lunedì 28 aprile 2008

La cellulite di Marilyn

Signori si nasce, diceva Totò.

Ci sono donne molto fortunate alle quali capita, almeno una volta nella vita, di stare con un signore.
Altre alle quali questo non accade.
Vuoi per autolesionismo, vuoi per smisurato bisogno di affetto che porta a buttarsi fra le braccia del primo ganzo un po' stronzo che si incontra.
Così, probabilmente, è stato per Marilyn Monroe.
Anzi, Norma Jean Baker.

La quale, dopo tre matrimoni finiti male e innumerevoli amanti - che si fanno vivi col passare degli anni bisognosi di pubblicità, non importa di che tipo - non è riuscita a trovare la felicità - e i signori - tanto agognati.
Poi la morte, per qualcuno venuta da sicari mafiosi, per qualcun altro venuta da ingenti quantità di sonniferi e tranquillanti ingeriti dall'attrice per mettere a tacere la propria infelicità.

Col passare degli anni, la lista degli amanti di Marilyn si è allungata a dismisura: Johnny Hyde, Yves Montand e fratelli Kennedy, Rossano Brazzi, Frank Sinatra, amanti ultranoti mentre lei era ancora in vita, ad altri meno noti.
Come Carlo Croccolo, famoso attore comico che lavorò con Totò ed Eduardo de Filippo.
Di sicuro un playboy, ma altrettanto certamente non un signore.
Per aver spiattellato ai tabloid italiani la cellulite di Marilyn ("Marilyn era stupenda anche se aveva un po' di cellulite"), della cui esistenza eravamo peraltro già persuasi, essendo la signorina alquanto voluttuosa nelle forme e nelle carni.
Dimostrazione vivente del fatto che la cellulite può essere sexy.
Croccolo è stato con lei solo tre mesi, e pretende di essere un esperto dell'arcano Marilyn.
I media, dal canto loro, dimostrano di non avere argomenti migliori dei quali parlare (Repubblica, Corriere, ANSA, Leggo, IlGiornale).
Come lui, si sono rivelati poco signorili anche colleghi di lavoro come Tony Curtis, che all'epoca di A qualcuno piace caldo ('62) dichiarò che "baciare Marilyn era come baciare Hitler".

Su Marilyn si è scritto di tutto: dal libro scritto dal suo analista personale violando il codice professionale del segreto sulle confidenze dei pazienti, alle biografie degli amici più intimi.
Per rendersi conto della quantità di libri scritti su di lei, basta farsi un giro su librerie online come Unilibro, IBS o Amazon, che conta 15.865 opere riguardanti l'attrice.
Anni fa fu reso pubblico il suo diario adolescenziale, così come i suoi quaderni di poesie. Poesie sorprendentemente profonde.
Sono stati girati molti documentari, alcuni editi anche in Italia, con testimonianze di amici e registi che la conoscevano da vicino.

Recentemente, è stato acquistato per 1,5 milione di dollari il filmato hard che la ritraeva fare una fellatio, scovato negli anni '60 dal direttore dell'FBI J.Edgar Hoover, che lo custodì gelosamente per decenni.
E visto che il pubblico è da sempre avido di questa icona di seduzione, si pensò bene, negli anni '90, di mettere in commercio lembi strappati dal lenzuolo che la avvolgeva quando fu rinvenuto il suo cadavere, mutandine e indumenti vari da lei indossate.

E di stampare francobolli col suo viso, creare bambole con le sue fattezze, trasformarla in salvadanaio nel quale inserire monete al solo scopo di vedere sollevata la gonna della bambolina incorporata, dipingere quadri inestimabili dedicati al suo volto (la Marilyn di Andy Warhol), creare collezioni di moda da lei ispirate (Versace, collezione primavera/estate '91), creare profumi (Marilyn di Arpege), sfruttarne il look (il video Material Girl di Madonna, datato 1985), tentare di diventarne le eredi putative (la platmate di Playboy Anne Nicole Smith, l'attrice Scarlett Johansson, la showgirl italo-americana Justine Mattera e troppe altre).

Perchè Marilyn è un business che non conosce crisi, un'icona più che un essere umano.
Al punto che la senatrice democratica Sheila Kuehl propose un disegno di legge, il Marilyn Monroe Act, che limitasse lo sfruttamento selvaggio dell'immagine della diva, affidato alla sua fondazione.
Il progetto di legge avrebbe modificato le norme vigenti in base alle quali lo sfruttamento dell'immagine della celebrità defunta è competenza degli eredi e dei parenti.
Perchè l'immagine di una celebrità è proprietà sua e va tutelata, anche post-mortem.

Iniziativa nobile ma recentemente vanificata.
Quando un giudice, adducendo come scusa il fatto che l'attrice viveva a New York, città dove i diritti si estinguono con la morte, liberalizzò i diritti sullo sfruttamento della sua immagine.
Norma/Marilyn è di tutti.

Ne hanno smembrato il corpo, l'anima, i beni.
Ma lei era, prima di ogni altra cosa, una donna.
Una donna che voleva solo essere amata, e non chiedeva che semplice rispetto.

Per tutta risposta, i media, come i suoi amanti, l'hanno vampirizzata per poi metterla da parte.
Almeno fino al prossimo scoop.



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