domenica 1 luglio 2007

All by myself - Cronaca di un padre inesistente

C'era una volta un padre.
Un padre intermittente ma indimenticabile, quando c'era.
Che mi faceva ballare ancora neonata al ritmo di musiche arabe, che mi portava bimbetta curiosa allo zoo di Villa Borghese - oggi Bioparco - e mi comprava arachidi da offrire a scimmie consenzienti in delirio.
Un padre che mi portava in giro come un trofeo, e forse come un simbolo della sua non convenzionale - mascolinità.
Quello che mi ha regalato il Brasile, e l'opportunità di un viaggio che ha cambiato la mia vita.
Che fine ha fatto?

Che ne abbia definitivamente preso il posto questo panciuto signore oltreicinquanta che mi ritrovo di fronte?
Quello che lo ha rimpiazzato non fa che farsi schermo di tutte le cose - tante e materiali, dalle porcellane ai libri - e di tutte le persone - poche e deboli - che gli capitano a tiro.
Che siano esse un fragile e accondiscente compagno di vita, o una sorella/mamma un po' morbosa.
Di una figlia fantoccio no, non potrà mai farsi schermo.

La figlia, che lo ama, lo giudica.
Lo giudica come si giudica un estraneo.
E vede tanto menefreghismo non voluto, tanta pigrizia, tanta routine, tanto lasciarcorrere, tanto nonvolersapere, tanto averegliocchifoderatidiprosciutto.

Sono tempi duri, per noi e per lui.
Ma quelli che lui definisce 'tempi duri' sono tempi che sanno di frutta tropicale, dispense ricolme di cibo, frigoriferi sul punto di esplodere inno al consumismo più sfrenato.
Sì, ho un padre che piange povertà anche quando si ciba di carni argentine DOP e compra aceti balsamici invecchiati minimo trent'anni.
Non sa cosa voglia dire la povertà, ne' tanto meno la necessità, e le uniche necessità che si preoccupa di soddisfare sono le proprie.

Era da tre settimane che non lo vedevo, complici gli esami e la prospettiva ben più seducente di passare del tempo con Denis.
Oggi ho pensato di venire, per vedere come sta, fargli un saluto, salutare anche Paolo - vedere mio padre senza il suo compagno sarebbe impensabile: già me lo immagino, come quelle poche volte che è capitato, attaccato come un pupo al cordone ombelicale del cellulare e/o intento a contemplare ad una distanza di massimo 5 cm dagli occhiali un giornale.
Non importa quale, bastatenersioccupati.
Arrivo trafelata - no, non è contemplabile nemmeno lontanamente l'idea che possiamo vederci fuori dalla sua torre d'avorio: il suo culo è ormai affezionato alla durezza del divano del soggiorno - lo saluto, un rapido bacetto quasi impercettibile, e già sono invisibile.

Perchè avverto sempre più mio padre come un estraneo anaffettivo e rompicoglioni?
Perchè non posso riavere il padre che mi raccontava le straordinarie avventure di Papà Fragolone e Mamma Fragolona prima di rimboccarmi le coperte la sera?
Almeno, una volta a settimana, potrei riappropriarmi di un pezzetto felice di infanzia, anche se non mi è possibile appropriarmi di momenti attuali degni di essere ricordati in futuro.

Mi accorgo solo ora di essere completamente indipendente da lui.
Economicamente, affettivamente, intellettualmente.
Quasi tutto quello che sono, e che comprendo, lo devo a mia madre e a me stessa.
Lui, nella maggior parte dei casi, di suo ci ha messo il portafogli e la presenza nei momenti più felici, quando essere presente non costava nulla.
E quello che sono diventata, e che sarò ancora, sarà qualcosa di cui lui non potrà mai gloriarsi, in futuro.
Chissà se ne sentirà la mancanza, di quella piccola Giulia che è cresciuta.

6 commenti:

RobAlferi ha detto...

Fare i conti con quel che si è... questo è il passo più difficile.
Ovviamente dall'esterno non sono in grado di capire, figuriamoci, non potrei azzardare un'opinione. Il punto però è questo... capire cosa si è, essere in grado di prendere in mano una foto nostra di... non so... 10 anni fa... e virtualmente congratularsi per quel che si è diventati, o chiedere scusa all'immagine di ciò che siamo stati, un'immagine che prometteva tanto bene e che poi per qualche motivo non si è trasformata in quel che siamo oggi.
Questo dovremmo farlo tutti, e forse tu lo hai appena fatto, hai visto la tua foto di anni fa, e deciso che la maniera in cui questa si è sviluppata include alcune persone, altre no.
Sbaglio qualcosa?
R

Giulia ha detto...

No.
Ho guardato la sua foto, e gli ho chiesto perchè è diventato quello che è attualmente.
Io ho già fatto un esame di coscienza di questo tipo.
E posso dirmi contenta di quello che sono diventata.

John Dorian Gray ha detto...

E un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi
che non sono più quei fantastici giorni all'asilo
di giochi, di amici e se ti guardi attorno non scorgi
le cose consuete, ma un vago e indistinto profilo...

E un giorno cammini per strada e ad un tratto comprendi
che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola,
che il mondo là fuori t'aspetta e tu quasi ti arrendi
capendo che a battito a battito è l'età che s'invola...

E tuo padre ti sembra più vecchio e ogni giorno si fa più lontano,
non racconta più favole e ormai non ti prende per mano,
sembra che non capisca i tuoi sogni sempre tesi fra realtà e sperare
e sospesi fra voglie alternate di andare e restare...
di andare e restare...

E un giorno ripensi alla casa e non è più la stessa
in cui lento il tempo sciupavi quand'eri bambina,
in cui ogni oggetto era un simbolo ed una promessa
di cose incredibili e di caffellatte in cucina...

E la stanza coi poster sul muro ed i dischi graffiati
persi in mezzo ai tuoi libri e a regali che neanche ricordi,
sembra quasi il racconto di tanti momenti passati
come il piano studiato e lasciato anni fa su due accordi...

E tuo padre ti sembra annoiato e ogni volta si fa più distratto,
non inventa più giochi e con te sta perdendo il contatto...
E tua madre lontana e presente sui tuoi sogni ha da fare e da dire,
ma può darsi non riesca a sapere che sogni gestire...
che sogni gestire...

Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro,
capirai che altra gente si è fatta le stesse domande,
che non c'è solo il dolce ad attenderti, ma molto d'amaro
e non è senza un prezzo salato diventare grande...

I tuoi dischi, i tuoi poster saranno per sempre scordati,
lascerai sorridendo svanire i tuoi miti felici
come oggetti di bimba, lontani ed impolverati,
troverai nuove strade, altri scopi ed avrai nuovi amici...

Sentirai che tuo padre ti è uguale, lo vedrai un po' folle, un po' saggio
nello spendere sempre ugualmente paura e coraggio,
la paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato,
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "

Giulia ha detto...

Bellissimo testo, anche se non esprime esattamente la mia situazione :)

John Dorian Gray ha detto...

Nessuna canzone potrà mai ricalcare esattamente una situazione, una vita, oltre quella che narra. Sarebbe come dire che le esistenze possono eguagliarsi così bene da non poterle distinguere, e, anzi, canonizzarle. Mi piace pensare che ogni vita è a sè, che ogni situazione può essere simile, e ricordare, altre situazioni, ma non essere mai identica.

Matteo ha detto...

"Mi sono moltiplicato per sentire,
per sentirmi, ho dovuto sentire tutto,
sono straripato, non ho fatto altro che traboccarmi,
e in ogni angolo della mia anima c'è un altare a un dio differente."

questo è ciò che mi è saltato alla mente leggendo il tuo intervento...scusa, ma, passavo di qua e mi son lasciato trascinare dalle parole saltando i convenevoli...BUONASERA :O)

E' voce di rabbia, l'inno ad un Dio caduto quello che si alza da queste righe, una delusione profonda mista ad orgoglio ferito...in cosa, perchè...?! Esseri umani, siamo, e se a volte rabbia ed orgoglio offuscano le nostre menti, questo non significa che una falsa divinità non sia altro che un essere umano che ha bisogno d'essere trattato come tale...pensare di tornar a "quel giorno" è illusione e prinicipio di un cambiamento in noi e non in chi ci sta intorno..."E quello che sono diventata, e che sarò ancora, sarà qualcosa di cui lui non potrà mai gloriarsi, in futuro"...E' forte questa frase, intrisa di ciò che chi ti ha amato e forse ti ama ancora non si merita...

Ti prego di non prendere queste mie parole come un giudizio gratuito ma semplici impressioni di chi, trasportato dal vento, si è posato, solo per un attimo su uno scorcio di vita...