domenica 27 aprile 2008

Ode alla Sardegna

Avvertenza per i lettori: post non privo di una certa dose di sciovinismo da parte della sottoscritta.
Nata e cresciuta in quel di Roma, ma geneticamente e caratterialmente sarda docg.


Per il continente, la Sardegna ha sempre rappresentato una terra misteriosa.
Ottima per farci vacanze marittime tutte mondanità e per esercitarsi nel vandalismo naturalistico, ma chiusa.
Retrograda.
Minacciosa nelle sue asperità.

In passato, come spesso nel presente, la Sardegna viene apostrofata come terra di selvaggi, di allevatori di bestiame, di contadini.
Di gente che, sulla carta, non potrebbe trasmettere una cultura al resto d'Italia.
Sia essa alta o bassa, raffinata o pop.

Bene: nessuna affermazione fu più sbagliata.
Al contrario, la Sardegna è una terra di eccellenza, in svariati campi.

Si pensi, per esempio, alle tanto decantate bellezze sarde.
Non c'è da stupirsi, in fondo, che come veline di Striscia la Notizia, modelli di bellezza femminile nazionalpopolare, si opti ormai da molti anni per fanciulle sarde.
Del nord, del sud, del centro.
Ricostruendo un'ideale geografia che va dalla Sassari di Elisabetta Canalis alla Cagliari di Giorgia Palmas (e della cugina Letterina Francesca Lodo).
E a queste si aggiunge l'apolide Melissa Satta, di origini sarde ma nata a Boston.
La Sardegna, fra l'altro, ha dato i natali ad icone di sensualità come la statuaria Pamela Prati, per anni considerata il fondoschiena più bello d'Italia, e a Valeriona Marini (quest'ultima non un vanto locale, per la verità).
A queste si aggiunge l'ottima attrice Caterina Murino, già Letterina di Passaparola in tv, poi vista nei panni di Solange, femme fatale in Casinò Royale, e nel recente Non pensarci, oltre che apprezzata interprete teatrale (di recente, nella piece tratta dal romanzo di Salvatore Niffoi La vedova scalza).
Per chi fosse ancora scettico, c'è il tradizionale Calendario delle bellezze sarde per lustrarsi gli occhi (edizione 2006, ma che vi frega?).

Se si lasciano da parte i vanti estetici, l'isola a forma di piede (in greco Ichnusa, oggi una celeberrima marca di birra locale, ndr) può vantare una ricca e raffinata cultura letteraria: si va dalla compianta Grazia Deledda, prima e unica donna italiana a vincere un Nobel per la letteratura nel 1926, alla lingua complessa e intrisa di storia di Salvatore Niffoi, all'ultimo Premio Campiello Milena Agus, alla penna graffiante di Michela Murgia, ai personaggi trasognanti e indimenticabili di Bianca Pitzorno, la migliore scrittrice italiana per l'infanzia.

Ma una terra come l'Ichnusa, con una storia millenaria alle spalle - è una delle terre con le più antiche formazioni rocciose al mondo - ha coltivato anche una cultura musicale di tutto rispetto.
Con Paolo Fresu, considerato il più grande jazzista italiano, e Mariano Deidda, il musicista che musicò i versi di Fernando Pessoa, questa cultura si è fatta conoscere.
Più dalle elite e dagli appassionati che dal grande pubblico.
E poi, come esempio di musica pop nel senso di popolare, possiamo sempre citare Marisa Sannia, morta a 61 anni il 15 aprile scorso, e il fresco vincitore di Amici Marco Carta (talento con voce nera o bluff? Staremo a vedere).

A livello giuridico, poi, la Sardegna ha stabilito un record importante: nel 1392, l'allora sovrana Eleonora d'Arborea, catalana della quale Carlo Cattaneo scrisse che era “..la figura più splendida di donna che abbiano le storie italiane, non escluse quelle di Roma antica..” , promulgò un corpus di leggi per lo stato del Giudicato d'Arborea, denominato Carta de Logu, già abbozzato dal padre Mariano IV d'Arborea.
Si trattava di un codice civile-penale-rurale interamente redatto in sardo logudorese, composto da 198 articoli, che restò in vigore per 435 anni, fino all'avvento nel 1827 del codice emanato da Carlo Felice di Savoia.
Perchè così importante? Fu uno dei primi esempi italiani di codice legislativo e di affermazione dello 'stato di diritto'.
E tratta al suo interno argomenti di scottante attualità, come la condizione femminile e la tutela dei minori.

Politicamente, molti dei suoi nativi si sono affermati prepotentemente sulla scena nazionale, come dimostrano due personaggi dalle diversissime storie politiche come l'alerese (cittadino di Ales, in provincia di Nuoro, ndr) Antonio Gramsci e il sassarese Francesco Cossiga.
Uno padre del comunismo italiano post-marxista, l'altro patron DC.
In una terra che ha fatto del melting-pot razziale, linguistico e culturale il suo punto di forza.

Terra isolata e misconosciuta per secoli uguale terra sottosviluppata sul piano economico?
Manco per niente.
Grazie allo spirito imprenditoriale dell'attuale presidente della regione Sardegna Renato Soru, in questa terra nacque, nel gennaio 1998, quell'impero economico tutto italiano che risponde al nome di Tiscali.
Spa (Società per Azioni, ndr) quotata in borsa dal 1999 il cui andamento della borsa nell'ultimo mese è stato in continuo rialzo.
La prima azienda telematica a proporre in Italia connessione internet gratuita e servizi VoIP (telefonate via internet, vedi Skype).
Insomma, una pioniera della modernità legata alle neotecnologie e all'universo internettaro.

Prendendo in esame un ambito diverso, legato anch'esso all'economia, come quello dell'energia e delle fonti rinnovabili, ecco ancora la Sardegna stabilire un primato: è la regione italiana che sfrutta maggiormente l'eolico per produrre energia.
Grazie ad almeno 2000-2500 ore di vento costante all'anno, e grazie ad un'attento sfruttamento delle risorse del territorio locale.
Perchè, come afferma Giorgio Porcu, responsabile Energie Rinnovabili Enel Sardegna, l' uso di energia eolica "presenta il minor costo per kWh prodotto, la minor occupazione di suolo a parità di energia prodotta e consente il pieno utilizzo del terreno sottostante", oltre a vantare il minore impatto ambientale.
E la polemica 'sono belle o non sono belle le pale eoliche' regge poco.
L'eolico è il futuro, che agli esteti del paesaggio piaccia o meno.

Tanto che l'Enel investe più negli States che da noi, con il progetto Smoky Hills in Arkansas, che permette di soddisfare i consumi di 13.000 famiglie, non emettere 300.000 tonnellate di Co2 e risparmiare 70.000 tonnellate di petrolio all'anno.

Insomma, la Sardegna non è una terra di pecorai nè una terra di retrogradi e sottosviluppati.
E bisogna combattere l'ignoranza della gente, nostrana e straniera.
Così che non succedano più fatti come questo.

1 commento:

Musik ha detto...

Io sulla Sardegna qualche post l'ho dedicato, però, da sardo, mi perdonerai, ma su questo post non sono affatto d'accordo.
L'eccellenza della Sardegna non mi è data dalle veline di Stricia, nè tantomeno dalla cara Valeria Marini che, firmando idealmente un patto coi sardi, fa sì che tutti sappiano le sue origini, e non si sa se la vergogna sia maggiore in noi o in lei.
La celeberrima marca di birra locale in realtà è "cara che fogu", ovvero cara come il fuoco, e perdipiù tra le meno buone. Ottime però per le compagnie di gaggi (i tamarri de vo' attri).
Nella letteratura, invece, ti (e mi) consiglio Sergio Atzeni, scrittore che sto per scoprire grazie alla biblioteca comunale.
Inoltre, perchè citare il mitico Paolo Fresu e affiancarlo al Marco Carta uscito da dove è uscito con l'accento che noi tutti abbiamo imparato a dover ascoltare, che ha rovinato la vita a molti altri suoi omonimi, visto il cognome molto diffuso nell'isola? Perchè? Sadismo, penso io. Piuttosto, cita un bravissimo, e purtroppo scomparso, Andrea Parodi, ex voce dei Tazenda, e questi ultimi, appunto.
Il Soru di Tiscali non è certo il Soru della Regione, e un po' di conflitto di interessi ce l'abbiamo anche noi, e questo nome ancora mi fa accapponare la pelle. Vedi la sua villettina vicino al mare con legge a seguire di non edificabilità entro i due km dalla costa. Gli altri. Lui sì.

La Sardegna non è terra di eccellenza, a parer mio. E' terra. E' vento e alberi, è cultura, storia, mare e un profumo che ancora non ho ritrovato altrove ma che a volte mi sembra di sentire.
Il nostro amore non è per forza il più bello del mondo. Ma lo amiamo, ed è questo quello che importa.

Ti aspetto.