martedì 1 aprile 2008

Liberismo e liberalismo - Il mercato politico

In questi giorni, su media televisivi e giornalistici imperversano due parole chiave.
Delle quali pochi di noi comuni mortali conoscono il reale significato ma delle quali tutti pensano di saperlo.

Liberismo e liberalismo.
Termini spesso contrapposti, non si sa bene per quale oscuro motivo.

Liberismo: "dottrina economica favorevole al libero scambio e contraria a qualsiasi forma di protezionismo e di intervento dello Stato".
Liberalismo: "dottrina e movimento politico che sostiene i limiti del potere statale e il primato dei diritti individuali sul potere pubblico e statale".
Il che, inteso come liberalismo economico, coincide perfettamente con il liberismo.
De Mauro dixit.

Premessa di base quindi è che liberismo è uguale a liberalismo economico.
E, fin qui, nessun problema.
Poi, considerazioni di carattere politico: storicamente, il liberalismo farebbe capo ad un'ideologia destrorsa, il liberismo ad una sinistrorsa.

Come possiamo verificare nei vari programmi elettorali delle imminenti elezioni politiche, questa asserzione non è vera, almeno nelle intenzioni: lo dimostra con esempi pratici l'editorialista economico Luigi Zingales sull'Espresso del 27 marzo.
Smentendo la tesi degli economisti Alesina e Giavazzi, esposta in 'Il liberismo è di sinistra' (Edizioni Il Saggiatore) e su un articolo recentemente apparso sul Corriere.


Il liberismo è la condizione necessaria perchè esista il libero mercato, il liberalismo è la condizione necessaria perchè ci siano liberi individui.

Dov'è la differenza?
Il mercato è reso possibile dalla presenza di uomini che agiscono in libera concorrenza reciproca.
Gli individui possono essere ritenersi liberi, in primis, quando hanno la possibilità di scegliere liberamente.

Fra i politici che vogliono mandare al governo o le case produttrici dello stesso tipo di merce fa poca differenza.

Nessun commento: