lunedì 30 luglio 2007

Il bell'anatroccolo

Rifacendomi ad un post di Laura sul suo blog, ecco a voi la mia 'faccina da blogger'.
Una volta ero bella. Una volta avevo i capelli corti e ricci.
Una volta ero la bambina più fotogenica del mondo. :D

Quasi duenne (agosto '88)

A 10 mesi (luglio '87)

A 5 mesi (marzo '87)


Scopri le differenze fra ieri e oggi.

Bye bye Ingmar

La prima volta che ho visto un film di Bergman ero bambina: i miei genitori avevano registrato dalla televisione Il flauto magico, versione cinematografica-musicale della celeberrima opera mozartiana.


Il film si svolgeva come uno spettacolo teatrale, e all'inizio la cinepresa inquadrava visi di spettatori in attesa. Tutti diversi, tutti ansiosi di assistere allo spettacolo.
Bergman amava il teatro. Più del cinema. Di quel primo film mi rimase impressa l'inizio del secondo atto: Pamina che dorme, Monostato che canta vorrebbe toccarla, possederla, ma viene cacciato da Astrifiammante, Regina della Notte e madre della giovane.
Le m
ani scorrono sul corpo di Pamina addormentata senza mai toccarla, ma è tangibile il desiderio, mentre Monostato canta Alles fühlt der Liebe Freuden.
Mi sento Pamina, per la prima volta in vita mia.

All'epoca non sapevo che si trattasse di un film di Bergman. Non sapevo chi fosse Bergman, in effetti.
Poi sono arrivati i miei diciotto anni, e Il posto delle fragole ha fatto capolino nella mia vita.
Quel vecchio bisbetico ed egoista, quella trama a cavallo fra sogno e realtà, quelle fragole in giardino con la cugina da lui amata.


Fu colpo di fulmine.
Uno di quegli innamoramenti istantanei che mi prendono solo in presenza di film dolceamari, malinconicamente nostalgici e meravigliosamente diretti.

In seguito, sono arrivati Sussurri e grida, Il settimo sigillo, Persona.
E tanti altri suoi capolavori seguiranno.

Proprio pochi giorni fa, riflettendo sui miei registi del cuore, pensai che Bergman era ancora in vita e che quindi avrebbe regalato al mondo ancora tanti prodotti del suo talento.
Stamattina, pensando al fatto che i lavori creativi mantengono giovani, ho appreso la notizia della sua morte, così, come nel 2004 seppi della morte di Ingrid Thulin, novantaduenne musa del regista.

Pian piano, l'universo cinematografico di Ingmar si sta dissolvendo.
I suoi attori e lui con loro.
Ma lascia un'eredità straordinaria, di visionarietà, poesia in immagini, fermo immagini indimenticabili.
Chi potrà dimenticare l'interminabile partita a scacchi fra il Cavaliere e la Morte e la danza macabra sulle colline del Settimo sigillo, o l'allattamento simbolico di Sussurri e Grida?






Bergman è entrato nel nostro immaginario.
Nell'immaginario dei cinefili più accaniti e affezionati, certo, ma le sue immagini sono abbastanza potenti per raggiungere, e turbare, tutti noi.

Per quanto mi riguarda, amo ricordarlo con una battuta citata dal Settimo Sigillo, che più di qualsiasi altra mi dà la dimensione di ciò che significa ricordare, sapere di aver vissuto:

Lo ricorderò, questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri visi su cui discende la sera, Michael che dorme sul carro, Jof e la sua lira… cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare. E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere.

(
Antonius Block/Max Von Sidow prima di incontrare la Morte per giocare l'ultima partita. Quella fatale.)

giovedì 26 luglio 2007

Bei sensitivi, i gatti

Pubblicità vivente

Ieri 25 luglio, grande trionfale incasinata apertura del nuovo Centro Commerciale di Porta di Roma, nella zona nella quale abito io.
Fin da mesi prima, numerose agenzie di recruiting hostess e promoter erano al lavoro per conto dei numerosissimi punti vendita del nuovo colosso, il più grande d'Europa, secondo i giornali.

E, indovinate un po', sono stata catturata nella rete anch'io.
Datore di lavoro: profumeria Gardenia, piano terra del centro commerciale.
La mansione è stata la più divertente del mondo: limitarsi a girare per negozi in mezzo ad avventori assetati di stirelle a 19 euro con addosso la maglietta e il cappellino del punto vendita, perdendomi fra saldi stellari e casalinghe fameliche, assediata da palloncini dalla forma fallica e bambini e vecchiette alla disperata ricerca di gadget gratuiti.

Lavoro anche il 28: chi volesse venire a trovarmi e si trovasse in zona, sarebbe il benvenuto. :)

martedì 17 luglio 2007

Potter Mania

Dopo una luuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuunga maratona cinematografica in quel dell'attichetto del mio ragazzo, finalmente, ho raggiunto l'acme di pottermania andando a vedere anche il quinto film del piccolograndemago più famoso della letteratura novecentesca.
Sintetizzato in quattro parole, la perdita dell'innocenza.
Un plot che, di pari passo con la crescita del protagonista e dei suoi comprimari, si fa sempre più dark, più disincantato, più thriller psicologico.

Non me lo ricordavo più.
Lo avevo letto nel lontano 2004, poco prima di leggere il sesto e penultimo capitolo della saga, quindi sono andata a vederlo con l'incanto nel cuore di chi sa a malapena ciò che sta per vedere.

Jeanne Rowling è una fattucchiera, altro che HarryPotter.
Ha compiuto l'incanto più grande di qualsiasi altro: avvicinare molti ragazzi, e non solo, alla lettura, realizzando un record di vendite e un successo planetario.
Dicasi questa intelligenza, nonchè talento letterario.
Se non si trattasse di una donna, molti critici e lettori scettici si rassegnerebbero a riconoscere quel magico talento che prende anche loro per incantamento e quella vendibilità che sono entrambe qualità necessarie di un libro.

Quelli che snobbano la Rowling e la sua creatura letteraria si rassegnino.

domenica 8 luglio 2007

Una frase per la vita


"Non puoi aspettarti che gli eventi che desideri ti piovano dal cielo.

Devi provocarli"
(Katharine Parker/Sigourney Weaver a Tess McGill/Melanie Griffith in Una donna in carriera)

domenica 1 luglio 2007

All by myself - Cronaca di un padre inesistente

C'era una volta un padre.
Un padre intermittente ma indimenticabile, quando c'era.
Che mi faceva ballare ancora neonata al ritmo di musiche arabe, che mi portava bimbetta curiosa allo zoo di Villa Borghese - oggi Bioparco - e mi comprava arachidi da offrire a scimmie consenzienti in delirio.
Un padre che mi portava in giro come un trofeo, e forse come un simbolo della sua non convenzionale - mascolinità.
Quello che mi ha regalato il Brasile, e l'opportunità di un viaggio che ha cambiato la mia vita.
Che fine ha fatto?

Che ne abbia definitivamente preso il posto questo panciuto signore oltreicinquanta che mi ritrovo di fronte?
Quello che lo ha rimpiazzato non fa che farsi schermo di tutte le cose - tante e materiali, dalle porcellane ai libri - e di tutte le persone - poche e deboli - che gli capitano a tiro.
Che siano esse un fragile e accondiscente compagno di vita, o una sorella/mamma un po' morbosa.
Di una figlia fantoccio no, non potrà mai farsi schermo.

La figlia, che lo ama, lo giudica.
Lo giudica come si giudica un estraneo.
E vede tanto menefreghismo non voluto, tanta pigrizia, tanta routine, tanto lasciarcorrere, tanto nonvolersapere, tanto averegliocchifoderatidiprosciutto.

Sono tempi duri, per noi e per lui.
Ma quelli che lui definisce 'tempi duri' sono tempi che sanno di frutta tropicale, dispense ricolme di cibo, frigoriferi sul punto di esplodere inno al consumismo più sfrenato.
Sì, ho un padre che piange povertà anche quando si ciba di carni argentine DOP e compra aceti balsamici invecchiati minimo trent'anni.
Non sa cosa voglia dire la povertà, ne' tanto meno la necessità, e le uniche necessità che si preoccupa di soddisfare sono le proprie.

Era da tre settimane che non lo vedevo, complici gli esami e la prospettiva ben più seducente di passare del tempo con Denis.
Oggi ho pensato di venire, per vedere come sta, fargli un saluto, salutare anche Paolo - vedere mio padre senza il suo compagno sarebbe impensabile: già me lo immagino, come quelle poche volte che è capitato, attaccato come un pupo al cordone ombelicale del cellulare e/o intento a contemplare ad una distanza di massimo 5 cm dagli occhiali un giornale.
Non importa quale, bastatenersioccupati.
Arrivo trafelata - no, non è contemplabile nemmeno lontanamente l'idea che possiamo vederci fuori dalla sua torre d'avorio: il suo culo è ormai affezionato alla durezza del divano del soggiorno - lo saluto, un rapido bacetto quasi impercettibile, e già sono invisibile.

Perchè avverto sempre più mio padre come un estraneo anaffettivo e rompicoglioni?
Perchè non posso riavere il padre che mi raccontava le straordinarie avventure di Papà Fragolone e Mamma Fragolona prima di rimboccarmi le coperte la sera?
Almeno, una volta a settimana, potrei riappropriarmi di un pezzetto felice di infanzia, anche se non mi è possibile appropriarmi di momenti attuali degni di essere ricordati in futuro.

Mi accorgo solo ora di essere completamente indipendente da lui.
Economicamente, affettivamente, intellettualmente.
Quasi tutto quello che sono, e che comprendo, lo devo a mia madre e a me stessa.
Lui, nella maggior parte dei casi, di suo ci ha messo il portafogli e la presenza nei momenti più felici, quando essere presente non costava nulla.
E quello che sono diventata, e che sarò ancora, sarà qualcosa di cui lui non potrà mai gloriarsi, in futuro.
Chissà se ne sentirà la mancanza, di quella piccola Giulia che è cresciuta.