domenica 6 aprile 2008

Belli e invisibili - Fur

Un pugno nello stomaco. Questa la sensazione che spettatori di ieri e di oggi provano davanti alle foto della più sovversiva delle artiste nordamericane del ventesimo secolo, Diane Arbus.
Pugno nello stomaco dovuto alla naturalezza, alla verità e alla spontaneità dei soggetti ritratti. 'Freaks', individui borderline, emarginati, anticonformisti.
Dai nudisti agli ermafroditi, dai nani agli ipertricotici.

E, paradossalmente, la realtà socialmente tollerata negli Stati Uniti degli anni '50 appare più mostruosa dei 'mostri' stessi: due gemelle omozigote dallo sguardo vitreo possono suscitare in noi maggiore inquietudine di un nano a petto nudo sorridente in una camera d'albergo.

Sovversivo è tutto ciò che rivela quello che si nasconde dietro alla facciata.
Il fantasma di una vita basso-borghese con figlio ritardato mentale al seguito (foto), l'esibizione naturale di un modus vivendi solo apparentemente extra-ordinario (foto), tutto il dolore dell'esistenza condensato in un'immagine (foto), la normalità che turba senza un perchè (foto), la deviazione dalla norma che inquieta e atterrisce (foto).


Premessa necessaria per spiegare un film come Fur.
Non una fedele biografia dell'artista, ma una libera fantasticheria sull'inquietudine della donna.
Diane Nemerov sposata Arbus: moglie e madre di due splendide bambine, assistente del marito fotografo di moda, stretta in ruoli socialmente validi e intimamente insignificanti.
Che trova se stessa nella scoperta del deviante. Sfuggendo alla norma del quotidiano, (co)stretta nella sua perfetta famiglia americana, con appartamento nella New York chic, genitori ricchi, marito stakanovista e assente, figlie troppo piccole per comprenderla.
Lei, Diane (Nicole Kidman), scopre di voler, e saper, fotografare incrociando l'esistenza di un fenomeno da baraccone, l'ipertricotico Lionel (Robert Downey Jr).

Personaggio inventato, ma perfetta incarnazione del tormento interiore di Arbus, prigioniera di un mondo fatto di modelle, pose fasulle, allegre casalinghe segretamente disperate, ricchezza, fama, copertine sulle riviste di moda più importanti del mondo.
Lo spettatore è preso per mano e condotto nei meandri delle sue fantasie.
Fantasie popolate da visioni, ricordi infantili, dettagli del reale che nessuno si sofferma a notare.

E poi, Lionel.
Lo vede, ne desidera l'immagine, se ne innamora.
Il passo è breve.
Il desiderio cresce in proporzione alla diversità apparente fra i due.
Lei bella e freak dentro, lui freak fuori e puro dentro.
Una Bella e la Bestia dei giorni nostri, con tanto di metamorfosi della bestia in principe.
Nella scena più toccante del film: quella nella quale Diane rasa completamente Lionel svelandone le fattezze umane, ruvide, maschie.
Segue la scena d'amore più struggente che si sia vista al cinema negli ultimi anni.
Entrambi non hanno nulla da perdere, in fondo.
La società americana ipocrita e abbottonata anni '50 riammetterà una delle sue figlie ignorandone l'adulterio, abbandonando il freak al suo destino.

Robert Downey Jr seduce senza phisique du role, forte di una bravura da caratterista;
Nicole Kidman stupisce per la generosità con la quale lavora sul proprio personaggio, gestualità e sguardi inclusi.
Non c'è pietà nè perbenismo nella sua prova d'attrice, come non ce n'è nel film nè tanto meno nelle opere di Diane Arbus.
Non c'è una morale, se non una ridicolizzazione del mondo cosiddetto 'normale': i sorrisi delle modelle in posa da brave massaie, le sfilate di pellicce a casa Arbus, i genitori di Diane.
Tutto è così fasullo da essere ridicolo.

Un film che dimostra, ancora una volta, quanto il confine fra i due mondi sia, tutto sommato, molto labile (a questo proposito, consiglio anche la visione di Freaks di Tod Browning, del '31).

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