mercoledì 23 aprile 2008

Non solo ipocriti

in tv vince la cosiddetta 'genuinità'.
Il riferimento è all'ultima edizione del Grande Fratello, che ha visto come vincitore del premio di 500.000 euro il muratore Mario Ferretti.

Bonaccione con calata umbra doc, operaio, discretamente maschilista, e ragazzo-padre di un bambino che adora.
Uno che si fa i fatti suoi, qualità che il pubblico apprezza.

Insomma, il perfetto candidato alla vittoria presso i cuori dei telespettatori.
Perchè in lui ci si identifica, non ci si sente inferiori, si prova tenerezza.
Per la lacrimuccia nel leggere una lettera inviatagli dal figlio mentre era nella Casa, per le litigate con la 'coinquilina' Teresa Stinziani, seconda classificata e anch'essa 'genuina'.
Perfetto mix di tenerezza e ruvidezza, la cui storia personale potrebbe ispirare una sceneggiatura o una fiction di successo.

Perchè il pubblico adora le storie dei plebei che diventano principi.
Ama sentirsi raccontare dai media le scalate sociali dei suoi piccoli eroi, gli eroi del popolo.
Cosa ci sia di eroico nel Grande Fratello, poi, non è dato saperlo.
Esporsi in modo impietoso al vojerismo intrinseco del grande pubblico televisivo, in fondo, è una scelta autonoma.
Dettata dal premio finale e da una buona dose di esibizionismo.

Non è dato di sapere nemmeno cosa si intenda, oggi, per genuinità.
Basti pensare alle passate edizioni del GF.
La terza edizione la vinse Floriana Secondi, la settima Milo Coretti.
Entrambi romanacci docg e coatti, modi irruenti e cuore d'oro, come da copione.
Il pubblico nazionalpopolare, e gli italiani in generale, ragionano per stereotipi.
Così il dialettalismo, la parlata sgrammaticata e i modi buffi finiscono per diventare conditiones sine quae non dell'essere genuini, spontanei, simpatici.


E si finisce per sacrificare 'semplicità' meno plateali a favore dei nuovi eroi del popolo.
Gli idoli che sono intrinsecamente tali perchè dal popolo provengono, o dovrebbero provenire.


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