domenica 18 marzo 2007

Monologo sul giornalismo

Inserisco, come primo post di apertura di questo blog, qualcosa che ho scritto per il mio blog su Bloggers:

In questi giorni sto meditando profondamente sul mio futuro lavorativo, che da bambinetta precoce che son stata, avevo più o meno chiaro dalla tenera età di 7 anni.
ScrivereScrivereScrivereScrivereScrivereScrivereScrivereScrivereScrivere.
Scrittrice? Forse, ma di cosa? Storie fantastiche? Storie realistiche?
Ci vuole un certo raziocinio anche per un uso sapiente dell'immaginazione fervida che mi ritrovo.
Il mio raziocinio è forse eccessivo?
Giornalista? Probabile.

In questi giorni, persone che stimo sputano e hanno sputato veleno sul proprio lavoro da giornalisti, sul precariato, sulle paghe da fame, sull'eccessiva liberalizzazione e dequalificazione del Mestiere, quello con la M maiuscola.
Uno dei mestieri più difficili, da tempo in crisi nera.
Vi sottopongo i dati dei quali sono venuta a conoscenza grazie all'ottimo settimanale Left sull'esercito di precari e sul tariffario previsto e quello effettivamente adottato: vengono messi a confronto il tariffario dell'Ordine con quello di un noto quotidiano gratuito, E Polis, che leggo assiduamente e apprezzo per la qualità degli articoli e per alcune voci di razza - Ritanna Armeni, per fare un nome più o meno noto - che vi scrivono, fissi o a turno.

La notizia flash - per intenderci, quella dell'agenzia di stampa - è valutata dall'Ordine dei Giornalisti 29 euro: ne' troppo ne' poco, un equo prezzo per una notizia che deve essere data nel minor spazio e tempo possibile, e ciò presuppone una prontezza e una capacità di sintesi rare e lodevoli.E Polis riconosce alla notizia breve 3 euro ridicolmente simbolici.Per non parlare di articoli e inchieste, che richiedono approfondita - e paziente - ricerca di fonti: nel primo caso, l'Ordine riconosce un valore di minimo 148, E Polis paga 8 euro; nel secondo, l'Ordine riconosce un valore di minimo 214 euro, E Polis paga 18 euro.
Almeno dieci volte tanto.
Per un prodotto che poi, spesso, è qualitativamente all'altezza o quasi di articoli su giornali a pagamento assai più blasonati.
Ridicolo.

Secondo E Polis e secondo la stragrande maggioranza di giornalisti ed editori intervistati sul presente e sul futuro del giornalismo, io sarei condannata a vivere di due lavori, dei quali uno che coprirebbe le spese del mio traffico telefonico, e l'altro che mi permetterebbe, seppur con qualche arrancamento, di pagarmi un affitto in un appartamento decoroso.
Sempre che trovi l'uno e l'altro.Sono condannata all'eterna condizione di freelance sottopagata, che vale circa 500 euro al mese se va bene, o in alternativa alla condizione certo meno seducente di giornalista pubblicista che versa sì i contributi al Casagit e ha diritto di richiedere una pensione - da fame, come quasi tutti i professionisti al giorno d'oggi - ma è vincolata mani e piedi all'Ordine e, per diventare tale, è costretta a seguire un iter talmente burocratizzato da scoraggiare chiunque in partenza.

La mia unica possibilità di diventare una giornalista come ho sempre sognato che fossero i giornalisti - ben pagati, indipendenti, agevolati da molti punti di vista malgrado sempre in giro a sbattersi da una parte all'altra - sarebbe diventare una quotatissima reporter estera - il mio sogno - oppure diventare una cosiddetta 'articolo 1', vale a dire una caporedattrice, figura professionale che guadagna tranquillamente 2200 euro al mese e anche di più.
Ma, sebbene ci siano in me sufficiente energia e talento 'potenziale' per raggiungere mete anche molto ambiziose, entrano in campo i seguenti fattori: determinazione vera e autentica, una genuina botta di culo - perdonatemi la licenza - e la discriminazione sessuale.

Già, perchè non sono del tutto sicura che, in un campo competitivo e fondato sull'aggressività come il giornalismo, non ci sia discriminazione sessuale nei riguardi delle donne, malgrado come dice Paolo Serventi Longhi "il giornalismo sia diventato una faccenda femminile".
Ma le donne sono davvero trattate come gli uomini? E se sono belle?
Il giornalismo televisivo ci insegna che a volte sono sottovalutate anche quando molto brave, come accaduto alla splendida e brava Rula Jebreal, giornalista di punta su La7.
L'Annunziata, molto brava e poco attraente, di contro è subito additata come modello assoluto di giornalismo e reportagismo femminile.
Ci sono poi giornaliste gradevolissime e in gamba come Daria Bignardi e Ritanna Armenni: donne forti, di spessore, ma presentate in modo garbato e pacato, forse perchè da donne affascinanti non possono permettersi la provocazione caustica e manifesta dell'Annunziata, mattatrice per vocazione, e per questo molto considerata professionalmente.
C'est la vie.

Comunque, tirando le fila di questo monologo fitto di dati, per lo più scoraggianti, voglio io in tutta franchezza fare la giornalista? Sì dico sì voglio sì.
E che giornalismo sia.

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