lunedì 30 luglio 2007

Bye bye Ingmar

La prima volta che ho visto un film di Bergman ero bambina: i miei genitori avevano registrato dalla televisione Il flauto magico, versione cinematografica-musicale della celeberrima opera mozartiana.


Il film si svolgeva come uno spettacolo teatrale, e all'inizio la cinepresa inquadrava visi di spettatori in attesa. Tutti diversi, tutti ansiosi di assistere allo spettacolo.
Bergman amava il teatro. Più del cinema. Di quel primo film mi rimase impressa l'inizio del secondo atto: Pamina che dorme, Monostato che canta vorrebbe toccarla, possederla, ma viene cacciato da Astrifiammante, Regina della Notte e madre della giovane.
Le m
ani scorrono sul corpo di Pamina addormentata senza mai toccarla, ma è tangibile il desiderio, mentre Monostato canta Alles fühlt der Liebe Freuden.
Mi sento Pamina, per la prima volta in vita mia.

All'epoca non sapevo che si trattasse di un film di Bergman. Non sapevo chi fosse Bergman, in effetti.
Poi sono arrivati i miei diciotto anni, e Il posto delle fragole ha fatto capolino nella mia vita.
Quel vecchio bisbetico ed egoista, quella trama a cavallo fra sogno e realtà, quelle fragole in giardino con la cugina da lui amata.


Fu colpo di fulmine.
Uno di quegli innamoramenti istantanei che mi prendono solo in presenza di film dolceamari, malinconicamente nostalgici e meravigliosamente diretti.

In seguito, sono arrivati Sussurri e grida, Il settimo sigillo, Persona.
E tanti altri suoi capolavori seguiranno.

Proprio pochi giorni fa, riflettendo sui miei registi del cuore, pensai che Bergman era ancora in vita e che quindi avrebbe regalato al mondo ancora tanti prodotti del suo talento.
Stamattina, pensando al fatto che i lavori creativi mantengono giovani, ho appreso la notizia della sua morte, così, come nel 2004 seppi della morte di Ingrid Thulin, novantaduenne musa del regista.

Pian piano, l'universo cinematografico di Ingmar si sta dissolvendo.
I suoi attori e lui con loro.
Ma lascia un'eredità straordinaria, di visionarietà, poesia in immagini, fermo immagini indimenticabili.
Chi potrà dimenticare l'interminabile partita a scacchi fra il Cavaliere e la Morte e la danza macabra sulle colline del Settimo sigillo, o l'allattamento simbolico di Sussurri e Grida?






Bergman è entrato nel nostro immaginario.
Nell'immaginario dei cinefili più accaniti e affezionati, certo, ma le sue immagini sono abbastanza potenti per raggiungere, e turbare, tutti noi.

Per quanto mi riguarda, amo ricordarlo con una battuta citata dal Settimo Sigillo, che più di qualsiasi altra mi dà la dimensione di ciò che significa ricordare, sapere di aver vissuto:

Lo ricorderò, questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri visi su cui discende la sera, Michael che dorme sul carro, Jof e la sua lira… cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare. E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere.

(
Antonius Block/Max Von Sidow prima di incontrare la Morte per giocare l'ultima partita. Quella fatale.)

4 commenti:

ignipott ha detto...

...scorrevole ed interessante il tuo stile...
scrivo poesie e cazzeggio volentieri... se ti va di leggere qualcosa di mio passa da "casa" mia!

ignipott.blogspot.com

ciaociao.

Anonimo ha detto...

accidenti, ti avevo scritto ieri, ma pare sia andato perso.
:__(

bhe niente, sono venuto qui quando ho saputo di bergman.

ciao giulia,

marco

todomodo ha detto...

Io ci pensavo qualche mese fa, e mi domandavo quando si sarebbe cimentato in una nuova prova. E invece niente, non abbiam fatto in tempo a veder nulla -__-'
Antonioni idem. E invece a Natale i vanzinaboldiecompagnia varia produrranno altre nefandezze.

Aletsio ha detto...

"Il posto delle fragole" è uno dei film più belli che abbia mai visto *__*

Mi associo al saluto al grande Bergman.