venerdì 21 marzo 2008

Vomiti di parole

Quello che segue sono perlopiù pensieri sconnessi, parole in libertà, riflessioni concepite nell'ovattato mondo dello chalet polacco in mezzo alla neve, sospeso nel nulla.
Prendeteli per quello che sono: pensieri a raffica di una ventunenne sull'orlo del baratro, ma ancora incerta sul futuro, sul da farsi.

L'aggettivo che ricorre più spesso quando si parla di me è 'strana'.
'Strano' è il mio colore d'occhi, strano è il mio spiccatissimo movimento di bacino.
Attenzione: non sexy, non provocante, 'strano'.
Strani sono i miei jeans a vita troppo alta, perchè è tradizione mostrare abbondanti porzioni di culo e mutande.
Strano è il mio modo di ridere, mai uguale a sè stesso.
Strani i capelli arruffati, da monella.
Strano il mio modo di parlare adeguandomi, di volta in volta, al mio interlocutore.

A volte, credo di essere talmente esagerata in alcuni miei aspetti e atteggiamenti da risultare quasi caricaturale, e questo mi fa soffrire.
Ho sempre pensato, e continuo a farlo, che non esista nessuno in grado di captare appieno ciò che emano, tranne forse il mio ragazzo e mia madre.
Le persone che ho più care al mondo recepiscono molto, anche se non tutto, del mio senso più profondo.
Gli altri si aggrappano a credenze comuni, pregiudizi in negativo e in positivo, ipotesi sbagliate in partenza o intuizioni apparentemente fulminanti, dispensando raramente ottimi consigli.
Tutti, tendenzialmente, agiscono come se cercassero di farmi cambiare rotta, di farmi deviare da un percorso che ho imboccato a testa alta e senza ripensamenti, come fanno le persone adulte.

Sono forte, ho i miei carichi e credo di (sop)portarli con dignità.
A volte, lungo il cammino, non disdegno di farmi carico dei pesi altrui, ma non mi aspetto mai gratitudine in cambio.

Ho i capelli corti e non li uso per sedurre.
Sono una guerriera, una moderna amazzone che nasconde la paura dietro la sfrontatezza della giovinezza e dell'impulsività.
Non fumo, non bevo birra e non mi drogo.
Preferisco la solitudine alle compagnie insignificanti, che 'fanno rumore'.
Mi curo - o meglio, mi curavo - ma in maniera moderata, onesta, irrilevante.
Mi preoccupo di non mettere in difficoltà chi ho di fronte.

Sono, per usare un'espressione mai usata prima, molto strana.
Amatemi così come sono, tanto non cambierò.

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