mercoledì 26 marzo 2008

Noi, che abbiamo 'tutta la vita davanti'

Avvertenza al lettore: questa non vuole e non può essere una recensione, nè tanto meno una recensione esaustiva del film.
Mi è costato tantissima fatica anche solo abbozzarla, tanto mi ha riempita di pensieri questo film: tanto da impiegare un giorno intero per scriverla (ho visto il film in anteprima nazionale il 25 marzo, in presenza del regista e della troupe quasi al completo).
Cerca, forse senza successo, di coglierne elementi che mi hanno colpita, ed è suscettibile di modifiche.

Una tempesta di emozioni contrastanti, un'amara consapevolezza del reale: questo è quello che coglie lo spettatore del nuovo film di Paolo Virzì.
Amaro con ottimismo, tragico senza compiacimento - dote rara per i film italiani, vedi Muccino - pervaso da uno spirito tutto virziniano, fanciullesco e sognante, in questo caso impersonato dalla bambina-figliadiragazzamadre del film, innocente e spensierata eppure condannata ad essere trascurata.
Un film prosaico, ma con 'i piedi fortemente poggiati sulle nuvole', direbbe Ennio Flaiano.

In scena, personaggi di spessore, intensi nella loro quotidianità.
La ragazza madre telefonista poi escort con adorabile figlia al seguito, il sindacalista che combatte battaglie perdute in partenza, il rampante 'uomo dei contatti' che paga a caro prezzo l'obbligo di dover essere il numero uno.
E poi lei, Marta (Isabella Ragonese): venticinque anni, siciliana, laureata in Filosofia cum laude eppure naufragata in un call center, dotata di promettente quanto insignficante fidanzato dal futuro lavorativo assicurato - che parte per inseguire il sogno americano - e di madre radiosa quanto malata terminale di cancro.

La sua vita cambierà in seguito al reality check post-laurea.
Passando dai dinosauri accademici e incartapecoriti che si congratulavano con lei per il conferimento della laurea all'esercito di sexy borgatare e di ragazzi in giacca e cravatta che ripongono le loro vane speranze nel proprio lavoro all'azienda Multiple (cugina ideale della Kirby).
Marcati stretti da Claudio (Massimo Ghini), boss divorziato con ex moglie rifattissima e figli, e da Daniela (Sabrina Ferilli), capotelefonista e fomentatrice delle masse a scopo motivazionale.

Giovinezze attaccate alla cornetta, ansiose di arrivare, nonsisabenedove ma tentiamo il tutto per tutto.
Non tutti ce la fanno.

Qualcuna si fa prendere da una crisi di nervi e manda a fanculo la cliente per telefono, qualcun’altra fissa pochi appuntamenti e per questo viene tagliata fuori.
Per gli uomini, ulteriori pressioni e umiliazioni: punizioni pubbliche più vergognose possibili al fine di creare senso di colpa a chi non regge il ritmo.
Per il migliore del mese, un robot da cucina Multiple in regalo come incentivo a fare sempre meglio.

Risate nervose per i sistemi motivazionali, adottati nel film come nella realtà: sms del capo ogni mattina, canzoni e balli al momento di iniziare la giornata di lavoro, che convincano tutti del fatto che hanno il lavoro più bello e appagante del mondo.
Perché ‘noi siamo persone speciali e facciamo un lavoro speciale’.
Cosa vuoi che importi se guadagnamo 400 euro al mese e vendiamo un prodotto spazzatura.
Dettagli.

Sullo sfondo, la cultura televisivocentrica dei nostri tempi: il Grande Fratello edizione 2007 a fare da insulso sottofondo alle scene più significative.
Onnipresente nei discorsi, nelle televisioni accese, negli interessi dell'universo di Virzì.

Qua e là, note delicate – la bambina che ‘sceglie’ Marta come babysitter sulla metro, la vecchina alla quale telefona Marta durante il turno di lavoro – che portano il film su un livello superiore, che trascende il semplice piangersi addosso, vizio del quale il nostro cinema sembra incapace di liberarsi.

Da segnalare: l'esordiente Isabella Ragonese, perfetta nel ruolo della Jane Doe nella quale qualsiasi sua coetanea può identificarsi;
la neo-mattatrice Sabrina Ferilli, perfettamente a suo agio nel ruolo della fragile, perfida e attillatissima responsabile delle telefoniste;
la performance isterica del lanciatissimo Elio Germano a bordo della sua auto;

il nudo di Micaela Ramazzotti, con un lato B da copertina (è proprio il caso di dire: tutta la vita davanti, tutto il successo di dietro).

Un bel film, che sviluppa in modo intelligente gli spunti offerti dal libro Il mondo deve sapere di Michela Murgia.
Italiano in tutto e per tutto, quindi con retrogusto amaro: si ride e si piange.
Verdone docet.

2 commenti:

Cris ha detto...

la descrizione del lavoro in call center calza a pennello (pure la ferrilli tettona-attillata, se vogliamo dirla tutta)
Infatti la tentazione in ditta di andarlo a vedere è forte, e dopo la tua recensione mi ispira di più

Anonimo ha detto...

sono capitato per caso qui. Il film è bellissimo. mi ha fatto commuovere e pensare.Andatelo a vedere se potete.Se lo candidassero all'Oscar farebbero una cosa giusta. Basta coi soliti filmetti.L'italia è questa, purtroppo e per fortuna. Ric