venerdì 9 novembre 2007

Mission Possible

Girare un film in soli interni con due soli attori che interagiscono è da sempre considerata una mission impossible.
Perchè ciò sia possibile, è indispensabile che ci siano un eccellente regista, due eccellenti attori e un'eccellente sceneggiatura.
E, naturalmente, grande sintonia e feeling sul set.

Ebbene, questa magia cinematografica può compiersi anche al giorno d'oggi.
Perchè Kenneth Branagh, Michael Caine e Jude Law sono superlativi, così come i dialoghi botta e risposta fra i due, molto inglesi e molto azzeccati.

Tutto l'ingranaggio cinematografico di Sleuth è oliato alla perfezione: impossibile annoiarsi.
Il merito, naturalmente, va molto al testo teatrale, così dannatamente teatrale da non lasciare nulla al caso e nulla allo sbadiglio dello spettatore medio.

Non è un caso che il cast sia 100% english: evidentemente, fra connazionali, soprattutto se inglesi, si lavora molto meglio.
Specialmente se i comprimari, e unici attori, si chiamano Michael Caine e Jude Law.

Entrambi, per usare una frase presa in prestito da Tarantino, "all'apice del loro sadismo".
Sì, così cattivi non li avevamo mai visti.
Michael era stato un assassino 'vestito per uccidere' in abiti femminili, ed era inquietante ma, in un certo senso, perdonabile perchè turbato mentalmente.
Jude - il nome è tutto un programma - era stato un mascalzone british ma sotto sotto molto latino, uno sciupafemmine, ma mai lo avevamo visto così folle e perverso.
In questo film, Caine e Jude diventano per davvero Caino e Giuda.

In un incalzare di frasi e azioni veramente perverse, di giochi crudeli, di godimento nell'assaporare il terrore dell'altro, alla fine l'avrà vinta l'esperienza.
In tutti i sensi.

L'oggetto del contendere o, per meglio dire, il pretesto del film è una donna.
La moglie di Michael/Andrew Wyke e l'amante di Jude/Milo (Tindolini) Tindle.
Ma lei non si vedrà mai, perchè il film è unicamente un duello fra grandi, enormi attori.
Le donne sono fuori dal gioco, gli uomini e le loro paure sono dentro.
Echi di Che fine ha fatto Baby Jane?, in un continuo gioco di ruoli fra vittima e carnefice, fino al finale, fatale, capovolgimento.

L'alchimia fra i due è impressionante, e non fa che confermare l'ipotesi che il bel Jude possa essere l'erede putativo di Michael.
Grande fascino di entrambi, grande talento di entrambi, e tutte le aspirazioni di Law nel seguire le orme del suo mito (Jude è stato protagonista di due remake di film del '66 e del '72 nel ruolo che fu di Michael: Alfie e Gli Insospettabili, dal quale è stato tratto Sleuth).

Splendida la fotografia e le inquadrature ad arte, le riprese dall'alto vertiginose, quasi da grande fratello - onnipresenti le telecamere di sorveglianza a fare da testimoni alle crudeltà reciproche - e i primi piani decentrati.
Cornice delle performances, gli splendidi interni della casa ipertecnologica, ansiogena e claustrofobica del personaggio di Michael, lo scrittore di best-seller Andrew Wyke.
Cornice che contribuisce a rendere incalzante, e decisamente inquietante, lo scambio di umori fisici e caratteriali dei due.

Un Caine profondamente ferito nell'orgoglio, e allo stesso tempo diabolico.
Un Law quasi dionisiaco, a dispetto della bellezza apollinea, ironico, caustico e tremendamente sexy.

Qualsiasi altro attore, sulla scena, sarebbe stato di troppo.

1 commento:

wuti ha detto...

Dire che mi hai incuriosito è dire poco. Eh confermo il tuo profilo: si, sei una buona penna. :)