mercoledì 7 novembre 2007

Umiltà e servizio della verità

Occhiali da vista grandi e squadrati, profilo inconfondibile.
Un cameo che è diventato il marchio di fabbrica, garanzia al contempo di qualità e serietà, del Fatto.

Lui è Enzo Biagi, grande giornalista e grande autore di libri su ogni tipo di argomento.
Un eclettico del giornalismo, un libero pensatore, un servo della libertà di parola e della rigorosità dell'informazione.
Uno dei primi in Italia ad intuire la fortuna, e l'efficacia, della reciproca contaminazione cultura pop-cultura alta (con quel capolavoro che è la sua Storia d'Italia a fumetti).
Un uomo che ha prestato l'orecchio all'Italia insoddisfatta di ogni tempo.
Con le sue rubriche giornalistiche e con i suoi libri.

Tanto degno da meritare grandi omaggi postumi da altri due mostri sacri del giornalismo italiano come Ferruccio De Bortoli (Mr. IlSole24Ore) e Paolo Mieli (Mr. Corriere della Sera).
Tanto grande da far apparire parodistico, e decisamente fuori luogo, l'omaggio postumo di uno che in quanto giornalista non sarebbe stato degno nemmeno di leccare le suole delle scarpe di Biagi, Emilio Fede.

Un modello per me e per ogni persona che voglia fare serio giornalismo, e la riprova che l'ottimo giornalismo fa vivere a lungo (Enzo Biagi 87 anni, Indro Montanelli 92 anni).
Oltre che la conferma che, mai come ora, occorrono nuove leve.
Che riescano almeno lontanamente in quello in cui sono riusciti i grandi.

1 commento:

Musik ha detto...

Enzo se ne andato, Indro già lo aveva fatto. Enzo era, come scrivi, un libero pensatore, un servo della libertà di parola e della rigorosità dell'informazione. Lo era Indro. Lo è, tutt'ora, De Bortoli. Quel che mi chiedo è dove stia andando a finire la libertà di stampa, invece, e di pensiero. Penso a cos'era il Giornale di Indro Montanelli e cosa è adesso. Penso al Corriere della Sera di Ferruccio de Bortoli e chissà perchè ora non è più lì.
Penso all'arroganza di un uomo che, a RaiTre, davanti a una Lucia Annunziata che con ironia gli ricordava la frase "in Rai non cambierò una pianta" e che tutte le piante erano ancora le stesse, penso a quell'uomo che disse, con la stessa faccia che di solito dovrebbe stare nei pantaloni, che "l'Editto Bulgaro è convenuto più a Enzo Biagi che a me, visto che ha percepito un ingente buono uscita e ora percepisce una alta pensione".
E penso a Enzo, e a una sua ultima intervista, in cui disse "l'avviso di licenziamento mi arrivò in raccomandata con ricevuta di ritorno, che è una cosa per cui mi sono offeso più di tutto".
Ecco, i grandi personaggi, quando se ne vanno, andrebbero ricordati in silenzio. Ma il silenzio, adesso che bisognerebbe fare rumore, pone il rischio che "simili orme di piè mortale" non possano più camminare nel panorama giornalistico italiano, mondo nel quale Mastella è nell'ordine ed Emilio Fede viene presentato come baluardo della libera informazione.