sabato 20 ottobre 2007

Dittatura del culo

Allora.
Premetto di essere notoriamente una culofila e culomane purosangue d.o.c.g, e di aver spesso nominato in questa sede il suddetto particolare anatomico che tanto attira lo sguardo e accende le fantasie.
Sono come Tinto Brass: le prominenze del Sig C. mi piacciono, e non poco.
Che siano maschili o femminili.

Però, a quanto pare, non sono sola.
Anzi, i culomani incalliti sono un battaglione, molti più dei mastomani (fan del seno, ndr).
Ora, tutto questo interesse che traspare, a giudicare dalle chiavi di ricerca con le quali è trovato questo blog, per la Venere Ottentotta e le sue celeberrime fattezze steatopigie mi portano a ribadire, per l'ennesima volta, che aveva ragione Desmond Morris ad affermare che le tette piacciono solo in quanto imitazioni del culo, unico vero richiamo sessuale ancestrale.

Perchè non instaurare ufficialmente, anzichè coltivare le nostre passioni officiosamente, una vera e propria dittatura del culo?

Tanto, facce di c. da candidare per il governo ne abbiamo a iosa.

Le avversità, rivelatrici per eccellenza

Si dice che gli amici, e le persone care in senso stretto, le riconosci dal loro comportamento nelle avversità.
Ovviamente, sarà proporzionale alla loro disponibilità, ma ci sarà.
E cosa succede quando un parente stretto, come una nonna, pur sapendoti in estrema necessità e pur avendone ampia possibilità, si rifiuta di aiutarti?
Delusione, pessimismo e fastidio.

Sono profondamente nauseata.
Al mondo esistono ben poche persone capaci di rinunciare anche ad un'infinitesimale parte del loro benessere, specialmente economico, anche per le persone che amano di più, così dicono.
Sarebbe possibile un mondo senza soldi?
Forse no. Altrimenti chi si arrogherebbe il diritto di sentirsi migliore degli altri?

Forse ogni tanto ci si dovrebbe ricordare che la parola 'valore' non ha significato solo in ambito economico.
E il valore di una persona lo si definisce anche in base a ciò che dà, non solo in base a ciò che prende.

lunedì 15 ottobre 2007

Fe-li-ci-tà

Un momento protratto una vita
due occhi
liquidi di gioia
grondanti d'amore
nei miei
l'azzurro limpido dei bambini
le pupille tonde dei gatti quando è buio
l'Amore
e le mie lacrime.

(Juliet, when we made love you used to cry...)

:)

mercoledì 10 ottobre 2007

La vera faccia della guerra

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi
lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente
così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

fermati Piero , fermati adesso

lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce
ma tu no lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera
e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

sparagli Piero , sparagli ora

e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbracciata l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia

cadesti in terra senza un lamento

e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato
cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio

Ninetta bella dritto all'inferno

avrei preferito andarci in inverno
e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole
dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

(De Andrè, La guerra di Piero)

Credo che l'aspetto più straziante della guerra, in assoluto, sia ritrovarsi davanti un uomo uguale a te in tutto per tutto, con solo 'quella divisa di un altro colore', avere paura mista a rabbia, come te.
E mancare di pietà al punto di giustiziarlo prima che lui giustizi te.
Impedimento ingombrante, l'umanità.

martedì 9 ottobre 2007

Conosci l'imbarazzo

Conosci l'imbarazzo che provi nel mettere mano al portafogli e al saperlo vuoto
conosci l'imbarazzo nel sentirti proporre trasferte da amici che non vedi da tempo e di dover rifiutare
conosci l'imbarazzo di andare da un tuo parente e sentirti una sansisuga perchè chiedi ciò che è giusto
conosci l'imbarazzo di sentirti gravida di aspettative altrui
conosci l'imbarazzo, anzi, il dolore, di trovarti in un'impasse vergognosa
frutto dei passati errori altrui
e ti senti travolta
inerte
paralizzata.

Tutto questo per dire che non so cosa succederà domani, dove sarò, come sarò.
Ma continuerò a tenere duro.
E menomale che c'è l'amore, il dolce torpore.

domenica 7 ottobre 2007

Rapporti che risorgono

Come l'araba fenice, anch'io mi sento rinata.
Perche'?
Beh, immaginate di avere un padre, che non se l'e' svignata dopo che vostra madre vi ha partoriti, e che malgrado tutto vi vuole un bene dell'anima. Ecco.
Immaginate che diventi strano, qualcosa che voi non volevate assolutamente che diventasse.
Immaginate che arrivi anche a mancarvi di rispetto e a prendersi troppe confidenze e liberta' in quei momenti in cui dovrebbe mantenere il consueto distacco genitoriale.
Siete disperati. Che fate?

Per riuscire ad esternare tutto il vostro disagio nella maniera migliore possibile, e senza dover fronteggiare una reazione immediata da parte sua, gli scrivete una lettera.
Ma, al posto della vecchia e cara lettera imbustata e inviata penosamente via Posta Prioritaria che oggi fa tanto vintage, gli mandate una comodissima, meditatissima, chiarissima e-mail.

Alla quale lui degnamente risponde.

Benedetta sia l'era delle nuove tecnologie, se aiuta a ricucire in modo il piu' possibile rapido e indolore il rapporto fra un padre e una figlia.

lunedì 1 ottobre 2007

Meneghina per duegiorniemezzo

Olà, sono tornata.
Dopo quasi tre giorni di lavoro, piante dei piedi sfondate, spacchi audaci di gonna, risate e incazzature assortite, sono di nuovo a Roma, lontana dai vari 'Uè, cazzofiga', 'La Giulia ha lavurà' et similia.
Lo confesso: dopo aver svolto lo stesso identico lavoro a Roma, posso dire in tutta franchezza e contro ogni mio interesse che con me sono stati molto più gentili in terra padana che in terra latina.

29 settembre, ore 11:00, arrivo a Rho, il paese con il nome più strano al mondo (del quale mi hanno spiegato l'origine: pare che Rrrrrrrrrhhhhho sia stato fondato dai romani e sia uno dei paesi più antichi della Lombardia, e il suo bizzarro nome avrebbe origini oscure, forse da 'Raude').
Appena metto piede nello stand, vengo assalita da una caterva di vecchietti galanti e sorridenti, dall'aria ben pasciuta, che mi chiamano 'signorina' e chiaccherano fra loro.

Passo ore piacevolissime, fra anziani entusiasti all'idea di farsi un check up gratuito in piazza e di visitarsi, per l'occasione, anche il solitamente impenetrabile Museo Alfa Romeo (splendido, fra l'altro).
Nella stessa situazione, a Roma, alle persone alle quali chiedeva se interessava loro un check up al cuore, mi rispondevano quasi indignate di no, in un misto di paura per la diagnosi e fastidio.
Insomma, a Roma si sono comportati letteralmente da zotici coglioni.

Stavolta, in quella piazza gremita di cittadinanza chiaccherina e sorridente, con tanto di matrimonio nella chiesa della città e cammello e dromedario davanti per promuovere il nuovo circo di paese, mi sono proprio divertita.
Certo, la sposa sarà impallidita alla vista di quei due bestioni ruminanti e sputacchianti davanti, ma io mi sono rimediata solo piacevoli e infuocate discussioni politiche, tanti sguardi paterni e un pranzo gratis, gentilmente offerto dai gestori dello stand.

In museo, ad attendermi due operatori romani e ultra simpatici, una milanese arricchitafigliadipapà scansafatiche, una paesana lombarda carina ed efficiente e tanti individui neutri, la cui assenza/presenza non avrebbe sconvolto nessuno.
Ma intanto, mi sono fatta fotografare in tailleur davanti alle auto più belle del mondo: le Alfa Giulia e Giulietta. :D