mercoledì 30 aprile 2008

Chi lo ha detto che l'abito non fa il monaco?

Da sempre sostengo che si possono distinguere, anche solo ad occhio, i politici di 'destra' e di 'sinistra'.

Basta avere un'intensa frequentazione di tribune politico-elettorali, talk show, tg e, nel caso di Roma, Via del Corso.
Ai cui lati si incamminano, ogni giorno, centinaia di deputati, senatori e politici fuori dal Parlamento.
Come Ignazio La Russa, che incontrai proprio lì durante, guarda i casi della vita, uno scambio culturale con un liceo russo.

Basta avere occhio, intuito, attenzione ai particolari e un pizzico di perfidia.
A dimostrazione del fatto che, nella stragrande maggioranza dei casi, i membri dei due schieramenti sono riconoscibili, vi sottopongo un divertentissimo test, 'Acchiappa il senatore'.

Ora vi mostrerò qualche foto di senatori poco conosciuti o del tutto ignoti al grande pubblico.
Dopo, vi rivelerò i loro nomi e partiti.
Iniziamo?

Bene.
Guess them.











NB: questo post è a semplice carattere satirico/giocoso.
Non vuole provare a fondare una scienza che sarebbe sempre clamorosamente inesatta, anche perchè già ci provò, senza successo, Cesare Lombroso più di un secolo orsono.
Take it easy, please.

Les jeux sont faits

Ambo.
Anzi, tombola.
Il Pdl stravince, anzi, esulta in nome del trionfo elettorale e politico.
Mandando al potere alla Camera e al Senato due personalità come Gianfranco Fini e Renato Schifani.
Uno aennino - il primo postfascista a ricoprire una così alta carica istituzionale - l'altro forzista.
Elezioni che non sono state nemmeno lontanamente controverse e lunghe come quelle del 2006, avvenute fra polemiche di nome - Franco o Francesco Marini? - e bagarres varie.

Risultati della votazione: per Schifani, 178 voti a favore, 117 schede bianche, 13 voti contro e 3 schede nulle, su un totale di 319 senatori votanti su 322.
Per Fini, 335 voti a favore, 259 schede bianche, 3 voti dispersi e 7 schede nulle, su un totale di 611 deputati votanti su 630.
Le schede bianche sono venute da Pd e proseliti, senza scalfire minimamente i risultati delle votazioni.

Un segnale positivo nel discorso d'insediamento del neopresidente della Camera Fini, eletto in mattinata, che ha sottolineato l'importanza di festività nazionali come il 25 aprile e il 1 maggio, prendendo da subito le distanze con un certo atteggiamento polemico di matrice neofascista perseguito, in passato, anche dallo stesso Berlusconi.
Che, capo del governo, ne disertava i cerimoniali.

Sperando che anche nei fatti prenda le distanze dal proprio passato politico, assistiamo al nuovo governo con tante, troppe aspettative.
Voi, io no.

martedì 29 aprile 2008

Essere figli, il mestiere più difficile

Specialmente se si è femmine.
Scopri che avresti potuta essere oggetto delle attenzioni sessuali di tuo padre dall'età di 11 anni ed essere segregata per 24 anni in una cantina diventando sette volte madre in seguito alle ripetute violenze carnali del tuo paparino, il tutto senza che sua moglie si accorga di nulla;
poi pensi che tuo padre potrebbe ucciderti se solo sapesse che hai una storia d'amore con un uomo che non gli garba.
E i giudici che dovrebbero giudicarlo lo assolvono perchè ha compiuto un 'delitto d'onore'.

Mi riferisco a due fatti di cronaca riportati dai media nelle ultime 48 ore.
Avvenuti entrambi all'estero: uno in Austria, l'altro in Iraq.
Ma sarebbero potuti avvenire tranquillamente anche in terra nostrana, dove il delitto d'onore è ancora una realtà locale. Mafiosa o meno.

Due figlie annientate in modi diversi, Elisabeth e Rand.
Una ripetutamente, per anni.
L'altra con una sola, fatale, coltellata, e con la complicità dei fratelli.
Maschi.
E della madre impotente di fronte alla violenza degli uomini di casa.

Ecco, la colpa è delle donne che chinano la testa.
Che fingono di non vedere.
Di tutte le donne che assistono impassibili o indifferenti alle follie dei loro uomini.


Il 73enne Josef Fritzl, padre incestuoso e stupratore

lunedì 28 aprile 2008

E il Pdl fa il pieno

Sì, c'era da aspettarselo.
Fatto trenta, facciamo anche trentuno.

Alemanno si aggiudica la poltrona di sindaco con il 53% delle preferenze, ribaltando il risultato della prima votazione, che lo dava perdente per sette punti percentuali rispetto all'avversario.
Ora, il vantaggio del candidato del Pdl è stato di sette punti.

Evidentemente, al Paese preme tanto il tema della sicurezza al punto di dimenticarsi che chi hanno mandato al potere comunale è un ex picchiatore fascista e attentatore.
Il lavaggio del cervello attuato dalla free-press romana Roma Punto è andato a buon fine.
Ma cos'è Roma Punto? Andando a cercare informazioni su internet, si scopre che in realtà è il blog dei sostenitori di Alemanno, sebbene sia spacciato per quotidiano informativo.
Sotto le mentite spoglie di una free-press che, distribuita strategicamente anche sugli autobus in partenza da Termini nei giorni del voto, avrà contribuito senz'altro alla vittoria del suo beniamino.

Quando si dice il potere orientativo della free-press.

Vocabolario - Ciò che paga oggi


( tracotànza )

De Mauro/Paravia: atteggiamento arrogante, prepotente, superbo: rispondere con t.
Sabatini/Coletti: arroganza insolente.
Treccani: [tratto da oltracotanza] - L'essere tracotante , arroganza dovuta ad eccesso di superbia e presunzione: non sopporto più la tua t.; rispondere, trattare con t.; ha avuto la t. di sostenere che dovevamo stare ai suoi ordini; Questa lor tracotanza non è nova (Dante), dei diavoli che tentano di impedire il passaggio a Dante e a Virgilio.
Il Grande Italiano Hazon: insolenza presuntuosa, arroganza: trattava tutti con t. e sufficienza.
Garzanti: l'essere tracotante; arroganza, insolenza: rispondere con tracotanza.

La cellulite di Marilyn

Signori si nasce, diceva Totò.

Ci sono donne molto fortunate alle quali capita, almeno una volta nella vita, di stare con un signore.
Altre alle quali questo non accade.
Vuoi per autolesionismo, vuoi per smisurato bisogno di affetto che porta a buttarsi fra le braccia del primo ganzo un po' stronzo che si incontra.
Così, probabilmente, è stato per Marilyn Monroe.
Anzi, Norma Jean Baker.

La quale, dopo tre matrimoni finiti male e innumerevoli amanti - che si fanno vivi col passare degli anni bisognosi di pubblicità, non importa di che tipo - non è riuscita a trovare la felicità - e i signori - tanto agognati.
Poi la morte, per qualcuno venuta da sicari mafiosi, per qualcun altro venuta da ingenti quantità di sonniferi e tranquillanti ingeriti dall'attrice per mettere a tacere la propria infelicità.

Col passare degli anni, la lista degli amanti di Marilyn si è allungata a dismisura: Johnny Hyde, Yves Montand e fratelli Kennedy, Rossano Brazzi, Frank Sinatra, amanti ultranoti mentre lei era ancora in vita, ad altri meno noti.
Come Carlo Croccolo, famoso attore comico che lavorò con Totò ed Eduardo de Filippo.
Di sicuro un playboy, ma altrettanto certamente non un signore.
Per aver spiattellato ai tabloid italiani la cellulite di Marilyn ("Marilyn era stupenda anche se aveva un po' di cellulite"), della cui esistenza eravamo peraltro già persuasi, essendo la signorina alquanto voluttuosa nelle forme e nelle carni.
Dimostrazione vivente del fatto che la cellulite può essere sexy.
Croccolo è stato con lei solo tre mesi, e pretende di essere un esperto dell'arcano Marilyn.
I media, dal canto loro, dimostrano di non avere argomenti migliori dei quali parlare (Repubblica, Corriere, ANSA, Leggo, IlGiornale).
Come lui, si sono rivelati poco signorili anche colleghi di lavoro come Tony Curtis, che all'epoca di A qualcuno piace caldo ('62) dichiarò che "baciare Marilyn era come baciare Hitler".

Su Marilyn si è scritto di tutto: dal libro scritto dal suo analista personale violando il codice professionale del segreto sulle confidenze dei pazienti, alle biografie degli amici più intimi.
Per rendersi conto della quantità di libri scritti su di lei, basta farsi un giro su librerie online come Unilibro, IBS o Amazon, che conta 15.865 opere riguardanti l'attrice.
Anni fa fu reso pubblico il suo diario adolescenziale, così come i suoi quaderni di poesie. Poesie sorprendentemente profonde.
Sono stati girati molti documentari, alcuni editi anche in Italia, con testimonianze di amici e registi che la conoscevano da vicino.

Recentemente, è stato acquistato per 1,5 milione di dollari il filmato hard che la ritraeva fare una fellatio, scovato negli anni '60 dal direttore dell'FBI J.Edgar Hoover, che lo custodì gelosamente per decenni.
E visto che il pubblico è da sempre avido di questa icona di seduzione, si pensò bene, negli anni '90, di mettere in commercio lembi strappati dal lenzuolo che la avvolgeva quando fu rinvenuto il suo cadavere, mutandine e indumenti vari da lei indossate.

E di stampare francobolli col suo viso, creare bambole con le sue fattezze, trasformarla in salvadanaio nel quale inserire monete al solo scopo di vedere sollevata la gonna della bambolina incorporata, dipingere quadri inestimabili dedicati al suo volto (la Marilyn di Andy Warhol), creare collezioni di moda da lei ispirate (Versace, collezione primavera/estate '91), creare profumi (Marilyn di Arpege), sfruttarne il look (il video Material Girl di Madonna, datato 1985), tentare di diventarne le eredi putative (la platmate di Playboy Anne Nicole Smith, l'attrice Scarlett Johansson, la showgirl italo-americana Justine Mattera e troppe altre).

Perchè Marilyn è un business che non conosce crisi, un'icona più che un essere umano.
Al punto che la senatrice democratica Sheila Kuehl propose un disegno di legge, il Marilyn Monroe Act, che limitasse lo sfruttamento selvaggio dell'immagine della diva, affidato alla sua fondazione.
Il progetto di legge avrebbe modificato le norme vigenti in base alle quali lo sfruttamento dell'immagine della celebrità defunta è competenza degli eredi e dei parenti.
Perchè l'immagine di una celebrità è proprietà sua e va tutelata, anche post-mortem.

Iniziativa nobile ma recentemente vanificata.
Quando un giudice, adducendo come scusa il fatto che l'attrice viveva a New York, città dove i diritti si estinguono con la morte, liberalizzò i diritti sullo sfruttamento della sua immagine.
Norma/Marilyn è di tutti.

Ne hanno smembrato il corpo, l'anima, i beni.
Ma lei era, prima di ogni altra cosa, una donna.
Una donna che voleva solo essere amata, e non chiedeva che semplice rispetto.

Per tutta risposta, i media, come i suoi amanti, l'hanno vampirizzata per poi metterla da parte.
Almeno fino al prossimo scoop.



domenica 27 aprile 2008

Per la libertà di informazione

Il 25 aprile si è tenuto il V2 Day (Vaffanculo 2 Day, ndr), capitanato come il 'V1 Day' dal comico/politico Beppe Grillo.
Ormai propugnatore, fra le tante cause, di quella della libera informazione.
E, in questa sua battaglia, appoggiato politicamente da Antonio di Pietro.

Credete davvero che il V2 Day sia finito dove è cominciato?
No.
Perchè la discussione sulla libertà d'informazione in Italia è appena cominciata.
Innescata dal bellissimo libro - che ho quasi finito di leggere e raccomando caldamente- 'La casta dei giornali', autore il giornalista indipendente Beppe Lopez, del quale Grillo ha pubblicato alcuni estratti sul suo sito.
Un volumetto di 203 scorrevolissime pagine, per informarsi sullo stato - pessimo - dell'informazione in Italia al modico prezzo di 10 euro.
Edito, non per caso, nella collana editoriale Eretica della casa editrice Stampa Alternativa.

Scoprite il marcio che c'è nell'editoria giornalistica italiana.
La scoperta dell'acqua calda.

Ode alla Sardegna

Avvertenza per i lettori: post non privo di una certa dose di sciovinismo da parte della sottoscritta.
Nata e cresciuta in quel di Roma, ma geneticamente e caratterialmente sarda docg.


Per il continente, la Sardegna ha sempre rappresentato una terra misteriosa.
Ottima per farci vacanze marittime tutte mondanità e per esercitarsi nel vandalismo naturalistico, ma chiusa.
Retrograda.
Minacciosa nelle sue asperità.

In passato, come spesso nel presente, la Sardegna viene apostrofata come terra di selvaggi, di allevatori di bestiame, di contadini.
Di gente che, sulla carta, non potrebbe trasmettere una cultura al resto d'Italia.
Sia essa alta o bassa, raffinata o pop.

Bene: nessuna affermazione fu più sbagliata.
Al contrario, la Sardegna è una terra di eccellenza, in svariati campi.

Si pensi, per esempio, alle tanto decantate bellezze sarde.
Non c'è da stupirsi, in fondo, che come veline di Striscia la Notizia, modelli di bellezza femminile nazionalpopolare, si opti ormai da molti anni per fanciulle sarde.
Del nord, del sud, del centro.
Ricostruendo un'ideale geografia che va dalla Sassari di Elisabetta Canalis alla Cagliari di Giorgia Palmas (e della cugina Letterina Francesca Lodo).
E a queste si aggiunge l'apolide Melissa Satta, di origini sarde ma nata a Boston.
La Sardegna, fra l'altro, ha dato i natali ad icone di sensualità come la statuaria Pamela Prati, per anni considerata il fondoschiena più bello d'Italia, e a Valeriona Marini (quest'ultima non un vanto locale, per la verità).
A queste si aggiunge l'ottima attrice Caterina Murino, già Letterina di Passaparola in tv, poi vista nei panni di Solange, femme fatale in Casinò Royale, e nel recente Non pensarci, oltre che apprezzata interprete teatrale (di recente, nella piece tratta dal romanzo di Salvatore Niffoi La vedova scalza).
Per chi fosse ancora scettico, c'è il tradizionale Calendario delle bellezze sarde per lustrarsi gli occhi (edizione 2006, ma che vi frega?).

Se si lasciano da parte i vanti estetici, l'isola a forma di piede (in greco Ichnusa, oggi una celeberrima marca di birra locale, ndr) può vantare una ricca e raffinata cultura letteraria: si va dalla compianta Grazia Deledda, prima e unica donna italiana a vincere un Nobel per la letteratura nel 1926, alla lingua complessa e intrisa di storia di Salvatore Niffoi, all'ultimo Premio Campiello Milena Agus, alla penna graffiante di Michela Murgia, ai personaggi trasognanti e indimenticabili di Bianca Pitzorno, la migliore scrittrice italiana per l'infanzia.

Ma una terra come l'Ichnusa, con una storia millenaria alle spalle - è una delle terre con le più antiche formazioni rocciose al mondo - ha coltivato anche una cultura musicale di tutto rispetto.
Con Paolo Fresu, considerato il più grande jazzista italiano, e Mariano Deidda, il musicista che musicò i versi di Fernando Pessoa, questa cultura si è fatta conoscere.
Più dalle elite e dagli appassionati che dal grande pubblico.
E poi, come esempio di musica pop nel senso di popolare, possiamo sempre citare Marisa Sannia, morta a 61 anni il 15 aprile scorso, e il fresco vincitore di Amici Marco Carta (talento con voce nera o bluff? Staremo a vedere).

A livello giuridico, poi, la Sardegna ha stabilito un record importante: nel 1392, l'allora sovrana Eleonora d'Arborea, catalana della quale Carlo Cattaneo scrisse che era “..la figura più splendida di donna che abbiano le storie italiane, non escluse quelle di Roma antica..” , promulgò un corpus di leggi per lo stato del Giudicato d'Arborea, denominato Carta de Logu, già abbozzato dal padre Mariano IV d'Arborea.
Si trattava di un codice civile-penale-rurale interamente redatto in sardo logudorese, composto da 198 articoli, che restò in vigore per 435 anni, fino all'avvento nel 1827 del codice emanato da Carlo Felice di Savoia.
Perchè così importante? Fu uno dei primi esempi italiani di codice legislativo e di affermazione dello 'stato di diritto'.
E tratta al suo interno argomenti di scottante attualità, come la condizione femminile e la tutela dei minori.

Politicamente, molti dei suoi nativi si sono affermati prepotentemente sulla scena nazionale, come dimostrano due personaggi dalle diversissime storie politiche come l'alerese (cittadino di Ales, in provincia di Nuoro, ndr) Antonio Gramsci e il sassarese Francesco Cossiga.
Uno padre del comunismo italiano post-marxista, l'altro patron DC.
In una terra che ha fatto del melting-pot razziale, linguistico e culturale il suo punto di forza.

Terra isolata e misconosciuta per secoli uguale terra sottosviluppata sul piano economico?
Manco per niente.
Grazie allo spirito imprenditoriale dell'attuale presidente della regione Sardegna Renato Soru, in questa terra nacque, nel gennaio 1998, quell'impero economico tutto italiano che risponde al nome di Tiscali.
Spa (Società per Azioni, ndr) quotata in borsa dal 1999 il cui andamento della borsa nell'ultimo mese è stato in continuo rialzo.
La prima azienda telematica a proporre in Italia connessione internet gratuita e servizi VoIP (telefonate via internet, vedi Skype).
Insomma, una pioniera della modernità legata alle neotecnologie e all'universo internettaro.

Prendendo in esame un ambito diverso, legato anch'esso all'economia, come quello dell'energia e delle fonti rinnovabili, ecco ancora la Sardegna stabilire un primato: è la regione italiana che sfrutta maggiormente l'eolico per produrre energia.
Grazie ad almeno 2000-2500 ore di vento costante all'anno, e grazie ad un'attento sfruttamento delle risorse del territorio locale.
Perchè, come afferma Giorgio Porcu, responsabile Energie Rinnovabili Enel Sardegna, l' uso di energia eolica "presenta il minor costo per kWh prodotto, la minor occupazione di suolo a parità di energia prodotta e consente il pieno utilizzo del terreno sottostante", oltre a vantare il minore impatto ambientale.
E la polemica 'sono belle o non sono belle le pale eoliche' regge poco.
L'eolico è il futuro, che agli esteti del paesaggio piaccia o meno.

Tanto che l'Enel investe più negli States che da noi, con il progetto Smoky Hills in Arkansas, che permette di soddisfare i consumi di 13.000 famiglie, non emettere 300.000 tonnellate di Co2 e risparmiare 70.000 tonnellate di petrolio all'anno.

Insomma, la Sardegna non è una terra di pecorai nè una terra di retrogradi e sottosviluppati.
E bisogna combattere l'ignoranza della gente, nostrana e straniera.
Così che non succedano più fatti come questo.

Responsabilità da cittadini

Nessuno potrà venirmi a dire che non sono una cittadina diligente che sfrutta appieno, o meglio tenta di sfruttare, il proprio unico potere: quello elettorale.
Stamattina di buon'ora, appuntamento con la genitrice per partecipare al ballottaggio Rutelli-Alemanno, contendenti alla poltrona di sindaco della Capitale.

Arrivo al seggio tirata di tutto punto e - merda - avevo dimenticato tessera elettorale e passaporto, l'unico documento in mio possesso dopo il disastroso furto subito a fine febbraio.
All'inizio, accarezzo l'idea di rincunciare al voto: in fondo, se siamo condannati ad avere un fascista ex picchiatore come sindaco, non lo eviteremo per una manciata di voti in meno o in più.
Ragionamento stupido e condivisibile da almeno tre milioni di cittadini, vale a dire gli abitanti complessivi di Roma.

Così, un'ora e molte chiacchere dopo, sono tornata a prendere l'occorrente per tentare di mandare al potere un ciellino piuttosto che un fascista e ho fatto il mio dovere di cittadina.
Turandomi il naso per il baciapilismo del candidato prescelto ma tirando un sospiro di sollievo per la possibilità di scegliere un solo partito fra quelli che lo appoggiavano.
E la scelta è, come ovvio, ricaduta sul buon vecchio Di Pietro.

venerdì 25 aprile 2008

Una festa inutile

secondo qualcuno che presto ci governerà.
Affermazione pesante assai passata quasi inosservata ma sintomatica dell'anticostituzionalismo che aspetta questo paese negli anni a venire.
Il primo articolo della nostra Costituzione parla dell'Italia come di una "repubblica libera fondata sul lavoro".

Libera.
Tale non sarebbe se il 25 aprile 1945 le forze statunitensi non ci avessero liberato dall'oppressione fascista.
Benedizione/maledizione per la politica italiana, che da allora è condannata a sentirsi perennemente in debito con gli USA.
Ma, ancora prima delle truppe, furono le ribellioni partigiane ad iniziare quel processo che si concluse con l'arrivo degli americani.

E i partigiani, etichettati sempre come comunisti in nome di una visione tutta italiana di forte contrapposizione fra due poli, non sono degni degli onori del PdL.
In barba alla storia e all'obiettività dei fatti.

Viva il 25 aprile e i suoi eroi.

Declaração de amor para o Português (sò para lusitanos)

Meus amigos,

era muito tempo que eu queria escrever-ve uma carta.
Carta de amor, com certeza.
São muitos anos que desejo voltar no Brasil como no Portugal, onde fui no 2004 e no 2005.
Estes paises são tão perto da minha alma que não conseguo estar longe.

Penso sempre voçês.
Também na noite, lembrando a luz, os cores das flores, da natureza.
Falta-me muito.
Por mim, voçês são os paises mais lindos do mundo, e ninguem pode dizer o contrario.
E, sobretudo, falta-me a lingua portuguesa, a unica que faz-me chorar e rir no mesmo tempo.
A unica que faz-me namorar no mesmo istante que a ouvo.
Uma obra de arte auténtica.

Por este motivo, desejo dizer-ve quanto adoro vossos paises e vosso idioma.
Quanto queria voltàr e ficar nas maravilhosas terras que são minhas verdadeiras terras de origem.
Sento uma saudade incrìvel para dizer.

Uma coisa està certa: no futuro, volterò na minha terra.
Atende-me.


Com amor,
Giulia

giovedì 24 aprile 2008

All you need is...

mercoledì 23 aprile 2008

The day after

Restano i postumi della fatica, e della soddisfazione di aver condiviso per trentadueoreemezzo una gigantesca sala situata in un lussuosissimo hotel con una larga parte dei potenti della terra, economici e politici.

Restano il sonno, i piedi gonfi, un mucchio di materiale per approfondimenti sulle tematiche energetiche e articoli futuri.
Resta l'incontro con una splendida ragazza, di quelle che oggigiorno non si incrociano con facilità, soprattutto in un ambiente spietato come quello delle hostess.
Resta il ricordo del delegato indiano che, fanatico come un giapponese, chiedeva di farsi filmare e fotografare in ogni compagnia e posizione nel bel mezzo del convegno.
Resta il foglio che un delegato italiano mi ha dato, con tanto di foto floreale, messaggio, nome, e-mail e numero di cellulare. 'Cara sconosciuta...'.
Restano i faticosi e ingarbugliati dietrolequinte, le risate, le fughe in bagno a tenere i piedi sollevati da terra per quei cinque minuti di libertà vigilata.

Nei panni della hostess ho penetrato una realtà, e i suoi segreti, che in veste di giornalista quale dovrei essere non avrei potuto penetrare.
Ho sfruttato un ruolo solo all'apparenza limitante per imparare e acquisire nuove conoscenze.
Ho assistito al presente e il futuro energetico del mondo in prima fila, in anteprima mondiale.

E intendo dedicare gran parte del mio impegno giornalistico a questo campo.
Delicato quanto affascinante.

Non solo ipocriti

in tv vince la cosiddetta 'genuinità'.
Il riferimento è all'ultima edizione del Grande Fratello, che ha visto come vincitore del premio di 500.000 euro il muratore Mario Ferretti.

Bonaccione con calata umbra doc, operaio, discretamente maschilista, e ragazzo-padre di un bambino che adora.
Uno che si fa i fatti suoi, qualità che il pubblico apprezza.

Insomma, il perfetto candidato alla vittoria presso i cuori dei telespettatori.
Perchè in lui ci si identifica, non ci si sente inferiori, si prova tenerezza.
Per la lacrimuccia nel leggere una lettera inviatagli dal figlio mentre era nella Casa, per le litigate con la 'coinquilina' Teresa Stinziani, seconda classificata e anch'essa 'genuina'.
Perfetto mix di tenerezza e ruvidezza, la cui storia personale potrebbe ispirare una sceneggiatura o una fiction di successo.

Perchè il pubblico adora le storie dei plebei che diventano principi.
Ama sentirsi raccontare dai media le scalate sociali dei suoi piccoli eroi, gli eroi del popolo.
Cosa ci sia di eroico nel Grande Fratello, poi, non è dato saperlo.
Esporsi in modo impietoso al vojerismo intrinseco del grande pubblico televisivo, in fondo, è una scelta autonoma.
Dettata dal premio finale e da una buona dose di esibizionismo.

Non è dato di sapere nemmeno cosa si intenda, oggi, per genuinità.
Basti pensare alle passate edizioni del GF.
La terza edizione la vinse Floriana Secondi, la settima Milo Coretti.
Entrambi romanacci docg e coatti, modi irruenti e cuore d'oro, come da copione.
Il pubblico nazionalpopolare, e gli italiani in generale, ragionano per stereotipi.
Così il dialettalismo, la parlata sgrammaticata e i modi buffi finiscono per diventare conditiones sine quae non dell'essere genuini, spontanei, simpatici.


E si finisce per sacrificare 'semplicità' meno plateali a favore dei nuovi eroi del popolo.
Gli idoli che sono intrinsecamente tali perchè dal popolo provengono, o dovrebbero provenire.


martedì 22 aprile 2008

The Final Day

I piedi meditano vendetta, così come la colonna vertebrale.
Stanca ma felice di essermi guadagnata i miei piùomeno duecentoquarantadue euro netti col sudore della fronte.
Soldi che riceverò sul c/c solo a luglio, dannata clausola dei 90 giorni.

Nella vita, come nel lavoro, bisogna avere savoir-faire.
Anche quando ti fottono.
Anche quando ti declassano perchè non ti sopportano, per motivi inesistenti.
Oggi sono, anzi, siamo, state declassate.
Io e la mia collega del tavolo presidenziale siamo state mandate dall'organizzazione in fondo alla sala.
Paura che io lanciassi un tacco in fronte alla Moratti aprendole un terzo ocio o che lanciassi baci a 'er baffetto' D'Alema?
Naaaaah, semplice stronzaggine.
Camuffata da 'sono stanche, facciamole rilassare un po'.
Già, perchè mi compatite, guardandomi accanto al palco.

Immobile, portamento da ballerina classica che dissimula il colpo della strega, piedi traballanti senza sembrarlo.
Una maschera lucida di fondotinta nascondilividi e dissimulaocchiaie, occhi lucidi e intorpiditi da influenza.
Dietro, ricetrasmittenti, operatori tecnici e un dietro le quinte turbolentissimo.
Ma tu rimani in piedi, lì, come uno stoccafisso, convinta che quando qualcuno ti guarderà apprezzerà la tua stoica resistenza al dolore.
E qualcuno lo fa, gli altri se ne sbattono. E tu lo sai.

Arrivata al capolinea, un relitto umano.
Le bolle stanno prendendo possesso della faccia, l'utero si ribella alla legittima proprietaria con crampi acuti, le ovaie rombano come il motore di una Ferrari.
Qualcuno mi castri.

Gatti obesi

Scusatemi, ma... ne vale la pena :D

lunedì 21 aprile 2008

The Day Two

Good morning sir, you're welcome.
Un'altra giornata in piedi sulle decolletes.

Dopo aver appreso in mattinata che dopo la prima giornata del convegno si è resa ufficiale la notizia dell'
accordo petrolifero Eni-Qatar - stipulato da Paolo Scaroni e da Abdullah Bin Hamed Al-Attiah, entrambi speaker del convegno - mi sono trascinata con i piedi martoriati su per Via delle Medaglie d'Oro, zona Trionfale/Montemario.

Riconfermo quanto detto ieri: anche oggi, presente come speaker al tavolo della presidenza, il ministro degli Affari Economici del governo olandese, Maria van der Hoeven.
Donna, piacente malgrado i sessant'anni aocchioecroce, capelli corti.
Forse i capelli corti sono il segnale di una forza e di un'intraprendenza considerata caratteristica naturale dell'uomo?
Oltretutto, maledettamente gentile (vedeste che sorriso radioso quando le ho portato il biglietto di un collaboratore).
Certo, l'Olanda non sarà scandinava nel vero senso della parola, ma è un paese del Nord.

Gettone di presenza per Prodi, molto più basso e smunto di come me lo immaginavo dalla tv.
Immancabile presenza di Bersani, le cui occhiate furtive mi sono state rivolte più volte.
Tanti biglietti e bigliettini da condurre ai legittimi destinatari, in una sede nella quale si può cambiare il futuro energetico del mondo.

E, dio, quanto mi eccita tutto questo.
Entrare vestite da signorine impettite nel mondo degli adulti, anche maledettamente importanti e influenti a livello mondiale, non è da tutte.

domenica 20 aprile 2008

Viva la donna scandinava!

Perchè è la più emancipata, almeno in Europa.
Attenzione: non si tratta di un stereotipo creato negli anni '60 dalle femministe per rifarsi ad un qualche reale modello di emancipazione femminile.
No, questa è realtà.
E ne ho avuto prova tangibile proprio oggi, e in un ambito che più istituzionale di così non si può.

20 aprile, IEF, Internation Energy Forum.
Nella sala gremita di personalità, ministri e presidenti di importanti associazioni internazionali, pochissime donne, perlopiù uomini imbolsiti dalla mezza età.
Poi, ad un tratto, un intervento dal fondo dell'immensa sala plenaria, ecco intervenire una donna.
O meglio, una signora.
Maglioncino turchese e capelli biondi corti, da donna che sa quello che vuole (vedi mio scalpo).
Interviene apportando domande intelligenti e riflessioni acute.

Alla fine della prima giornata del convegno, in occasione della quarta 'seduta' con le varie commissioni, ecco sedersi sulla poltrona riservata al chair un'altra signora.
Scandinava, made in The Nederlands.
Bella donna, inglese limpido, capelli corti (ma è un vizio?).
Parla spedita senza per questo risultare incomprensibile, guardando in faccia anche gli interlocutori a ottanta metri di distanza.

Her Excellence Åslaug Haga.
Non solo chair della conferenza, ma anche a capo del Ministero del Petrolio e dell'Energia del governo norvegese.
E di tanti altri ministeri in passato.
Sposata, madre di due figli.

Insomma, quasi una creatura da un altro pianeta, per un paese come l'Italia.
Italia al settantasettesimo posto tra i paesi nei quali la condizione femminile è peggiore.
Stima basata su quattro criteri fondamentali:
-partecipazione e opportunità economica delle donne;
-accesso all'educazione, di base e avanzata;
influenza politica;
-differenze tra uomo e donna in termini di salute e di aspettative di vita;
La Scandinavia, nemmeno a dirlo, si trova al primo posto.
Al primo posto assoluto, la Svezia.

Già, la Svezia.
Quel paese che hai il 45,3% di parlamentari donne (Spagna 36%, Germania 32,8%, Italia 11,5%).
E le svedesi.
Le femmine concupite dai nostri italiani più beceri perchè considerate da sempre le più 'facili' d'Europa, in un eterno ritorno allo stereotipo della donna libera uguale puttana.

Ma non tutto il mondo è paese.

venerdì 18 aprile 2008

Saggezza cinematografica

"Non puoi aspettarti che gli eventi che desideri ti piovano dal cielo. Devi provocarli"
(Sigourney Weaver/Katharine Parker a Melanie Griffith/Tess McGill
in 'Una donna in carriera')


Un mantra da ripetere religiosamente ogni mattina, al risveglio.
Mai rilassarsi troppo, stare sempre in campana.
Grazie a questo principio, e grazie a cocciutaggine e ad una certa dote naturale di ricercatrice, mi sono procacciata un lavoro di prima grandezza: hostess d'accoglienza dal 20 al 22 aprile per l'undicesima edizione dell'IEF, l'International Energy Forum, evento mondiale che si terrà per il secondo e ultimo anno consecutivo qui a Roma, all'Hilton Cavalieri.
Mi è stata affidata la mansione di maggiore responsabilità: l'accoglienza e assistenza in lingua inglese delle giunte estere che prenderanno parte al convegno, ministri e figure istituzionali inclusi.
Compito non da poco, per la verità.
Ma cercherò, come sempre, di dare il mio meglio, resistere nelle decolletes per dieci ore quasi consecutive, sorridere e sfoggiare una dizione perfettamente british.
Stakanov mi fa un baffo.

giovedì 17 aprile 2008

Vittime e vincitori

Il vittimismo è da vincenti, realtà lapalissiana dei nostri tempi.
Fare le vittime fa vincere i programmi televisivi - vedi Marco Carta vincitore dell'ultima edizione di Amici - come fa vincere le elezioni, come dimostra Silvio Berlusconi e la sua tanto sbandierata 'minaccia rossa'.
Colui o colei che si professa vittima permette allo spettatore/elettore di identificarsi con le sue paranoie, le sue paure, il suo senso di minaccia.

In poche parole, lavora sul senso di commiserazione e di compassione dello spettatore medio, che ragiona più con il ventre che con il cervello.
Specialmente se le vittime, al momento di interagire con il proprio pubblico di riferimento - una folla di ragazzine in adorazione per Marco, una folla di casalinghe vocianti per Silvio - sanno fare del proprio sorriso a trentadue denti, commisto ad un ben celato disprezzo nei confronti delle suddette folle e ad uno smisurato ego, un'arma di seduzione.

Sorridi e sembra vulnerabile: la preziosa formula per il successo.

martedì 15 aprile 2008

Pioggia d'aprile

Todo acabou. Tutto è finito.
Stamattina qualche squarcio d'azzurro, giusto il tempo di illudere.
Poi, pioggia.
Grigio.
Vento.
Sono uscita pensando che le condizioni atmosferiche riflettessero in pieno le condizioni del nostro paese.
Ho preso l'autobus verso Ostiense inguainata in una gonna con spacchi profondi e gambe nude, attaccando bottone con un colombiano seminarista, in Italia per studiare.
'Nel tuo paese siete messi meglio, con la politica', gli ho detto.
Anche a Cuba si respira maggiore libertà che da noi, soprattutto ora che è salito al potere Raul Castro, anche se di fatto la dittatura si è tramandata da lìder maximo a fratello.

Abbiamo parlato del Sudamerica, dei vari governi Chavez-Castro-Kirchner-Lula &co, e sono giunta alla conclusione che presto espatrierò.
In uno stato del Sudamerica a caso, eccezion fatta per Cuba.
Perchè qualsiasi regime politico, qualsiasi condizione sociale, qualsiasi paese è migliore dell'Italia in mano a Berlusconi.

I miei migliori auguri ai miei compatrioti.
Ne avranno bisogno.

lunedì 14 aprile 2008

Donna, cioè domina (= padrona)

Che la donna fosse 'padrona' di nome (dal latino 'dominam') e di fatto, non doveva certo venircelo a dire Silvio Berlusconi, il quale pensava così di stuzzicare le vanità delle signore presenti al suo comizio.

La donna è da sempre padrona.
Dell'uomo, in primis, anche se lui tende a non accorgersene.
Una donna, se consapevole di essere tale, tiene le redini del gioco.
Il che non vuol dire manipolare il partner, ma saperlo pilotare verso il proprio desiderio.
Materiale, sentimentale o sessuale che sia.

Basti vedere quei poveri mariti, o anche solo fedeli fidanzati, al seguito della moglie/fidanzata shopaholic (= malata di shopping) che indugia sbavante fra i trench in serie e le camicie da educanda di Zara, o fra cappottini anni '70 e occhialoni che scimmiottano la Audrey Hepburn dei tempi d'oro.
Ci vogliono fegato e assoluto assoggettamento al genere femminile per sopportare in silenzio simili torture.

Quando il braccio del solerte accompagnatore diventerà un appendiabiti e la spalla un appiglio per la borsetta, la metamorfosi da amorevole compagno di vita a cagnolino scodinzolante con guinzaglio incorporato sarà compiuta.
Solo per quelle due ore che la sua bella passerà a provarsi vestiti senza poi comprarne nessuno.
E, una volta a casa, l'uomo potrà credere nuovamente di essere il padrone.


PS: Denis, so che a volte sono insopportabile.
Ma quando vedo un trench doppiopetto non capisco più nulla.
Chiedo venia. :*

To Silvio or not to Silvio?

Stando agli exit poll pubblicati su Repubblica.it, a vincere con un netto distacco sarà il Cavaliere.


PD - Italia Dei Valori Walter Veltroni
38/42%


PDL - Lega Nord - Mpa di Silvio Berlusconi
40/44%


Sinistra L'Arcobaleno di Fausto Bertinotti
4/6%


Unione di centro di Pier Ferdinando Casini
4/6%


Partito Socialista di Enrico Boselli
0,5/1,5%


La Destra di Daniela Santanchè
2/4%


Io spero ancora nel colpo di scena finale.
E nell'intelligenza umana, malgrado Einstein avesse proprio ragione a dire :'Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. E non sono tanto sicuro della prima'.

Una meraviglia made in Italy

Mi piacerebbe somigliarti.
Avere il tuo sorriso largo,
quel seno prepotente senza essere enorme,
quell'appeal mediterraneo e sfacciato,
quella freschezza da fiore selvatico.
Auguri ad una delle attrici italiane più degne di nota - per bellezza e per talento - di sempre.


domenica 13 aprile 2008

E, alla fine, mi sono tolta il dente

E' stato rapido, strano, indolore.
A parte le quattro - dico, quattro - schede-lenzuolo che avrebbero messo in confusione anche il votante più esperto, alla fine ne sono uscita viva.
E alla fine, combattuta fra ragione e sentimento, freddo calcolo strategico e ideologie di pancia, ho fatto quello che molti italiani ed italiane come me hanno fatto o faranno: ho votato per il Pd.

Un solo voto per la Camera - avendo ventun'anni, solo fra quattro potrò votare anche per il Senato - Rutelli sindaco, Zingaretti assessore alla provincia, ilcandidatodelPd al municipio.
Che dire, il naso me lo sono un po' turata, giusto un po'.
Ma al pensiero che il mio Antonino - sì, proprio lui: l''ignorante non laureato' della politica - diventerebbe comunque ministro in un ipotetico governo PD, ho votato con animo più leggero.

E meno sensi di colpa per l'Italia che, con il mio voto, sto consegnando a noi tutti.

sabato 12 aprile 2008

Come votare

Gentilmente offerto dal Corriere.

Vietato toccare Totti

Ci sono tre vanti locali inattaccabili, a Roma: la cucina, er Colosseo, Totti.
Quest'ultimo, Cesco, rappresenta per i romani - e i romanisti in particolare - molto più che un campione di calcio: è il simbolo stesso della fedeltà incorruttibile ad un gruppo, ad un ideale, ad un profondo senso di appartenenza.
Non sa usare i congiuntivi, ma è leale nei confronti della squadra che l'ha fatto nascere, crescere, diventare una star del pallone.

Io stessa, disinteressata al calcio quanto interessata alla coratella, dovendo simpatizzare per qualcuno, scelgo Er Pupone.
Fidanzato da anni con la stessa squadra, fidanzato e poi marito da anni della stessa donna, caciarona come lui.
Cesco è un uomo che ci piace.
Spiritoso, autoironico e naif quanto basta per essere irresistibile.

E ora, mi domando e dico: Berlusconi è uscito di testa?
Poteva forse sperare di uscire illeso da un comizio romano dove ha dichiarato che il Capitano è fuori di testa per aver 'appoggiato' Rutelli?
Totti è giustamente indignato.
E, insieme a lui, i romani tutti.

Ultimo atto di una campagna elettorale svogliata e fallimentare da parte del Cavaliere.
E la conferma palese che non ha alcuna brama di salire al governo.

venerdì 11 aprile 2008

Facce da chiulo

E io che non disdegnerei di votare per Grillini...

giovedì 10 aprile 2008

28 sfratti al dì

Cifre che non bastano a non farti sentire meno solo, quando ti ritrovi a vivere tuo malgrado una situazione del genere.
Ebbene sì, gente: sono 28 gli sfratti esecutivi a Roma ogni giorno.
Corrispondenti ad altrettante famiglie che si ritrovano in mezzo ad una strada.
Scoraggiate da una burocrazia che rende impossibile l'accesso alle case popolari.
Strangolate da affitti proibitivi persino per professionisti da 2000 euro al mese.

E non si tratta di questa o di quella città.
Questa è l'Italia.

A Rutelli, futuro probabile sindaco di Roma, rivolgo una preghiera:
Francè, fai che la tua elezione non sia l'ennesimo tentativo di un politico di 'metterci - anzi, rimetterci - le mani sopra'.
Fai in modo che tutti, ma proprio tutti, prendano coscienza della tragedia ahimè consueta che 28 famiglie vivono nella nostra città ogni giorno.
E, soprattutto, come minimo raddoppia il numero di alloggi popolari.

In parole povere: movi er culo.

martedì 8 aprile 2008

Chiquita, passione mai finita

Eccalallà.
E' successo un'altra volta.
Per puro caso, facendo inutili ricerche su Ebay, ho ripescato questa strana inserzione.

Niente di strano, direte voi.
E' solo un'enorme banana gadget gonfiabile di Chiquita.
Una delle stramberie che si possono trovare in ogni angolo di Ebay.

E invece no.
Avevo più o meno sette anni.
Fiera di Santa Susanna, Roma.
Una fiera che non esiste più, organizzata dalle scuole americane di Roma.
Una fiera bellissima, che rapiva le fantasie di grandi e piccini.

Ricordo che, un giorno, all'interno della fiera, avevano allestito un corner Chiquita.
Gadget-banana di tutte le dimensioni, dal portachiavi alla bananona gonfiabile.
Li avevo tutti.
Con il bananone era stato amore a prima vista, soprattutto quando scoprii quanto era divertente saltarci sopra.

Con la mia amica del cuore, Flavia, da bambine ci saltavamo come delle dannate.
Fino all'infausto giorno in cui Flavia, con la proverbiale grazia elefantiaca che la contraddistingueva, ne ruppe la gomma.

Da allora, niente più salti, niente più banane da domare.
O Chiquita, passione mai finita.

Essere hostess. In Cina e in Italia

Impresa dura, soprattutto per le ragazze locali.
Soprattutto per quelle che aspiravano ad essere le premiatrici alle prossime Olimpiadi di Pechino.
Ruolo istituzionale per il quale sono state selezionate in base a rigidissimi e, secondo molti commentatori, razzisti criteri matematici.
Età compresa fra 18 e 24 anni, altezza compresa fra 1:68 e 1:78, pelle 'lucida' - che cosa significa? - rapporto lunghezza occhi-dimensioni viso 3 : 10.
Insomma, un tipo più occidentale che asiatico, tanto che io rientro perfettamente nei requisiti richiesti (pelle lucida=pelle tendente ad ingrassarsi? :D).



E' stata subito polemica.
Qualcuno ha gridato al recupero dei criteri di razza di matrice nazista, qualcun altro al razzismo nei confronti del Tibet, le cui ragazze sono scartate perchè considerate troppo brutte per lavorare come hostess.
Nemmeno fossero stati i cinesi ad inventare l'uomo vitruviano, rigorosamente Made in Italy.

E' da riconoscere che quel mondo sia piuttosto selettivo, almeno a livelli alti.
A livelli bassi, ti imbatti in decine di agenzie in cerca di 'hostess' che poi relegano in qualche negozio a promuovere merci impossibile da piazzare.
Insomma, camuffano da hostess quelle che nel gergo del settore sono definite 'promoter'.
Venditrici, con belle facce e parlantina sciolta.
Il che significa: criteri fisici più democratici, più ore di lavoro, paga più bassa.

Insomma, una gran bella fregatura.
Soprattutto quando si è costrette ad indossare ugualmente tailleur e tacchi scimmiottando colleghe meglio pagate - e meno masochiste - e a rivolgersi alla cliente come farebbe un'operatrice di call center, solo alle prese con un prodotto più vendibile (non sempre), e con clienti più disponibili all'acquisto (non è detto).

Quando poi, con un po' di fortuna, contatti, audacia e persone disposte a metterti alla prova, entri nel dorato mondo delle hostess congressuali e fieristiche, è tutta un'altra storia.
Tutta una sfilata di tailleur neri, decolletes, camicie bianche e minimo 60 euro al giorno di retribuzione (per una media di 8 ore lavorative comprensive di pausa).
E' il lavoro più sfizioso del mondo, salvo tornare a casa con le estremità massacrate dalle ore passate in piedi.
Si chiude un occhio su una taglia nonmoltostriminzita o su piccoli difetti fisici, ma si deve essere comunque di bella presenza, eleganti, gentili coi visitatori.

Inutile essere ipocriti: in tutti i paesi del mondo, in questo settore, ad avere la meglio sono sempre le minimo1:70taglia40. (un'ingiustizia stupida, ma chi ha detto che il mondo basato sull'immagine sia giusto?)


O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O


Piccolo glossario per i non addetti al settore:


Promoter: ragazza dotata di presenza gradevole, gentilezza, capacità di vendita, spiccate capacità comunicative e persuasive.
Non richiesta particolare altezza o taglia, salvo lavori particolari (promoter per marchi come Peroni o RedBull).

Hostess: tipologie varie, che spaziano fra:

-hostess standard: presenza gradevole, esperienza nel settore, taglia 38-46, capacità comunicative e organizzative.
Paghe abbastanza adeguate, impegno responsabile.
Esempio: hostess per congressi e convegni medici, eventi per i quali è richiesta preparazione teorica in alcuni casi e, sempre, esperienze lavorative analoghe avute in precedenza.

-hostess interprete: presenza normale-gradevole, esperienza nel settore, taglia indifferente, conoscenza approfondita di due o più lingue straniere, doti di mediatrice culturale.
Paghe molto buone e impegno di grande responsabilità.
Esempio: a livelli alti, hostess interprete al Congresso dell'Unione Europea e ad eventi di simile entità.

-hostess immagine: presenza più bella della media, altezza dall'1:70 in su, taglia 38-44 max, nessuna mansione specifica salvo quella di conferire una (bella) immagine all'azienda cliente. Ricordiamo, comunque, che molto spesso 'fare la hostess' significa 'fare la hostess immagine', avendo in molti casi un ruolo attivo nella gestione dell'evento.
Paghe piuttosto alte e zero impegno, se si eccettua quello di restare in equilibrio sui trampoli.
Esempio: hostess immagine ad eventi di moda e bellezza, come ad esempio il Micam (Fiera della calzatura), evento per il quale è requisito tassativo anche avere il 37 di piede.

-hostess modella: presenza 'molto bella' con altezza dall'1:75 in su, taglia 38-42, anche qui nessuna mansione salvo quella di mostrarsi al proprio meglio.
Paghe alte e zero impegno.
Esempio: hostess modella al Motorshow, per capirsi una di quelle sgambatissime signorine in abiti succinti, in sella alle moto e sedute nelle auto a farsi fotografare e apostrofare dai maschietti presenti.

-hostess accompagnatrice: categoria ulteriormente divisibile in due
  1. accompagnatrice ai tavoli: bella presenza, look modaiolo, aspetto curato nei minimi dettagli, più o meno magra, più o meno alta, con semplice mansione di accompagnamento dei clienti ai tavoli.

  2. accompagnatrice per cene e viaggi di lavoro: bellissima presenza (spesso modella), look vistoso, aspetto curatissimo, mansione principale far fare bella figura all'uomo da lei accompagnato. Con clienti, amici, uomini potenti. Hostess spesso al confine con l'escort, in base ad un accordo più o meno tacito fra ragazza e cliente.

etc...

lunedì 7 aprile 2008

Amarcord - He-he-he-he-heeeelga.

Giugno 2006, ancora non conoscevo Denis.

La conobbi il 14 febbraio dello stesso anno, a San Valentino.
Vivevo una storia sbagliata con la persona sbagliata, e la incrociai sul mio cammino, aspettando di dare un esame.
Fu molto gentile sin da subito, allegra e spontanea.
Mi chiese come passavo San Valentino, e io le risposi che sarei uscita la sera col mio ragazzo di allora.
Ragazzo con il quale mi lasciai pochi giorni dopo.
Ci scambiammo i numeri, un paio di sorrisi e tanti saluti.
Due mesi dopo, mi ricontattò.
Era incredibile che si ricordasse di me, che conservasse ancora il mio numero di cellulare: è un segno, pensai.
Mi propose di uscire con i suoi amici, e accettai. Mai scelta fu più giusta.

Helga fu una splendida scoperta, sotto ogni punto di vista.
Una di quelle rare persone che ti percepiscono al primo sguardo.
Diventò la mia più cara amica in due mesi, a fronte dei quasi quindici anni di rapporto con la mia amica storica.
Una creatura gentile, dolce, istintiva e leale, imperiosa e tenace.
Una ragazza sincera e limpida, con la testa sulle spalle e il cuore generoso.
Ancora oggi, insostituibile presenza.

Con lei iniziò un breve ma intenso periodo di bagordi e divertimenti, parte di quella giovinezza che non mi sono goduta mai appieno da adolescente.
Le serate in discoteca, il ballo che mi scuoteva da capo a piedi, le acrobazie sulla pista con ballerini più o meno virtuosi, le occhiate, le palpate, le pomiciate, i cocktail, la musica che assorda, le urla per sovrastare il fracasso.
Marachelle da quindicenni rinviate ai diciannove anni.
Niente di particolarmente libertino, niente di concreto: pura eccitazione.
Dei sensi, delle orecchie, del corpo.
Furono i due mesi più catartici della mia vita.
Dopo, arrivò l'amore, Barcellona, la vita.
E iniziò per me una nuova fase, fatta di concretezza e progetti, desideri continui e uomini lontani.
Anche allora Helga fu un pilastro, un punto di riferimento costante.

Una delle persone migliori che abbia mai conosciuto.
Un concentrato esplosivo di ingenuità e candore, malizia e rispetto, responsabilità e libertà.
E ora vive a Parigi, insegnando tedesco in un liceo francese e pagandocisi l'affitto di un monolocale dove vive da sola.
Ormai donna, ormai lanciata verso l'ester(n)o, sempre unica.
Più volte mi ha proposto di andare a trovarla nella Ville Lumiere.
Chissà che non sia arrivato il momento di farlo.



domenica 6 aprile 2008

Belli e invisibili - Fur

Un pugno nello stomaco. Questa la sensazione che spettatori di ieri e di oggi provano davanti alle foto della più sovversiva delle artiste nordamericane del ventesimo secolo, Diane Arbus.
Pugno nello stomaco dovuto alla naturalezza, alla verità e alla spontaneità dei soggetti ritratti. 'Freaks', individui borderline, emarginati, anticonformisti.
Dai nudisti agli ermafroditi, dai nani agli ipertricotici.

E, paradossalmente, la realtà socialmente tollerata negli Stati Uniti degli anni '50 appare più mostruosa dei 'mostri' stessi: due gemelle omozigote dallo sguardo vitreo possono suscitare in noi maggiore inquietudine di un nano a petto nudo sorridente in una camera d'albergo.

Sovversivo è tutto ciò che rivela quello che si nasconde dietro alla facciata.
Il fantasma di una vita basso-borghese con figlio ritardato mentale al seguito (foto), l'esibizione naturale di un modus vivendi solo apparentemente extra-ordinario (foto), tutto il dolore dell'esistenza condensato in un'immagine (foto), la normalità che turba senza un perchè (foto), la deviazione dalla norma che inquieta e atterrisce (foto).


Premessa necessaria per spiegare un film come Fur.
Non una fedele biografia dell'artista, ma una libera fantasticheria sull'inquietudine della donna.
Diane Nemerov sposata Arbus: moglie e madre di due splendide bambine, assistente del marito fotografo di moda, stretta in ruoli socialmente validi e intimamente insignificanti.
Che trova se stessa nella scoperta del deviante. Sfuggendo alla norma del quotidiano, (co)stretta nella sua perfetta famiglia americana, con appartamento nella New York chic, genitori ricchi, marito stakanovista e assente, figlie troppo piccole per comprenderla.
Lei, Diane (Nicole Kidman), scopre di voler, e saper, fotografare incrociando l'esistenza di un fenomeno da baraccone, l'ipertricotico Lionel (Robert Downey Jr).

Personaggio inventato, ma perfetta incarnazione del tormento interiore di Arbus, prigioniera di un mondo fatto di modelle, pose fasulle, allegre casalinghe segretamente disperate, ricchezza, fama, copertine sulle riviste di moda più importanti del mondo.
Lo spettatore è preso per mano e condotto nei meandri delle sue fantasie.
Fantasie popolate da visioni, ricordi infantili, dettagli del reale che nessuno si sofferma a notare.

E poi, Lionel.
Lo vede, ne desidera l'immagine, se ne innamora.
Il passo è breve.
Il desiderio cresce in proporzione alla diversità apparente fra i due.
Lei bella e freak dentro, lui freak fuori e puro dentro.
Una Bella e la Bestia dei giorni nostri, con tanto di metamorfosi della bestia in principe.
Nella scena più toccante del film: quella nella quale Diane rasa completamente Lionel svelandone le fattezze umane, ruvide, maschie.
Segue la scena d'amore più struggente che si sia vista al cinema negli ultimi anni.
Entrambi non hanno nulla da perdere, in fondo.
La società americana ipocrita e abbottonata anni '50 riammetterà una delle sue figlie ignorandone l'adulterio, abbandonando il freak al suo destino.

Robert Downey Jr seduce senza phisique du role, forte di una bravura da caratterista;
Nicole Kidman stupisce per la generosità con la quale lavora sul proprio personaggio, gestualità e sguardi inclusi.
Non c'è pietà nè perbenismo nella sua prova d'attrice, come non ce n'è nel film nè tanto meno nelle opere di Diane Arbus.
Non c'è una morale, se non una ridicolizzazione del mondo cosiddetto 'normale': i sorrisi delle modelle in posa da brave massaie, le sfilate di pellicce a casa Arbus, i genitori di Diane.
Tutto è così fasullo da essere ridicolo.

Un film che dimostra, ancora una volta, quanto il confine fra i due mondi sia, tutto sommato, molto labile (a questo proposito, consiglio anche la visione di Freaks di Tod Browning, del '31).

sabato 5 aprile 2008

Lo sai che i papaveri...

Berlusconi dichiara di essere alto unmetroesettantuno.
Quanto Prodi, più di Putin (smentito dalla foto qui sotto), unsolocentimetro in più di me.

Certo.
Zeppe incluse.



Rotte di vita

Me lo sento.
La mia vita sta prendendo una specifica rotta, che pian piano va delineandosi.
Focalizzando i propri interessi, esplorando a tutto tondo le possibilità offertami da questa vita (chissà nelle prossime!).

Scoprendo che sono teoricamente abilitata a fare:
-la scrittrice
-la giornalista
-l'addetta ufficio stampa
-l'addetta pubbliche relazioni/relazioni con i media di una qualsiasi azienda
-la correttrice di bozze
-l'agente letterario
-la traduttrice letteraria
-la sceneggiatrice
-la scrittrice di soggetti televisivi/teatrali/cinematografici
-la speaker radiofonica
-l'annunciatrice tv
-la bibliotecaria
-l'insegnante

E non solo.
Qualsiasi cosa mi passi per la mente, sono tanto pazza da provare a farla.

O saggia?