martedì 24 aprile 2007

Cinghiali, fichi d'india e maaaaare

In questi giorni di deprivation informatiche, ho fantasticato sulle, ormai, vicine vacanze estive.
E' da tre anni che non calpesto la mia terra d'origine, quella Sardegna tanto ambita un tempo da Ulisse e oggi da Lele Mora.
Quell'inesprimibile profumo di fiori secchi ed erbe marine
che identico l'ho sentito solo in Brasile, al passaggio del Tropico del Capricorno
quel vento entrarmi dentro mentre l'automobile sfreccia lontano da Golfo Aranci
la mia Zacinto
quelle strade
tortuose come solo in Sardegna possono essere
quelle rocce aspre brulle selvagge
quasi carsiche
e attorno alberi dalla corteccia vissuta
tronchi nodosi e pascoli di capre.
Quella rotatoria
che ti da' la certezza di essere ormai arrivata
quando appare come per magia l'insegna
e imbocchi una salita piena di case
giungendo in una stradina che case non ha
ma solo la tua
si', quella semidiroccata con il posto in prima fila per lo spettacolo piu' strabiliante che ci sia.
Quella che ha per vicina di casa una fattoria con annesso cinghiale simpaticissimo
e gatti dall'aria equivoca.
Sotto di noi, una ripida e il mare
quel mare che si gusta da lontano come da vicino
il verde che sfuma nel blu.

A piedi verso la spiaggia.
In mezzo alle macchine
che guardano dall'alto dei propri comfort
una giovane con gambe lunghe, passo affrettato
e pareo blu oltremare
avanzare come una valchiria.

La mattina presto,
sola con i gabbiani.
Piu' tardi, ne resteranno solo le orme sulla sabbia.

Sogno un'estate con pollice alzato
e automobilisti misericordiosi
una sexy compagnia veneta
e le setteemezza del mattino in riva al mare.

PS: non si e' capito abbastanza che quest'anno voglio tornare in Sardegna, vero?

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