lunedì 7 aprile 2008

Amarcord - He-he-he-he-heeeelga.

Giugno 2006, ancora non conoscevo Denis.

La conobbi il 14 febbraio dello stesso anno, a San Valentino.
Vivevo una storia sbagliata con la persona sbagliata, e la incrociai sul mio cammino, aspettando di dare un esame.
Fu molto gentile sin da subito, allegra e spontanea.
Mi chiese come passavo San Valentino, e io le risposi che sarei uscita la sera col mio ragazzo di allora.
Ragazzo con il quale mi lasciai pochi giorni dopo.
Ci scambiammo i numeri, un paio di sorrisi e tanti saluti.
Due mesi dopo, mi ricontattò.
Era incredibile che si ricordasse di me, che conservasse ancora il mio numero di cellulare: è un segno, pensai.
Mi propose di uscire con i suoi amici, e accettai. Mai scelta fu più giusta.

Helga fu una splendida scoperta, sotto ogni punto di vista.
Una di quelle rare persone che ti percepiscono al primo sguardo.
Diventò la mia più cara amica in due mesi, a fronte dei quasi quindici anni di rapporto con la mia amica storica.
Una creatura gentile, dolce, istintiva e leale, imperiosa e tenace.
Una ragazza sincera e limpida, con la testa sulle spalle e il cuore generoso.
Ancora oggi, insostituibile presenza.

Con lei iniziò un breve ma intenso periodo di bagordi e divertimenti, parte di quella giovinezza che non mi sono goduta mai appieno da adolescente.
Le serate in discoteca, il ballo che mi scuoteva da capo a piedi, le acrobazie sulla pista con ballerini più o meno virtuosi, le occhiate, le palpate, le pomiciate, i cocktail, la musica che assorda, le urla per sovrastare il fracasso.
Marachelle da quindicenni rinviate ai diciannove anni.
Niente di particolarmente libertino, niente di concreto: pura eccitazione.
Dei sensi, delle orecchie, del corpo.
Furono i due mesi più catartici della mia vita.
Dopo, arrivò l'amore, Barcellona, la vita.
E iniziò per me una nuova fase, fatta di concretezza e progetti, desideri continui e uomini lontani.
Anche allora Helga fu un pilastro, un punto di riferimento costante.

Una delle persone migliori che abbia mai conosciuto.
Un concentrato esplosivo di ingenuità e candore, malizia e rispetto, responsabilità e libertà.
E ora vive a Parigi, insegnando tedesco in un liceo francese e pagandocisi l'affitto di un monolocale dove vive da sola.
Ormai donna, ormai lanciata verso l'ester(n)o, sempre unica.
Più volte mi ha proposto di andare a trovarla nella Ville Lumiere.
Chissà che non sia arrivato il momento di farlo.



1 commento:

Anonimo ha detto...

Dell'aspra piaga del pungente strale
La medicina era passarmi l'cuore:
Che proprio è cio dell'amoroso ardore,
Crescer la vita dove cresce il male.
Ma se 'l suo colpo in pria non fu mortale,
Seco un messo di par venne da amore,
Dicendomi: Ama, anz'ardi; ché chi muore
Non ha da gire al ciel nel mondo altr'ale.
Io son colui che ne' primi anni tuoi
Gli occhi tuoi infermi vuolsi alla beltade,
Che dalla terra al ciel vivo conduce.
Ora il confermo, e 'l giuro: e non t'annoi
D'ammirarla ognor più; che vecchia etade
Viè più nel suo viaggio uopo ha di luce.

(Se vuoi andare vai, cosa aspetti?)