domenica 27 aprile 2008

Responsabilità da cittadini

Nessuno potrà venirmi a dire che non sono una cittadina diligente che sfrutta appieno, o meglio tenta di sfruttare, il proprio unico potere: quello elettorale.
Stamattina di buon'ora, appuntamento con la genitrice per partecipare al ballottaggio Rutelli-Alemanno, contendenti alla poltrona di sindaco della Capitale.

Arrivo al seggio tirata di tutto punto e - merda - avevo dimenticato tessera elettorale e passaporto, l'unico documento in mio possesso dopo il disastroso furto subito a fine febbraio.
All'inizio, accarezzo l'idea di rincunciare al voto: in fondo, se siamo condannati ad avere un fascista ex picchiatore come sindaco, non lo eviteremo per una manciata di voti in meno o in più.
Ragionamento stupido e condivisibile da almeno tre milioni di cittadini, vale a dire gli abitanti complessivi di Roma.

Così, un'ora e molte chiacchere dopo, sono tornata a prendere l'occorrente per tentare di mandare al potere un ciellino piuttosto che un fascista e ho fatto il mio dovere di cittadina.
Turandomi il naso per il baciapilismo del candidato prescelto ma tirando un sospiro di sollievo per la possibilità di scegliere un solo partito fra quelli che lo appoggiavano.
E la scelta è, come ovvio, ricaduta sul buon vecchio Di Pietro.

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