di congestione da traffico e da turismo che ci fu anche con il Giubileo del 2000 - no all'eliminazione ad oltranza di tutto ciò che è straniero.

Si tratti delle celebrities hollywoodiane o degli immigrati.

Errata corrige (dedicata ai lettori di EPolis)

Il caso scatenato dalla pubblicazione online dei redditi fiscali voluta da Vincenzo Visco manda in tilt l'informazione.
E fa scrivere a Domenico Zaccaria, giornalista di EPolis, che il Codacons ha chiesto un maxi risarcimento di 20 miliardi di euro, vale a dire 52 euro spettanti ad ogni contribuente.

In realtà, come si può verificare online, il risarcimento è di 20 miliardi di euro, che corrispondono però a 520 euro a contribuente.
Una cifra enorme, se si pensa che si sta attaccando un'azione legalmente possibile e contemplata come la pubblicazione dei redditi.

Come commenta su DNews di oggi Angelo Figorilli, siamo di fronte all'ennesima dimostrazione di ipocrisia congenita italiana.

* Comunicazione di servizio

Da ieri, avete la possibilità di commentare anche singole frasi e parole di questo blog.
Come fare?
Basta evidenziare con il mouse la parte di vostro interesse, tenendo premuto il tasto sinistro del mouse: apparirà una scrittina accanto, sulla quale potrete cliccare e postare il vostro commento.

Lavoriamo per voi.

domenica 4 maggio 2008

Nuovo oggetto del desiderio


Bogus, made in Stuart Weitzman, collezione Primavera/Estate 2008.
Prezzo: 300 dollari.

Lo scandalo di Visco

L'Italia è un paese di evasori.
Lo dicono i fatti.
Non ultimo, il recente scandalo dei correntisti 'vip' in
Liechtenstein.
E' un paese che più che promuovere l'illegalità, la accetta bonariamente, strizzando un occhio ai nostrani 'furbetti del quartierino', più o meno potenti.
Con una premessa simile, era scontato che un'azione come quella del viceministro dell'Economia uscente Vincenzo Visco suscitasse scalpore.
Anzi, rabbia.

Soprattutto se la pubblicazione online dell'elenco completo dei contribuenti con relative fasce di reddito è opera di un ministro ribattezzato dai cittadini 'vampiro'.
Gli italiani potranno indignarsi, potranno strepitare, potranno gridare alla violazione della privacy.
Ma la pubblicazione dei redditi è sacrosanta e a norma di legge.
Perchè siano sempre di meno i soliti truffaldini che dichiarano 10.000 intascando 100.000.

Si dovrebbe seguire, a mio avviso, l'esempio di un comune veneto e leghista come quello di Noventa Vicentina, in provincia di Vicenza: anni fa, pubblicò la lista completa delle dichiarazioni dei redditi dei suoi cittadini, mettendo in mutande molti evasori latenti.
A volte occorrono 'misure impopolari' - per usare le parole di Berlusconi - per combattere l'illegalità.

E i cittadini farebbero bene a ricordarsi che chi evade le tasse o ne dichiara meno del dovuto grava su di loro economicamente.
Impoverendoli ancora di più.

E' bufera fra gli internauti.

sabato 3 maggio 2008

Parole sante

A proposito di Gad Lerner e di Vanity Fair: condivido ogni singola riga di questo suo editoriale sull'immigrazione in Italia, pubblicato sull'ultimo numero di VF (18/2008).

I romeni che stuprano e quelli che muoiono nei cantieri

Vorremmo i delinquenti a casa loro: in realtà ci dà fastidio la miseria umana sotto i cavalcavia

Non so in che misura la violenza sessuale esercitata il 16 aprile scorso dal romeno Joan Rus su una studentessa sudafricana abbia influenzato l’elezione del sindaco di Roma. Ma so che nel frattempo lo stupro, l’abuso e l’umiliazione si ripetono in Italia centinaia, migliaia di volte senza diventare un «caso politico», solo perché nella grande maggioranza dei casi i violentatori sono nativi della penisola anziché immigrati. E magari pure capifamiglia che tra le mura domestiche si sentono in diritto di spadroneggiare sulle «nostre» femmine, salvo poi comprare a modico prezzo il sesso delle straniere prostitute quando decidono di concedersi una libera uscita. Almeno un paio di volte alla settimana viene ritrovato il cadavere di una di queste poverette in una roggia o in un bosco, magari nuda e chiusa in un sacco della spazzatura. Ma state tranquilli che la politica non ci farà su comizi; i giornali ricameranno serial killer lontano dalla prima pagina; e nessun sindaco veronese invocherà la pena di morte per gli esagerati consumatori nostrani di carne d’importazione.

Come avrete capito, sono molto molto arrabbiato. Vedo l’Italia diventare razzista e becera. Vedo i giornali, nessuno escluso, pubblicare tabelle fuorvianti sulla percentuale di delinquenza dei romeni, lasciando intendere ai distratti che la maggior parte dei reati commessi in Italia sia opera loro. Bugia di facile presa. Perché è vero che la miseria e l’ignoranza alzano le percentuali della criminalità fra i nuovi venuti, e questo rappresenta un problema di ordine pubblico. Ma è un falso ignobile che il problema della sicurezza coincida col problema dell’immigrazione. E resta un falso ignobile anche se ormai è chiaro come sulla paura dello straniero in Italia si vincano e si perdano le elezioni.
Dopo Joan Rus, il secondo criminale romeno sbattuto in prima pagina nella settimana dei ballottaggi è il ventenne Claudiu Stoleru, immigrato a Lugagnano di Sona. Reo confesso dell’omicidio del suo datore di lavoro che lo tormentava, dice, con richieste di prestazioni sessuali, gli inquirenti lo sospettano di averne ucciso anche la moglie. Ma prendono molto sul serio quel mercimonio che non si accontenta del lavoro nero e coinvolge altri giovani operai in un rapporto di totale sottomissione, come ora emerge dalle indagini in ambienti perbenisti dove l’omosessualità implica l’essere due volte clandestini. E allora come finirà il processo a Claudiu Stoleru? Con la pena di morte invocata dal sindaco leghista o con le attenuanti generiche previste dal codice penale? In ogni caso sarà un peggioramento nella malattia dello spirito italiano.
Che cosa volete che importino le decine – sì, decine – di romeni morti sul lavoro nel nostro Paese nei sei mesi trascorsi dall’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto? Secondo voi qualcuno s’è peritato di verificare che fine abbia fatto Emilia, la donna rom che ne ha denunciato l’assassino Nicole Mailat? L’avranno sgomberata insieme agli altri, anzi, «derattizzata », per usare il linguaggio nazista che va per la maggiore.

Ricevo obiezioni: ci indigniamo per i reati commessi da romeni già delinquenti a casa loro, perché non dovrebbero vivere sul nostro territorio. Ma contatela giusta: vi indignate perché vi dà fastidio la miseria umana sotto i cavalcavia. Magari v’illudete di poter far senza le badanti e i muratori romeni. E in ogni caso vorreste che di notte scomparissero d’incanto, salvo presentarsi puliti e sorridenti la mattina dopo sul posto di lavoro. Mi fanno cascare le braccia i politici che si rifugiano dietro alla formula lapalissiana: la sicurezza non è né di destra né di sinistra. Senza accorgersi che questo loro opportunismo ha alimentato una concezione razzista della sicurezza facendo sì che ormai, nell’Italia 2008, eccome se è diventata di destra la sicurezza.
Oggi tocca ai romeni come ieri toccò agli albanesi e ai marocchini, e l’altro ieri agli ebrei (che nell’Europa dell’Est erano poveri, troppi, un po’ sudici e un po’ ladri, mica facevano chic come oggi). Sono sicuro che un giorno ci vergogneremo della campagna razziale in atto, ma sarà troppo tardi. E allora cercheremo indulgenza magari nelle pagine meravigliose del filosofo romeno Constantin Noica, tanti anni trascorsi nelle carceri comuniste dove ha scritto un capolavoro: Pregate per il fratello Alessandro (Il Mulino). Lettura da non perdere, dedicata a uno che seppe vergognarsi.

Le donne dei 'femminili'

Essendo curiosacomeunascimmia in forma cronaca nonchè 'spugnosa' nel raccogliere notizie e informazioni varie dal mondo, sono onnivora.
Mi cibo di periodici culturali, quotidiani free-press e a pagamento, settimanali di commento internazionale, internet, riviste di moda e, dulcis in fundo, settimanali femminili.

Spesso, insulsi e vuoti.
Esclusive e seducenti vetrine di prodotti sponsorizzati da inserzionisti pubblicitari, piene di pseudo articoli che infinocchiano il tempo necessario finchè non si nota la dicitura 'Informazione dalle aziende'.
Informazione che sta per pubblicità dura e pura.

A parte le ingenti quantità di pubblicità occulte o dichiarate, molte di queste riviste offrono poco altro.
Salvo tre mirabili eccezioni: Vanity Fair, Anna e Donna Moderna.
Ovvero i tre femminili più venduti in Italia.

Il primo sul podio è un settimanale in continua evoluzione, sempre positiva, al quale molte lettrici rimproverano la sovrabbondanza di pagine pubblicitarie ma che, per ammissione dello stesso direttore Luca Dini - inspiegabilmente uomo - non potrebbe essere così ricco e completo senza il significativo apporto economico derivante da introiti pubblicitari.
Sono le leggi di mercato, bellezza.
Dalla sua grandi firme del giornalismo, splendide interviste, un team creativo d'eccezione.
Di articolisti, editorialisti, fotografi.
Esaltati in quanto firme più che in quanto contenuti: strategia che permette alla lettrice di ricordare al volo come si chiama la redattrice che ha compilato quella bellissima intervista a pincopallino in un numero x della rivista.
Gad Lerner, Enrico Mentana, il mitico Giorgio Dell'Atti - giornalista prima classe nel raccontare e accostare i fatti nella maniera più chiara possibile, e in soli 5 minuti - la gradevolissima Daria Bignardi.
A seguire, ottime firme prese in prestito all'editoria italiana come Mauro Covacich e Gabriele Romagnoli, che non smetterò mai d'invidiare per i suoi reportage in giro per il mondo.
Ottime interviste a cura di giovani giornaliste ed emozionanti reportage dal fronte firmati da Imma Vitelli e l'israeliana Manuela Dviri.
Piccoli ma significativi contributi da parte di Luca Sofri, espertone di musica, e di Mina, alla quale tutti chiedono consiglio per tutto (Sarà o non sarà davvero lei a rispondere? Io non nutro il minimo dubbio che lo sia).
Continuo contributo in immagine di due fotografi contemporanei di moda apprezzati a livello mondiale: l'americana Annie Leibowitz e l'italiano Fabrizio Ferri.
Insomma: un femminile che piace anche agli uomini e alle giovani donne come la sottoscritta, con un approccio allo stesso tempo elitario e nazionalpopolare, patinato e concreto.
In poche parole: perfetto.
Manca solo Guia Soncini e siamo al completo.

Il secondo classificato è stato recentemente aggiornato nell'interfaccia grafica e nelle collaborazioni giornalistiche dalla neodirettrice - nonchè firma del Corriere - Maria Latella, che incontrai di sfuggita anni fa quando partecipai ad un concorso di redazione scientifica indetto dall'AIRC, e che mi è rimasta impressa per l'eleganza e l'istintiva simpatia che mi suscitò.
Latella sa il fatto suo, e ha dato ad un femminile che anni fa sfogliavo a malapena un impianto concretamente giornalistico.
Meno snob di Vanity Fair e ugualmente informativo.
Anche qui molte pagine di moda e bellissimi articoli tematici.
E la forza di avere come editorialisti Marco Travaglio e Sergio Rizzo, entrambi stimatissimi da colleghi e grande pubblico (e stimare i giornalisti, in tempo di V2 Day, sembra sempre più difficile).
Contributi 'gialli' anche da Massimo Picozzi e dai neoconfidenti su carta Barbara Alberti e Franco Grillini: sì, l'ex candidato sindaco di Roma del PSI, che da vero signore mai si è permesso, in campagna elettorale, di fare accenno alla propria candidatura e attività politica.
Tocchi di comicità qua e là, con Genè Gnocchi nei panni di Beppe Severgnini del Corriere, e le citazioni di Gino e Michele a fine rivista.
Anche qui, come nel rivale Condè Nast, buone interviste e belle foto.
Un femminile giovane ma impegnato, con prezzo più basso del rivale e tutta la qualità Rcs.

Al terzo posto, il primo femminile che ho letto nella mia vita.
A dodici anni, mi dannavo sui suoi cruciverba e sognavo sulle sue pagine di haute-couture.
Ha contribuito, suo malgrado, alla formazione del mio gusto per la moda.
Mi riferisco ad un periodico da oltre 500.000 copie e 3.000.000 di lettrici, edito dal Gruppo Mondadori.
Il più venduto in Italia, il più nazionalpopolare dei tre.
Molti consigli per gli acquisti, molta pubblicità ma anche trafiletti di qualità.
Al contrario di Vanity Fair, qui si esaltano i contenuti a scapito dell'identità delle firme.
Che sono per la maggior parte sconosciute, e portate a fare più intrattenimento di servizio che informazione tout-court, ma sempre ad un buon livello.

Al bando riviste troppo pubblicitarie come TU oppure ovvie e banali come Glamour e Cosmopolitan, preferite dalle giovanissime.

Perchè la donna non è solo una deficiente 'shopaholica' con carta di credito sempre alla mano, ma anche un essere curioso, desideroso di informarsi e, soprattutto, raziocinante.

venerdì 2 maggio 2008

La terra dei 'fucili sempre carichi'

No, il titolo non è una strizzata d'occhio ai lettori più maliziosi, anche se il fallo, sia pure per vie traverse, c'entra qualcosa.
Il riferimento è ai 'fucili' minacciati da Bossi, che fa coppia con lo sbandierato celodurismo padano.

Perchè ora, proprio in terra padana mi trovo.
In quella provincia di Vicenza conquistata da un sindaco di centrosinistra.
In barba ad ogni logica: Roma ai fascisti, Vicenza ai pieddini.

I postumi delle elezioni qui si respirano ancora più che a Roma: centinaia di manifesti elettorali della sinistra lì, abbandonati, a ricordo della sonora sconfitta.
E quel Giornale di Vicenza che, a ben leggere, è più comico del Giornale di Maurizio Belpietro o del Tg4 di Emilio Fede.

In nessun altro posso respirare aria di paese come qui a Marano Vicentino, ridente frazione di provincia.

Con le mega industrie tessili, le villette di bianco tinteggiate, i prati verdi, le montagne davanti, l'abbaiare di un numero imprecisato di cani.
Questo è un Eden senza pretese, abitato dai genitori sorridenti e genuini del mio ragazzo, dalla sua sorellina minore con sorriso radioso apparecchiomunito, dalla loro cagnetta bianca come la neve.
Dove la prassi è bere prosecco e mangiare fritture di pesce in un cortile assolato.

E ci si sente soli al mondo.
Oltre che felici.

La 'lavoratrice' si è riposata

Black out dovuto il 1 maggio.
Godendomi una giornata tutta nuvole, cani soffici e bruschette intasastomaco. :D