martedì 17 luglio 2007

Potter Mania

Dopo una luuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuunga maratona cinematografica in quel dell'attichetto del mio ragazzo, finalmente, ho raggiunto l'acme di pottermania andando a vedere anche il quinto film del piccolograndemago più famoso della letteratura novecentesca.
Sintetizzato in quattro parole, la perdita dell'innocenza.
Un plot che, di pari passo con la crescita del protagonista e dei suoi comprimari, si fa sempre più dark, più disincantato, più thriller psicologico.

Non me lo ricordavo più.
Lo avevo letto nel lontano 2004, poco prima di leggere il sesto e penultimo capitolo della saga, quindi sono andata a vederlo con l'incanto nel cuore di chi sa a malapena ciò che sta per vedere.

Jeanne Rowling è una fattucchiera, altro che HarryPotter.
Ha compiuto l'incanto più grande di qualsiasi altro: avvicinare molti ragazzi, e non solo, alla lettura, realizzando un record di vendite e un successo planetario.
Dicasi questa intelligenza, nonchè talento letterario.
Se non si trattasse di una donna, molti critici e lettori scettici si rassegnerebbero a riconoscere quel magico talento che prende anche loro per incantamento e quella vendibilità che sono entrambe qualità necessarie di un libro.

Quelli che snobbano la Rowling e la sua creatura letteraria si rassegnino.

6 commenti:

RobAlferi ha detto...

Mhhh... ammetto il mio disinteresse... leggo in genere altre cose e guardo in genere altri film, non necessariamente tratti da ciò che ho letto.

Diciamo che tipicamente queste situazioni di successo galattico con premi a profusione e clamore sulla stampa che dura dai 60 ai 70 anni mi lascia sempre un po' dubbioso sulla qualità reale del soggetto in questione.

Pensi che possa recuperare il tempo perduto iniziando a leggere il capitolo primo di questa infinita storia e poi mano a mano noleggiare i film?
Ne vale veramente la pena?

R

Giulia ha detto...

Idem.
Ma ti assicuro che ne vale la pena. ,)

RobAlferi ha detto...

Ok, lo hai scritto, te ne assumi la responsabilità... telefono oggi al mio libercolarista di fiducia e chiedo se ne ha una copia, inizio da pagina 1 volume 1 e poi film 1... vediamo di nascosto l'effetto che fa!
R

Denis ha detto...

In internet hanno rivelato la fine della saga.

Te la dico? :)

John Dorian Gray ha detto...

Sono tra gli snobbatori scettici. Eppure ho letto tutti i libri, il sesto in inglese, addirittra, per meglio svelare il finale agli inermi italiani. Però, ecco, so riconoscere il fenomeno. E la lettura è gradevole. E forse queste due cose, lettura gradevole, scorrevole ha determinato il fenomeno. Delle belle storie, certo, nonostante, in effetti, proprio il quinto capitolo della saga mi avesse deluso come libro. Ma, ecco, ritengo più meritato e motivato il successo della Rowling rispetto a quello di Moccia, anzi, chiedo scusa per il paragone. Ma, ecco, oltre la gradevolezza e il fenomeno, oltre la beltà o la purezza della storia, oltre tutto questo, non vedo niente. Non vedo possibili disquisizioni sul Potter, non vedo la magia che ti resta dentro, non vedo, addirittura, questo talento nella scrittura di JKR, ma certamento quello nella vendita. L'esperienza poi della lettura in madrelingua mi ha mostrato un linguaggio certamente non ricercato, non raffinato, per non parlare dello slang giovanile potteriano, pieno di doppi apostrofi (I'd've, che ti fai una tabella e pensi: 'd può essere: would, should, had. cosa sarà?), o del termine onomatopeico "dunno" (don't know). Poi, magari mi guardo il film ma... non vedo altro.

Giulia ha detto...

Siete dei noiosoni. :D

A Michele: guarda che il talento letterario non è quantificabile e QUALIFICABILE nell'ordine dell' 'ornatus', ma nella capacità di ricreare un mondo, di dare forma a qualcosa di nuovo, di stupire.
E, secondo il mio modestissimo parere, la Rowling ne è in grado.

E poi, ti prego, ti supplico e ti SCONGIURO: non nominare Moccia, in questo blog.
Merci beaucoup.

PS: sono io ad esprimermi con la chiarezza di uno shar-pei, oppure sei tu che riesci sempre a fraintendermi? :D