domenica 23 marzo 2008

I miei sedici anni



Luglio 2002: in questa foto ero prossima ai sedici anni.
Ero all'inizio del mio sviluppo fisico, e all'inizio di un faticoso percorso di apertura verso l'esterno: gli altri iniziavano a non essere più un'incognita, per me.
Qui mi trovavo sul traghetto per la Maddalena, in Sardegna.
Avevo il viso tondo, la tintarella appena accennata, l'espressione felice, il corpo pieno: tutto il contrario di oggi, che mi sento come un recipiente traboccato, ormai vuoto.

Ero bella, anche se ancora non conoscevo le gioie della pinzetta per le sopracciglia e del fondotinta.
Ero naturale, come chi nel fiore della sua crescita mostra al mondo i suoi primi boccioli.
Ero fresca, inesperta, tutto sommato piuttosto smaliziata, come chi si porge agli altri senza secondi fini.
Non avevo mai avuto una vera storia d'amore, nemmeno uno di quei flirt che d'estate vanno per la maggiore.

Mi avevano baciata per la prima volta qualche anno prima. Era inverno.
Un ragazzo per strada, la sera, l'alito che sapeva di sigaretta.
Mi aveva profanata senza che avessi avuto il tempo di dire no, l'avevo lasciato fare sebbene non l'avessi mai visto prima in vita mia.
Di quell'episodio, me ne sono pentita e me ne pentirò per tutta la vita.

Dopo una pre-adolescenza passata in esilio volontario, fra letture e pochi amici, eccomi arrivare ai sedici. Di colpo, senza preavviso.
Gli anni del mio stato di grazia, del mio dischiudermi.
Del bozzolo, come dimostra questo blog, mi sono liberata realmente solo da poco tempo, ma già allora mostravo di volerne e di poterne uscire.

Quella fatidica estate del 2002, sarei andata in vacanza anche a Leonessa, in provincia di Rieti: e pensare che non volevo nemmeno partire.
Eppure, quelle due settimane hanno dato il là al mio cambiamento.
Ero in villeggiatura in un bell'albergo in montagna con mia zia e mia nonna, non esattamente le compagnie migliori per costruirsi una propria giovinezza, sulla carta: ahi, quanto può essere sbagliato rifiutare a priori un'esperienza.

Ho passato quelle due settimane ad interagire senza sosta con tutti gli ospiti dell'albergo, incluso il personale: ero la mascotte d'onore dei camerieri e degli animatori turistici, che in modo particolare devo ringraziare in larga parte per la mia metamorfosi (all'epoca, loro avevano i vent'anni che ho io oggi).
Passavo i giorni fra balli di gruppo sfrenati - da quest'esperienza è nato il mio amore viscerale per i balli latino-americani, inimmaginabile quando ero ancora prigioniera del mio guscio - brevi allenamenti in palestra, qualche escursione in paese e in montagna, pochissima piscina.

Ero un vulcano, e tutte le sere le passavo a ballare, aiutando il team di animatori.
Mi ero fatta bellissima: snella, atletica e scattante come non mai.
Mi contendevano per le feste a Ferragosto: ricevevo proposte allettanti sia dal team degli indiani sia da quello dei tahitiani, e alla fine optai per quest'ultimo.
Alla sfilata finale delle Ferragostiadi, così si chiamavano le feste in onore di Ferragosto, avevo le gambe tornite, fiori di carta fra i capelli sciolti, abbronzatura dorata e parei avvitati in vita e sul seno.
Ed ero felice.

Ora, solo per un attimo, vorrei rivivere quei momenti.
Quel caldo opprimente, quei piedi nudi, quei capelli ondulati, quella magica sicurezza in me stessa che rapiva tutti, quelle risate, quell'alone di grazia che mi circondava da capo a piedi.

Datemi un po' di calore, e sboccerò di nuovo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

me la ricordo io!
possibile che siano passati già così tanti anni?
ma pensa...
tesoro bello, leggo solo ora delle sventure che ti sono capitate tra capo e collo.
ora dirò una banalità: ciò che non uccide, fortifica. anche questa volta ne uscirete più che vincenti da questa situazione.
e tu diventerai ancora più forte e salda, ne sono sicura.
ti abbraccio forte
laura