sabato 18 agosto 2007

Volver

Le due ciminiere di Civitavecchia in costante avvicinamento, un crescente sentore di gasolio.
Il segnale che la meta è ormai prossima.
Che, fra poco, si ammasserà, sul ponte di sbarco, una massa indistinta di persone, perlopiù romani e campani.
Valchirie stagionate con tanto di texani ai piedi, tanto per coltivare meglio i propri batteri e appagare la propria vanità (leggi: se porto i texani, assomiglierò a Sienna Miller e a tutte le altre portatrici sane di pessime mode).
Bambini pestiferi con genitori troppo accondiscendenti per rabbonirli.
Coppiette a metà strada fra il coatto e il freak, lui capelli lunghi e muscoloni pompati, lei tacchi vertiginosi e short, quasi a voler emulare i mitici Jessica e Ivano.
Un brulicare di tintarelle, perlopiù palesemente fasulle, soltanto raramente naturali.
Pochi ustionati, o per vergogna o per strategia.

Il viaggio è stato come me lo ricordavo dall'ultima volta, tre anni fa: sei ore di odissea, dibattuti fra il bar e il ponte esterno.
Assaliti dalla salsedine sul ponte, scompigliati dal vento incessante in mare aperto mentre si cerca di scrutare una costa che non si vedrà che sei ore dopo.
E, all'improvviso, un tramonto accecante, totalizzante, unico, immortalato da troppe digitali.

Una volta non facevo che, come tutti i bambini, porre incessantemente a mia madre la fatidica domanda: siamo arrivati siamo arrivati siamo arrivati siamo arrivati siamo arrivati?
Con risultato che mia madre, con un po' di giudizio, era tentata di mandarmi a fanculo.
Stavolta, mi sono 'accontentata' del mio paziente nonchè sexissimo fidanzato che divorava i Classici Disney mentre io assaggiavo con parsimonia il mio adorato Vanity Fair.
Ma non ci si nutre di sole letture.

Se siete abitué delle traversate di mare, sapete che le compagnie di viaggio approfittano del fatto che, in sei ore, la stragrande maggioranza dei passeggeri sarà attanagliata dalla fame e sarà disposta a sborsare cifre astronomiche per aggiudicarsi una lattina di coca cola e un misero trancio di pizza che mai, in un'altra situazione, avrebbe un'aria tanto invitante.
Se, al contrario, non siete pratici dei viaggi in nave, sappiate che potreste trovarvi davanti, con irrefrenabile moto d'invidia, una coppia di giovani che la sanno lunga e divorano sotto i vostri occhi famelici tramezzini freschi e tacos sorseggiando mirto bianco.
Ecco. Quei due giovani potremmo essere noi.

Che, da bon vivants, ci siamo concessi anche un'agguerritissima partita a carte, sotto gli occhi stupiti di alcuni compagni di viaggio.
Come al ritorno, così all'andata.
Quando, sprovvisti di un mezzo di trasporto proprio, capita di rimanere ad aspettare per due ore e passa un pullman regionale e di ammazzare il tempo giocando a scopa con un fortunatissimo siciliano.
Ma il gioco vale la candela, così per le carte come per la vacanza.
E la vacanza di due giovani squattrinati alla ventura si trasforma in un dolce tour-de-force per andare al mare alle 7:30 del mattino, e godersi quelle ore nelle quali ci siete soltanto voi e uno stuolo di gabbiani e cormorani a pescare pesce.
Il vento è lieve e l'acqua limpida come acqua da bere, se non fosse per quel sale che, ritualmente, assaggio ogni volta che mi accingo a fare il primo bagno in mare.

Essì, mi ricordavo che la Sardegna era bella, ma non così bella.
In fondo, ha ragione chi sostiene che ciò che conta non sono i posti, ma la compagnia.
Se poi i posti sono da favola, tanto di guadagnato.

1 commento:

Denis ha detto...

Aggiungo... se state per entrare nel traghetto, fate attenzione alla rampa.

Con il passaggio delle auto quella rampa si alza e, con quattro buzzicone e coatti che spingono dietro, potreste trovarvi i vostri piedini sotto (e, conseguentemente, tranciati).